Firenze – Qualcuno ci va, a controllare i lavori che dovrebbero segnare gli ultimi ritocchi per le case di via Torre degli Agli, per mettere la parola fine, col rientro nelle loro abitazioni di quelle famiglie che, da quasi dieci anni, stanno attendendo che, dopo l’abbattimento delle loro abitazioni ormai in stato di degrado, le nuove abitazioni ricostruite siano consegnate. In realtà, si dovrebbe trattare di un conto alla rovescia, dal momento che, ad oggi e sulla carta, mancherebbero ormai solo due al massimo tre mesi per ritornare là dove le vecchie assegnazioni di alloggio popolare dovrebbero riprendere il loro corso, abbandonando per sempre le ormai note “casette di legno” che avrebbero dovuto servire per ricovero temporaneo e che ora, dopo un po’ più di 9 anni, sono a loro volta malridotte.
Alcuni dati saltano all’occhio. Innanzitutto, delle circa 60 famiglie che sarebbero dovute tornare, ne “sopravvivono” circa 18. Le altre, nel tempo, hanno trovato altra sistemazione, chi per conto proprio, chi con la mobilità, chi è deciso a non tornar eindietro. Poi, l’appalto è stato lungo e i lavori faticosi, conditi anche da un fallimento della ditta che si era aggiudicata i lavori e in parte a causa dei lavori stessi, che si sono trovati davanti a vari imprevisti che ne hanno ritardato lo svolgimento, dal momento che i vecchi palazzi Erp erano stati costruiti su un terreno che contemplava una flada acquifera sotterranea,il che ha prodotto una serie di problematiche che all’inizio del cantiere non si pensava così pesante. Ma a parte il passato, ora che siamo o dovremmo essere alle battute finali, la diffidenza si fa sentire.
“Intanto, è allarmante rivedere lavori per il rifacimento delle facciate – dicono due delle assegnatarie che dovrebbero tornare nel blocco di Torre degli Agli – dal momento che è almeno la terza volta che le facciate vengono riprese. Come mai? Non sarà perché ancora il problema delle acque sotterrnee,, tradotto, dell’umidità per gli alloggi, non è stato risolto?”. Un modo ci sarebbe, dicono le donne, per accertarsene: ad esempio, consentire un sopralluogo degli abitanti dentro gli appartamenti, per verificare de visu. Non solo. “Sarebbe importante anche capire se gli appartamenti verranno resi con la stessa metratura, anche quando, magari, il nucleo è cambiato di consistenza – continuano le due assegnatarie – poi, ci sarebbe da fare un controllo anche sulla compatibilità ambientale”.
Quest’ultimo punto tocca un problema che è sempre più vivo all’interno delle assegnazioni, e riguarda in buona sostanza la capacità di creare o meno un rapporto sereno fra i vari condomini. Cosa significa, lo spiegano bene le due signore in questione. Almeno una di esse infatti ha avuto seri problemi di relazione a causa della volontà di fare rispettare le regole. “C’è un codice di comportamento dettato da un regolamento preciso – continua – per funzionare, serve che venga rispettato. Se qualcuno non lo rispetta, è giusto che venga sanzionato. Altrimenti tutto è possibile e tutto diventa lettera morta”. Argomento, quest’ultimo, che sta molto a cuore anche ai sindacati, in particolare al Sunia, che reclama da tempo maggiore attenzione su questo aspetto da parte del Comune, in quanto solo il rispetto delle regole comuni può salvare gli agglomerati delle case popolari in cui sono presenti tantissime culture ed etnie, da una degeneraizone dei rapporti che le rende calderoni ingestibili di tensione. cosa che ad ora non è avvenuta a Firenze e in generale in Toscana, ma che “è meglio prevenire”, come dicono dal sindacato principale degli inquilini, ovvero il Sunia, regista principale del fenomeno delle autogestioni che finora è riuscito in qualche modo a disciplinare i rapporti, anche se non sempre e non dappertutto.
Tornando alle case di Torre degli Agli, la richiesta che proviene dagli assegnatari è articolata: al primo punto, capire come si tornerà nei nuovi alloggi riguardo alle metrature, a carico di chi sarà il nuovo trasferimento, se le problematiche di umidità sono state definitivamente superate e soprattutto, con una visita preventiva, quali sono le condizioni dei nuovi appartamenti. “E poi, ultimo ma non ultimo – dicono le due signore – vogliamo avere un incontro con l’assessora alla casa per potere illustrargli perplessità e chiedere spiegazioni. Da tanto tempo chiediamo gli incontri, ma ancora non l’abbiamo vista”.