Indagine sul lupo, richiamo anche al prelievo selettivo nel documento finale

Firenze – Oggi, in consiglio regionale, è stato il lupo  a essere il protagonista indiscusso di un dibattito che si è scatenato attorno alla relazione conclusiva che illustrava i risultati di un’indagine conoscitiva. In assenza di altri predatori con cui sparitre il territorio, infatti, è il lupo, per l’esattezza il lupo appenninico, a farla da padrone in Toscana. Un problema per alcuni, una irrinunciabile presenza per altri, tant’è vero che la relazione ha portato, oltre al documento votato dalla maggioranza, anche a due posizioni opposte: quella del M5S, che pur condividendo il documento  se ne dissocia per quanto riguarda glli abbattimenti, e il documento alternativo presentato  dalla Lega Nord.

Contrasto al fenomeno dell’ibridazione, prelievo selettivo, protezione degli allevamenti, procedure più veloci per risarcimento danni e superamento della soglia de minimis: sono questi  i punti principali sui quali si è concentrata la relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva sulla proliferazione del lupo in Toscana, presentata dalla seconda commissione e illustrata questa mattina in aula dal consigliere regionale Marco Niccolai(Pd). La richiesta dell’indagine conoscitiva, svolta in commissione Sviluppo economico, presieduta da Gianni Anselmi(Pd), è arrivata dal portavoce dell’opposizione Claudio Borghi(Lega nord) ed è stata accolta con favore dal Partito Democratico anche a seguito dei gravi danni subiti dalle aziende zootecniche toscane.

Il documento, frutto di un lavoro di ricerca e di un’approfondita analisi di carattere tecnico scientifico seguita alla fase di audizioni, traccia un quadro preciso della situazione anche grazie ai contributi di varie amministrazioni locali e delle forze economiche e sociali del territorio regionale. Dal testo emerge l’esigenza che la politica assuma piena coscienza dei problemi di sicurezza e di convivenza con la popolazione che la proliferazione del lupo pone nel territorio della nostra Regione. La questione non riguarda solo l’attività agricola e allevatoriale, ma anche il rapporto con la popolazione in un numero crescente di aree della Toscana.

Tra le criticità evidenziate, Niccolai ha parlato dell’eccessiva “presenza di ibridi, un problema sia dal punto di vista etologico sia rispetto alle dinamiche di gestione del territorio in rapporto alle attività antropiche”. Da un monitoraggio effettuato dal centro interuniversitario studi faunistici, sono stati censiti in Toscana 108 gruppi riproduttivi, dei quali 22 con soggetti ibridi. A questi devono essere aggiunti gli individui erratici, per un totale di circa 500/550 esemplari.
Riguardo alla cattura dei soggetti ibridi, il consigliere regionale ha fatto presente che i risultati non sono stati soddisfacenti, infatti “in due stagioni di cattura sono stati rimossi dal territorio solo una decina di soggetti, sterilizzati e avviati a centri di captivazione abilitati, con costi elevati”.

Nella relazione si parla poi della necessità di rafforzare il contrasto al fenomeno dell’ibridazione anche con azioni più incisive in ordine al numero delle catture, dunque come forma di conservazione della purezza genetica della specie lupo, sia come ulteriore azione in termini di sicurezza collettiva. Occorre, inoltre, una più efficace cooperazione tra uffici territoriali regionali e organi ispettivi e di controllo delle amministrazioni statali per verificare le misure di prevenzione già adottate o adottabili dalle aziende più colpite da danni da predazione, supportandole nella loro concreta messa in opera. Infine, si evidenzia la necessità di migliorare l’efficacia delle procedure e dei tempi medi di risarcimento danni da predazione alle aziende per migliorare alcuni strumenti che tutti i soggetti hanno ritenuto utili nella loro ragione ispiratrice e nella concreta attuazione al netto di alcuni aspetti come ad esempio in ordine al possibile ampliamento del campo di applicazione, ai costi delle cure degli animali feriti, ai costi di istruttoria, al tema dello smaltimento delle carcasse.

Niccolai ha ricordato che la “Regione ha messo in campo uno sforzo importante sia per difesa passiva da attacchi con recinzioni sia per il rimborso agli allevatori”, un “impegno pari a 3,2 milioni di euro di cui 800mila per i progetti di difesa passiva degli attacchi fin dal 2014”. “Per i danni da predazione e per la perdita di produzione nel 2014 la Regione ha ricevuto 281 domande e ha dato 530mila euro e nel 2015, 616 domande per 860 mila euro di danni accertati”.
Tra le criticità è emersa la questione del “de minimis”: per i rimborsi non si può superare la soglia dei 15mila euro in tre anni “le aziende non possono essere liquidate per ulteriori danni”.

Nelle conclusioni si ribadisce che “poiché la Regione non ha competenze legislative proprie in ordine a questi temi, vi è la forte necessità di giungere in tempi brevi all’approvazione del ‘Piano nazionale per la tutela e la conservazione del lupo’ con le 22 misure previste, anche quella del prelievo selettivo, in merito al quale la Toscana fornisce  l proprio contributo in termini di idee ed esperienze maturate nel tempo”.
Il Movimento 5 Stelle ha condiviso il documento, discostandosi dal prelievo selettivo mentre il gruppo Lega nord ha presentato un documento diverso.

 

 

 

 

 

 

 

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