Firenze – Il teatro musicale ci mette più tempo del teatro di prosa a liberarsi dagli impacci mitici ed eroici della classicità. Si tratta infatti di sottomettere la parola alle esigenze della composizione musicale, al canto e alla melodia all’inizio in un contesto formale ed esclusivo come quello di una corte reale. Ci vuole un po’ perché il processo di maturazione del genere opera, diventando popolare, raggiunga quella stessa capacità di raccontare storie legate alla sensibilità e alla complessità dei sentimenti e delle emozioni di culture sociali avanzate.
Anche il sogno di mezza estate di Giovanni Battista Lulli e del suo librettista Jean Galbert de Campistron, Acis et Galatée, ultima opera in cartellone del Festival del Maggio musicale 2022, narra di divinità e umanità, di amori contrastati, amanti infelici e trepidanti, anche di metamorfosi, come un loro prestigioso predecessore, ma la fonte unica qui è Ovidio e le convenzioni vogliono che ci siano momenti tragici, risolti poi dall’intervento benefico del dio di turno.
Non ci sono le fate, ma ci sono le ninfe e una di queste, Galatea, fa parte della corte di Nettuno. E’ amata dal pastore Aci e, dopo molte ritrosie, lo corrisponde. Il problema grosso è che si mette di mezzo il ciclope Polifemo, geloso e primitivo, che uccide il povero Aci per impedire che sposi l’amata Galatea. Grazie all’intervento del dio Nettuno, Aci sarà riportato in vita e trasformato in un fiume.
Polifemo è sicuramente il personaggio più moderno della Pastorale Héroïque di Lulli, così energumeno da essere un perfetto rovescio del lirico Aci, dolce e ingenuo. Il regista Benjamin Lazar ne ha fatto il vero protagonista dell’allestimento di scena in questi giorni nella Sala Zubin Mehta e, in generale, ha cercato di ridurre al massimo allegorie e barocchismi fiammeggianti limitandosi a due meravigliosi mostri marini delle iconografie tardo secentesche.
In uno scenario boschivo e campestre (scenografia di Adelin Caron, costumi di Alain Blanchot) ha inserito due grandi dipinti con paesaggi di maniera, nello stile della pittura eroica e mitologica europea del secolo. Infine ha guidato con maestria l’interpretazione dei protagonisti con l’ottimo risultato (soprattutto l’eccellente Galatée del soprano Elena Harsanyi e il Polifemo del basso Luigi De Donato) di inserire dinamicità (e un tocco di ironia) nella staticità aulica e posticcia dell’azione drammatica.
Nello stesso modo quattro danzatori guidati da Gudrun Skamletz, che era tra loro, hanno accompagnato l’intera opera dimostrando come fosse essenziale il balletto nel concetto degli artisti del tempo e del loro ispiratore, Luigi XIV, da inserire giustamente come uno dei fondatori dell’arte coreutica.
Giganteggia la musica dell’ultima opera del fiorentino Lulli/Lully, collaboratore di Molière, l’uomo che prima di Jean Philippe Rameau ha inventato l’opera alla francese. Musica che riesce a elevarsi dalla maniera del tempo, utilizzando genialmente lo strumentario compositivo allora a disposizione e regalando molte soluzioni ai grandi del secolo successivo. Bach è nato un anno prima della rappresentazione di Acis et Galatée del 1686.
Gli effetti compositivi innovativi sono stati sottolineati e impreziositi dalla direzione di Federico Maria Sardelli con l’Orchestra e il Coro del Maggio. Sardelli, molto applaudito dal pubblico, ha usato nel Prologo e nel finale il bastone di metallo ricco di nastri dei direttori dell’epoca, proprio del tipo che provocò la ferita che portò Lulli alla tomba. Anche questo un omaggio al maestro che, ballerino, musicista e uomo di spettacolo, preferì morire piuttosto accettare l’amputazione della gamba.