Prato – Nelle buone intenzioni del governo Renzi il varo della legge per spingere le Bcc ad aggregarsi in un unico polo finanziario, con la creazione di una sola holding nazionale per tenere insieme quasi tutte le banche di credito cooperativo, con un patrimonio di 20 miliardi di euro, fu fatto per rendere ancora più forte il credito cooperativo e resistente all’urto delle crisi bancarie. Una riforma per allargare quella rete di protezione a vantaggio delle Bcc, realtà bancarie molto legate al territorio, per cui “se quel territorio va in crisi,non deve andarci di mezzo la banca.”
Un’uscita che alla Banca toscana, secondo indiscrezioni, oltre al pagamento del bond da 20 milioni di euro concessole da Cassa Centrale a tassi molto vantaggiosi, dovrebbe costarle un caro prezzo per i conti di un’azione legale dagli esiti difficilmente prevedibili. È di qualche giorno fa, infine un comunicato con cui i vertici di ChiantiBanca, per mezzo di una lettera dal tono più conciliante, intendono convocare un’assemblea straordinaria per convincere i Soci a riportare ChiantiBanca all’interno di ICCREA ribaltando la scelta voluta dagli stessi Soci qualche mese prima per CCB.
A quanto pare il nuovo presidente di ChiantiBanca, Cristiano Iacopozzi, (contrariamente a quanto espresso da 3.500 Soci) è convinto che la scelta più giusta sia ICCREA e non Cassa Centrale, ma dovrà vedersela con tutti quei soci-azionisti che non sembrano disposti a stare a guardare e hanno annunciato ricorsi.
Comunque vadano le cose e, indipendentemente dalla scelta di una delle due holding che ChiantiBanca farà nel prossimo futuro, resta la consapevolezza in chi osserva, sia dall’interno che dall’esterno, che la banca fiore all’occhiello del territorio ha messo in gioco la sua credibilità.