Renzi dà la carica al terzo polo: “A Firenze possiamo andare a due cifre”

Firenze – Come sei anni fa, nel 2016 quando lanciò la campagna sul referendum costituzionale. Ma questa volta il ritorno non ha il palcoscenico dell’Obi Hall, bensì quello della Sala Rossa del Palazzo dei Congressi da dove partì 14 anni fa “il tutto”. Sindaco, premier, segretario del Pd e adesso leader del suo nuovo partito Italia Viva.

Matteo Renzi ha presentato ieri sera i candidati toscani del terzo polo, quello che per le politiche del 25 settembre riunisce appunto Iv e Azione di Carlo Calenda. Una presenza quella del “senatore di Rignano” molto schiva e defilata fino a questo momento, da assist man dietro le spalle dell’uomo che alle comunali di Roma ha saputo convogliare su di sé quasi il 20% delle preferenze. Ma Firenze ieri sera era tutta per lui, nonostante gli oltre sessanta minuti di ritardo con cui il leader di Italia Viva si è presentato davanti al suo popolo. In prima fila, oltre alla moglie Agnese, ci sono i candidati: da Gabriele Toccafondi con gamba rigida e stampella causa, dice lui, “inizio campagna elettorale” (e se questo è l’inizio chissà come sarà il prosieguo aggiungiamo noi…) a Lucia Annibali, da Titta Meucci a Stefano Scaramelli, a Stefania Saccardi.

“Torniamo – ha detto con enfasi e orgoglio – là dove tutto è cominciato,14 anni fa, e parliamo di futuro per la Toscana, con i candidati di questa meravigliosa terra. Oggi corriamo per far vincere l’Italia e io credo che una sala rossa così piena anche a Firenze l’avete vista poche volte. Io l’ho vista poche volte, sono orgoglioso di questa straordinaria esperienza e penso che saremo la vera sorpresa delle elezioni. A tutti quelli che dicevano che a Firenze” ci sarebbe stata una accoglienza tiepida questa è la risposta”. Un discorso il suo tutto intessuto di orgoglio e di rivendicazione delle cose fatte, partendo da lontano da quando era sindaco e finendo ai giorni nostri: “Abbiano fatto cadere Conti e arrivare Draghi a Palazzo Chigi”.

Tanti i temi toccati:  il rigassificatore a Piombino rivolgendosi anche al governatore toscano Giani in quella che è sembrata una vistosa tirata d’orecchie: “Il razionamento fa paura. E’ una parola assurda, Caro Eugenio, c’ è una unica possibilità per questo Paese di evitare al razionamento ed è nelle tue mani. Se la Regione Toscana non sblocca la nave rigassificatrice noi rischiamo il razionamento. Caro Eugenio, fai questo sblocco di autorizzazione e porta a casa il risultato. Il Pd è contro il rigassificatore ma tu pensa ai toscani e non al Pd”. E poi ancora la Dad: “Se qualcuno usa l’eventualità del razionamento per dire che allora l’unica soluzione è mandare in Dad le scuole, sappia che ci troverà in una posizione feroce.Basta con la Dad, è una stortura, butta giù il livello qualitativo della scuola. Quando per primi proponemmo nel marzo 2020 di aprirle ci presero per matti. Riaprire le scuole è invece la cosa più importante per un Paese che ha voglia di futuro”. I diritti: “Abbiamo fatto leggi sull’autismo, contro il caporalato, sul Terzo settore, le unioni civili, tutte riforme che fanno parte di una stagione di diritti che noi rivendichiamo e sulla quale non prendiamo lezioni da chi ha fatto fallire il disegno di legge Zan per avere una bandierina ideologica da agitare in campagna elettorale sulla pelle delle persone”.

Ma le bordate più forti naturalmente sono per il Pd e per Enrico Letta “dominato dal rancore personale” scandendo lentamente le parole e ripetendole per ben tre volte affinché non ci possano essere equivoci e fraintendimenti sul loro significato. “Come avete fatto – attacca pesantemente alzando il tono della voce – a ridurvi così? Il 27 settembre Letta lo manderanno a casa”. Poi la conclusione spiegando l’alleanza con Calenda e lanciando un appello ai delusi del Partito Democratico e di Forza Italia a votare per il terzo polo unico a favore di Draghi e contro un centrodestra “sempre più sovranista e inaffidabile”: “ Noi siamo riformisti – ha evidenziato – :quando lo siamo stati siamo arrivati al 40%, sennò siamo condannati alla sconfitta. Io in questo progetto credo fermamente. In Europa c’ è bisogno di famiglie politiche che abbiano una loro unitarietà. Noi con Carlo, con gli amici di Azione, condividiamo il 90, 95% delle idee. Non abbiamo fatto prevalere gli interessi, le ambizioni personali, l’orgoglio personale. Sono orgoglioso di aver fatto un passo indietro e aver permesso a Carlo Calenda di guidare la nostra campagna elettorale. Faremo un grandissimo risultato,  a Firenze possiamo andare a due cifre, questo clima lo stiamo sentendo“.

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