Gessi rossi e cava Bartolina, dal Comitato un progetto per un grande lago

Roccastrada – Un’assemblea per capire, far capire, informare ed informarsi, ma soprattutto per dare una soluzione concreta alla questione che s’incentra sull’uso della cava Bartolina, lungo il corso del fiume Bruna. Cava che, come più volte richiamato su questo giornale, rischia di essere utilizzata come sito di stoccaggio degli ormai noti “gessi rossi”. L’incontro di ieri sera si è tenuto a Ribolla, nel comune di Roccastrada, ed è stato organizzato dal Comitato per la Difesa del Fiume Bruna, e non è che la prima di una serie di assemblee pubbliche, nel calendario del Comitato. nel Comune di Roccastrada, a Ribolla.
In una sala piena di cittadini ed agricoltori del luogo, sono convenuti anche importanti dirigenti della CIA, Coldiretti e Unione Agricoltori, oltre ai rappresentanti dei comuni di Roccastrada e Castiglione della Pescaia.
Gli argomenti affrontati sono stati molti, ma in particolare l’interesse si è acceso intorno alla delibera n. 37 dell’11 settembre, “con cui – spiegano dal Comitato – la Regione Toscana ha approvato la relazione finale del Dibattito Pubblico, organizzato dal Comune di Gavorrano insieme alla Huntsman per individuare il sito di stoccaggio dei gessi rossi”.
Alla luce delle perizie allegate allo stesso dibattito, il Comitato si chiede “perché, nonostante i gravi rischi idrogeologici, ampiamente sottolineati nelle perizie allegate, la Cava Bartolina venga ancora considerata un candidato “papabile”, anche considerando che esistono in Toscana oltre 1.200 cave abbandonate”.

D’altro canto, il professor Salleolini, a suo tempo incaricato dagli organizzatori del Dibattito (quindi Gavorrano Tioxide e Toscana) ha richiamato la perizia Rocchi (agosto 2009). La perizia tecnica mette in risalto “il grado elevato di fratturazione delle rocce e della presenza di acqua che fuoriesce da alcune fratture, in diretto collegamento con la falda del fiume Bruna”. Insomma, un sito che “fa acqua”, al di là di metafora, e che dunque non sembrerebbe proprio adatto a essere riempito di “terre speciali” come i gessi rossi, ovvero circa 430.000 metri cubi di derivati dalla produzione del biossido di titanio dello stabilimento Huntsmann-Tioxide. I fanghi rossi residuo di tale lavorazioni vengono combinati con altri materiali , quali la marmolina proveniente dallo scarto della lavorazione del marmo di Carrara. I “gessi rossi” così ottenuti, pur avendo una diversa consistenza dei “fanghi rossi”, ne contengono le stesse alte percentuali di solfati, cloruri, metalli e metalli pesanti.

“L’Acquedotto del Fiora ha pozzi di attingimento per uso potabile che captano acque delle falde sotterranee alimentate anche dallo stesso fiume Bruna, nel territorio di Grosseto e Castiglione – ricordano dal Comitato – numerosissimi sono poi i pozzi ad uso irriguo e domestico, in Roccastrada, Gavorrano, Grosseto e Castiglione della Pescaia, a valle del sito Bartolina, che captano acque da falde, superficiali e profonde, direttamente alimentate dal Fiume Bruna. A ciò si aggiunge che il Fiume Bruna attraversa nel suo percorso numerosissime aziende agricole, alcune di rilevanza nazionale, nonché la Riserva della Diaccia Botrona, per poi sfociare in una delle spiagge più visitate della Regione”.

Eppure, dalla cava abbandonata potrebbe invece provenire non solo un incdntivo alla bellezza e alla magia di quei luoghi, ma anche un utile strumento contro una siccità che diventerà sempre più strutturale, visto i cambiamenti climatici in corso: ovvero un bellissimo lago. Il progetto è stato presentato nel corso dell’assemblea pubblica, e prevede un investimento minimo con un risultato massimo, sia per l’ambiente che per l’economia di quei luoghi. “Per tutti questi motivi, il Comitato ha avviato l’inoltro di istanze formali nei confronti della P.A., al fine di aprire un dialogo sull’argomento, cui faranno eventualmente seguito le necessarie diffide e ricorsi” dicono dal Comitato.
Al fine dell’apertura del dibattito che il Comitato vuole attuare con la Regione, i cittadino stanno anche provvedendo “alla realizzazione di una mappatura dei pozzi della piana con relative certificazioni, oltre a commissionare perizie geochimiche adeguate. Tale attività è finalizzate alle eventuali future valutazioni di risarcimento e di responsabilità, in tutte le sedi competenti”. Ma non sarà necessario giungere a tanto, concludono i cittadini, in quanto confidano “in un esito positivo del dialogo con l’Amministrazione, affinché venga trovata una soluzione più consona alle necessità del caso, senza creare lacerazioni nel territorio”.

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