Firenze – Il Ballet Preljocaj è di scena domani con Empty Moves (parts I, II & III), opera in cui il celebre coreografo francese Angelin Preljocaj spinge più lontano l’astrazione ponendosi in dialogo con la filosofia del compositore americano John Cage.
Empty moves (Parts I, II & III) di Angelin Preljocaj poggia sulla registrazione di Empty words di John Cage avvenuta a Milano nel 1977. Il materiale sonoro creato dal compositore americano e le reazioni ostili degli spettatori dell’epoca sono diventate la partitura della coreografia di Preljocaj che, partendo dallo stesso principio di costruzione non narrativa, consegna alle tre pièce (create in più tempi) una sbalorditiva ricerca sul movimento. Il coreografo crea gesti frammentari che, poco a poco, entrano in risonanza con la tempesta di parole che squarciano il silenzio; prendono velocità e intensità e si accumulano gli uni sugli altri fino a diventare movimento fluido, corrispondenze segrete, irruzioni nello spazio. I danzatori si muovono nell’imponderabile, con disequilibri sorprendenti, raffinate asimmetrie e un’innegabile fragranza di serena sensualità.
Creata in più tempi (la parte I nel 2004, la II nel 2007 e la III nel 2014), la pièce si poggia sulla registrazione della performance del compositore americano avvenuta a Milano nel 1977. In Empty words la voce nuda di Cage declama imperturbabilmente parole e suoni sotto gli scherni del pubblico. Una ricerca estetica che manifesta la calma radicalità di un gesto artistico di fronte all’eco spietata del pubblico. Il materiale sonoro creato da Cage e le reazioni ostili degli spettatori dell’epoca (invettive, proteste, brusii) sono diventate la partitura della coreografia di Preljocaj che, partendo dallo stesso principio di costruzione non narrativa e di composizione complessa, consegna a queste tre pièce una sbalorditiva ricerca sul movimento.
Il coreografo francese crea gesti frammentari che, poco a poco, entrano in risonanza con la tempesta di parole che squarciano il silenzio. Prendono velocità e intensità e si accumulano gli uni sugli altri fino a diventare movimento fluido, corrispondenze segrete, irruzioni nello spazio. Non c’è altro che il movimento, proiettato nel vuoto cosmico che riempie la scena della propria presenza. I danzatori possono dunque lentamente muoversi nell’imponderabile, con i loro disequilibri sorprendenti, le loro raffinate asimmetrie e un’innegabile fragranza di serena sensualità.