Ue, Fitoussi: “La Commissione non ha motivi per punire l’Italia”

Parigi – “Come si può chiedere all’Italia un nuovo piano di austerità? Bisogna essere pazzi”: usa parole particolarmente dure Jean Paul Fitoussi, economista francese di origine tunisina, docente a Parigi e Roma. Già membro del consiglio d’amministrazione di Telecom Italia dal 2004 al 2017 e di quelli di Banca Intesa Sanpaolo dal 2010 al 2016 e, attualmente, di Banca Sella Holding.

Di impostazione  keynesiana Fitoussi si occupa prevalentemente di teorie dell’inflazione, di disoccupazione, di economie aperte e del ruolo delle politiche macroeconomiche. In questa intervista a Stamp Toscana prende posizione a favore di un cambio di marcia radicale delle politiche economiche e finanziarie dell’Unione europea. “Fintanto che non si lascia ai popoli di scegliere la politica e si lascia ai governi un ruolo non politico – dice – il problema non è risolto”.

Ritiene giustificato l’atteggiamento della Commissione nei confronti dell’Italia?

Ma la possiamo prendere sul serio ? Un commissario non ha il diritto di parlare di fascismo nei confronti di un paese membro. Meglio stare zitti. O allora parlare di problemi dell’evoluzione della democrazia. Forse esistono, ma al momento non vi è alcun elemento per dirlo. Nei confronti dell’Italia comunque la Commissione non ha motivi di comportarsi così. Il deficit a 2,4 invece di 2,2% : tanto chiasso per un 0,2% quando altri paesi, come la Francia, lo superano allegramente?

Come spiegare questa posizione?

Penso che si tema che il governo italiano contagi gli altri governi europei. Invece di temere il contagio dovrebbero fare una politica che impedisca il contagio. Come si può chiedere all’Italia un nuovo piano di austerità? Bisogna essere pazzi. Non hanno capito nulla e ritengono da 30 anni che sia la sola dottrina possibile. Un piano di austerità equivale a un harakiri. Proprio mentre si chiede maggiore sensibilità sociale.

Ma l’Italia non ha le sue responsabilità?

Matteo Salvini non è raccomandabile ma è stato eletto. E al momento fa una politica di destra che però non esce dal campo della democrazia. Se l’Europa avesse svolto il suo ruolo prima dell’elezione di questo governo, e non si fosse macchiata della grave colpa di aver lasciato all’Italia l’intero peso dell’immigrazione, non ci sarebbe  da stupirsi se ora loro non vogliono gli immigrati.

Come si è arrivati al confronto?

Non siamo in un clima di razionalità, ma di passioni. Passioni tristi  che convergono a distruggere il sogno di generazioni di persone. Distruzione che appare come ineluttabile solo perché tutti quelli che pensano di contare non sanno guardare altrove e pensano più agli attributi che alla sostanza. Fanno soffrire in nome di una religione e pensano che bisogna imporre penitenza a chi non la rispetta. Questo atteggiamento non può che portare al disamore per l’Europa. Come si può amare chi ti dà continuamente bastonate? Un atteggiamento che fa soffrire tutti i paesi. A cui si reagisce come le donne che subiscono violenza che non protestano mai  perché pensano sempre che sia per colpa loro.

Quali speranze?

Non si affidano incarichi ai peggiori. Non possiamo contare solamente su persone che non sono all’altezza. Cosa vuole che possa succedere se abbiamo responsabili zombie? Quando uno è bravo i risultati sono positivi, come con Mario Draghi (presidente della BCE). Se si mettessero persone brillanti, la situazione sarebbe diversa. Ma i governi hanno paura che facciano loro ombra. Ci sono due teorie: o si assumono persone meno brave perché non facciano ombra o i migliori per imparare da loro. E’ chiaro quale delle due teorie abbia la preferenza.

Come riavvicinare l’UE alla gente?

Troppo tardi. E’  dagli anni ’90 che tormentiamo la gente con criteri e regole che fanno soffrire. Forse ci si potrebbe riuscire rapidamente se tutti i paesi dicessero insieme “merde” e riconoscessero che la legittimità politica appartiene agli stati membri. Ma bisogna fare presto. Il problema è democratico.  Fintanto che non si lascia ai popoli di scegliere la politica e si lascia ai governi un ruolo non politico il problema non è risolto. Stando alle regole europee attuali, i governi non hanno alcun potere. I presidenti o i primi ministri sono  solo dei governatori di provincia. 

E’ pensabile una maggiore integrazione politica? E in che forma?

Si potrebbe pensare a una democrazia federale, inizialmente composta dai 6 paesi fondatori. Anche se tra i sei  è considerevolmente aumentata l’animosità. Tanto che un  giornale tedesco, lo Spiegel, a maggio ha scritto che gli italiani sono dei  fannulloni e dei mendicanti che non sanno neanche dire grazie.  E nel frattempo si sono esacerbate anche le tensioni nazionaliste.

E la Germania?

Non ha il potere, è alla vigilia di una crisi economica. Non è più quella che era. D’altra parte un rallentamento e’ inevitabile, non esiste in natura che un’economia non deceleri mai. Comunque se non le va bene, se ne esca..

E il Parlamento Europeo? Non ha alcun potere. Ora si teme che possa essere a maggioranza  anti europea. Sarebbe un avvertimento salutare alle istituzioni europee.

E allora?

Staremo a vedere. Intanto le società non sono più le stesse. Tra pochi anni Belgio e Francia potrebbero essere a maggioranza musulmana. Non ho niente contro. Voglio solo dire che le tradizioni cambiano e che tra una ventina d’anni il terreno su cui ci muoveremo sarà molto diverso. Intanto la situazione è difficile e al momento l’UE è il paradiso solo per i suoi rappresentanti che godono di magnifici emolumenti esentasse.

Foto: Jean Paul Fitoussi

 

 

 

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