Firenze – Tra le edizioni del Campionato del mondo di ciclismo su strada che si sono succedute annualmente fin dal 1921, una delle più ricordate e impresse nella memoria collettiva è quella del 1958 vinta da uno straordinario Ercole Baldini.
I giornali sportivi riconobbero subito che si trattava di un evento eccezionale. Ad esempio, La Gazzetta dello sport titolava Un’impresa sensazionale, tra le più grandi di tutti i tempi, e anche Stadio nel sottotitolo parlava di impresa sensazionale. Tuttosport scriveva Trionfo di Ercole Baldini e nell’occhiello sopra il titolo aggiungeva Nel più fantastico campionato del mondo che si ricordi . Il Corriere dello Sport titolava Ercole Baldini campionissimo 1958 e il francese Le miroir des sports aveva per titolo: Un formidable champion du monde Ercole Baldini..
Ma perché quel 31 agosto nel circuito di Reims il Mondiale, che è di per sé avvincente in quanto si disputa in un’unica giornata e su un percorso impegnativo (a Reims arrivarono al traguardo solo in 25 !) è divenuta “ mitica” ?
Anzitutto perché fu una vera sorpresa. Il grande favorito della gara era il campione bretone Louison Bobet (aveva già indossato la maglia iridata e aveva vinto ben tre edizioni consecutive del Tour de France) che aveva preparato accuratamente la gara per cogliere il successo in patria.
In effetti fu proprio Bobet ad andare in fuga già al secondo dei 14 giri del circuito ma insieme a lui si staccarono dal gruppo altri tre ciclisti l’olandese Voorting e gli italiani Nencini e Baldini.
Una fuga al secondo giro del circuito, quando mancavano oltre 200 km. al traguardo appariva destinata ad esaurirsi ma, giro dopo giro, il quartetto manteneva un congruo vantaggio.Il passare delle ore (la gara. era su un percorso di 277 km. e il tempo del vincitore fu di 7ore e 29 minuti,30 secondi) accresceva la suspense nei 200mila presenti e sui milioni di radioascoltatori e telespettatori in tutto il mondo. (Non a caso Tuttosport nell’articolo di spalla titolava Una magnifica follia).
Poi a 55 km dall’arrivo Voorting perse contatto. Le chances di Bobet crescevano ma su una salita Baldini attaccò con decisione e iniziò una fuga solitaria. Ancora una volta appariva un’impresa rischiosa restare in testa da solo per oltre 50 km ma Ercole Baldini resisté anzi accrebbe il vantaggio fino al trionfo finale.
Bobet arrivò secondo con circa 2 minuti di distacco. Ricordando questa vittoria a distanza di 60 anni in un’intervista a Forlì Today, Baldini con la sua consueta modestia si è stupito del clamore suscitato da quella impresa ma l’autore dell’articolo, Piero Ghetti (60 anni fa il trionfo di Ercole Baldini ai mondiali di ciclismo, in Forlì Today del 31/8/ 2018) ha commentato giustamente che i giornali dell’epoca parlavano “concordi e senza mezzi termini di un gesto straordinario, rimasto scolpito nella storia delle due ruote”.
A proposito di giornali merita ricordare che tra i collezionisti sportivi i sono assai quotati i quotidiani e i periodici giornali che riportano la cronaca del Mondiale 1958.
Baldini, nel suo primo anno da professionista (1957) si era classificato terzo al Giro e aveva vinto una cronometro del Giro d’Italia con una media così sbalorditiva che una ventina di corridori andarono fuori tempo massimo terzo posto vinse il Campionato italiano il trofeo Baracchi in coppia con Fausto Coppi (fu l’ ultimo importante successo del Campionissimo). Tra l’altro era giunto tra i professionisti con un parlmarès straordinario. Come dilettante aveva vinto la gara su strada alle Olimpiadi e aveva conquistato il record dell’ora superando quello di Jacques Anquetil. Sempre nel 1956 aveva vinto il campionato del mondo e il campionato italiano dilettanti d’inseguimento su pista.
Ma fu il 1958 il suo anno magico: prima dei Mondiali c’era sta una stupenda vittoria nel Giro d’Italia. Lui che era un passista e uno specialista del cronometro conquistando la maglia rosa a Bosco Chiesanuova con l’arrivo in salita, battendo celebri scalatori come Gaul e Bahamontes e consolidò il suo primato trionfando anche nel tappone dolomitico, la Levico Terme -. Bolzano.
Aggiungo un ricordo personale perché sono stato testimone oculare, tramite la televisione, dell’ impresa di Baldini a Reims. Avevo 11 anni cominciai a seguire la corsa alla radio, da casa, ma quando vidi che la fuga si consolidava andai al Circolo dove c’erano altri coetanei e molti adulti. Quando il campione romagnolo iniziò la fuga solitaria tutti si alzarono in piedi e per un ora stemmo con il fiato sospeso, in un crescendo di entusiasmo.
Tra l’altro era una delle prime volte che si poteva seguire un evento sportivo in diretta e minuto per minuto. Perché di solito si trattava di brevi spezzoni e spesso si ricorreva alle cronache lette sui giornali
Una trentina di anni dopo ebbi l’occasione d’incontrare Baldini allora dirigente sportivo Presidente dell’Unione ciclistica. Rievocammo quella storica giornata e anche quella della vittoria alle Olimpiadi del 1956 che si svolsero in Australia con un gustoso aneddoto Poiché non si trovava il disco con l’inno di Mameli tutti gli italiani presenti ed erano molti anche i nostri emigrati, lo intonarono
Il 1958 si concluse con una nuova conquista della maglia di campione italiano e una nuova vittoria al trofeo Baracchi, questa volte in coppia con Aldo Moser.
Le imprese di Ercole Baldini sono rievocate nel Museo allestito a Villanova di Forlì dove è esposta una serie incredibile di trofei, coppe, medaglie, riviste e giornali. E cimeli come le maglie dei suoi successi (iridata, rosa, olimpica, tricolore), la mitica bicicletta del 1958 e videocassette
Il museo è visitabile su appuntamento come si legge nel sito web www.ercolebaldini,it nel quale, oltre alle modalità di prenotazione, troviamo numerose altre informazioni e immagini.
Nella foto Wikipedia Baldini con Fausto Coppi nel 1958