Newcastle – Nell’antica tradizione italiana (quella moderna non è molto rilevante) quando un mecenate – benefattore donava qualcosa, per lo più alla Chiesa, .tipo una cappella o un’opera d’arte, è segno che aveva qualcosa da farsi perdonare da Dio o dagli uomini. In Gran Bretagna forse c’era più laicità o orgoglio civico e i ricchi fondavano piccoli o grandi musei. Il signor Alexander Laing (1828-1905), proprietario di una grande fabbrica di alcoolici, nel 1900, per festeggiare i 50 anni della propria fortunata attività, decise di finanziare la costruzione di un edificio, destinato a museo, per la sua città: Newcastle upon Tyne.
Incaricò un prestigioso architetto che costruì un palazzo in tipico, quanto indecifrabile, stile inglese, fra il neo barocco e il liberty. Laing non era per nulla un collezionista d’arte, ma voleva lasciare una nobile memoria di sé (che non fosse, evidentemente, quella di ubriacatore di tutto l’U.K !) e sperò, .a ragione visto i risultati, che i suoi concittadini avrebbero contribuito a riempire quelle sale con donazioni di dipinti e oggetti di valore. E così fu. All’inaugurazione, nel 1904, il primo piano della galleria era quasi al completo con opere prestate da collezioni di altre città.
Ora, a distanza di oltre un secolo, Newcastle ha la sua bella galleria d’arte, nel frattempo ampliata, con opere di importanza più unica che rara come quelle del movimento dei preraffaelliti , Pre-Raphaelite brotherhood, fondato nel 1848 il cui gusto, che voleva il ritorno all’arte priva di formalismo,.secondo loro, più spontanea e semplice della pittura italiana precedente Raffaello. I maggiori rappresentanti di questa “maniera”, malgrado le loro intenzioni., sono concentrati proprio nella Laing Gallery.
Basti citare il “Love in Idleness” o Love’s Votaries ( Sacerdotesse dell’amore) di Lawrence Alma –Tadema , una delle opere più universalmente famose di quello stile-e ideologia, con l’accostamento della memoria imperiale romana a quella britannica vittoriana. Altrettanto significativo la Laus Veneris di Burnes-Jones , il grande quadro ispirato alla leggenda medievale del Tannhauser, poi musicata da Richard Wagner. Altro straordinario e notissimo dipinto della Galleria è l’ “Isabella and Pot of Basil”, di W. Holman Hunt, soggetto tratto dalla novella del Decameron, “Lisabetta da Messina”, e successivamente ripreso da Keats nell’omonimo poema , uno dei più bei quadri dell’Ottocento inglese .
Un discorso a parte varrebbero le vetrate dell’edificio, per lo più di soggetto allegorico, come The marriage of arts , di J. Edgar Mitchell, opera di grande valore , oltre che artistico, artigianale, montata per l’inaugurazione della Galleria nel 1904, di gusto liberty, ma anche testimonianza di una tradizione manifatturiera dell’arte del vetro, ancora viva nella regione del Tyne.
L’interesse del relativamente piccolo museo non finisce qui : una prossima puntata potrebbe riguardare la sezione di dipinti del Northern Spirit, con testimonianze della dura vita della working class nel nord-est della Gran Bretagna.
Foto: www.topofart.com