Firenze – Ventate populiste animeranno la campagna elettorale. Reddito di cittadinanza, reddito di dignità…che vengono anche intesi come “surrogato” del reddito da lavoro. Chi propone redditi garantiti dimentica che per contrastare la povertà è stato istituito il REI (reddito d’inclusione sociale) che, certamente, ha necessità di più fondi e di maggiore estensione ma è un impianto ben fatto mirato a chi ha bisogno di aiuto.
Matteo Renzi ha osservato che “in troppi dicono che non importa il lavoro, che basta un reddito di cittadinanza, un reddito di dignità. “ E ha ribadito “niente assistenzialismo, per favore… il lavoro è un diritto, ma anche un dovere. E sta alla base della nostra Costituzione non per caso“.
Parole da sottoscrivere perché richiamano al senso di responsabilità e al fattore di fondo dello sviluppo sostenibile. Ma queste dichiarazioni non faranno presa su una parte dell’elettorato che guarda alle ricette mirabolanti del reddito senza lavoro
Nel prevedere l’esito del referendum del dicembre 2016 avevo scritto che quello sarebbe stato solo il primo atto: la vera ondata populista l’avremmo avuta alle elezioni. Cosa che puntualmente sta accadendo.
Un secondo esempio: in molti chiedono l’abolizione della legge Fornero e soprattutto dell’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita.
Corte dei Conti e Ragioneria generale dello Stato hanno messo in guardia: bloccare il meccanismo di innalzamento dell’età pensionabile avrebbe rischiato di far saltare i conti dell’ INPS (Cit da Repubblica del 9 agosto 2107). Ma oggi si chiede a gran voce di abolire il meccanismo di innalzamento dell’età pensionabile. E nessuno fa presenti il rischio per la tenuta del sistema Inps che ciò potrebbe comportare e che ha portato il Governo ad agire con cautela.
Un terzo esempio: per la ripresa economica quello che aleggia nelle proposte di leader politici di diversa estrazione è un rimedio miracolistico attraverso l’uscita dall’Europa e il ritorno alla moneta nazionale.
Oggi, rispetto a chi parla di legge di stabilità, di compatibilità di bilancio è facile prevedere un’ondata impetuosa a favore di chi promette che il ritorno alla lira porterà abbondanza.. Semplice… basta stampare carta moneta e il gioco è fatto.
A confermare che è ormai in piena corsa la deriva populista c’è anche il fatto che sento un silenzio preoccupante nel centro-sinistra che gioca in difesa mentre dovrebbe lanciarsi all’attacco.
Per la sua collocazione politica centrale il PD può essere una voce più che autorevole se, senza fare allarmismo, intendesse delineare quali scenari farebbero seguito all’uscita dell’Italia dall’euro. A cominciare dalle pensioni, dalle banche, dalla difesa dei redditi reali rispetto a un’inflazione alle stelle.
Ma di ciò non sento nulla. E ci sono troppi silenzi anche sui temi dell’età pensionabile e della priorità del lavoro sull’assistenzialismo.
Se non alza la voce, se non affronta a viso aperto le lusinghe dei populismo il PD andrà verso il suicidio. Esulteranno ovviamente i ceti forti che dallo scenario del dopo-euro si attendono e guadagni formidabili. E’ invece difficile capire l’atteggiamento taciturno della sinistra, dei sindacati
Se fossi il Segretario del PD, non mi stancherei di sottolineare che qui è in gioco la nostra vita e quella dei nostri figli. Basterebbe ricordare cosa stava per accadere alla Grecia prima che decidesse di fare marcia indietro e di restare in Europa. Su questa si potrebbe impostare l’intera campagna elettorale. La popolazione vuole maggior benessere ma più di tutto vuole sicurezza, tranquillità per il futuro. E allora, sarebbe opportuno mettere in guardia sui rischi delle le ricette miracolistiche. (Proprio questi rischi potrebbero divenire il tallone d’Achille dei populismi).
Ma dubito che ciò avverrà.