Voto in Francia: stavolta il braccio di ferro è fra Macron e la Sinistra

Parigi – I francesi sono chiamati nuovamente alle urne per decidere se prodigare o meno al presidente che hanno appena riconfermato all’Eliseo anche una maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale.

L’appuntamento è chiaramente di primaria importanza per il neo rieletto Emmanuel Macron che ha promesso al paese un quinquennio all’insegna dell’azione. Al momento i sondaggi gli attribuiscono un testa a testa con la coalizione di sinistra NUPES al primo turno con intenzioni di voto attorno al 26% che al secondo turno dovrebbero poi tradursi in una forchetta di seggi tra i 270 e i 305 seggi.

Nupes, la Nouvelle Union Populaire Ecologique et Sociale che federa la France Insoumise, Europe Ecolologie Les Verts, il partito socialista e quello comunista, dovrebbe assicurarsi tra i 165 e i 190 seggi e privare così la maggioranza presidenziale di molti seggi. Ensemble, la coalizione che riunisce il partito presidenziale La République en marche, il MoDem, Horizons e Agir, quindi, stando sempre ai sondaggi, è in testa ma non è certo di avere le mani libere per la sua azione governativa che la conquista della maggioranza assoluta (290 seggi) gli assicurerebbe.

Alla vigilia del primo turno quindi una coabitazione con  il « tribuno delle plebe » Jean-Louis Mélanchon come primo ministro sembrerebbe del tutto improbabile. All’indomani delle presidenziali in cui aveva conquistato un terzo posto con il 21% dei voti, il settantenne leader della France Insoumise aveva invitato i francesi a eleggerlo « primo ministro » facendo dell’opposizione di sinistra la prima forza in parlamento. Sull’onda del successo alle presidenziali si era poi adoperato per federare nel NUPES gli altri partiti di sinistra che erano usciti a pezzi dal suffragio.

L’ipotesi di una coabitazione con Mélanchon ha comunque creato non poche ansietà nell’eteroclita compagine presidenziale che durante la campagna elettorale gli ha incessantemente martellato contro, agitando lo spettro della paura. Ensemble , a volte in modo caricaturale, ha messo in guardia i francesi contro il programma della sinistra accusato di essere liberticida e pericoso per le loro tasche. Nel suo ultimo intervento prima delle elezioni lo stesso Macron ha avvertito che NUPES significa « più tasse, più oneri e lavorare meno per ridistribuire ricchezz che non saranno prodotte ». Per altri, come il deputato Christophe Castaner, « rappresenta tutti i clichés del mondo sovietico » con prospettive addirittura di carnet di razionamento. La compagine presidenziale comunque ha anche cercato di erodere l’elettorato di destra appropriandosi dei suoi due cavalli di battaglia del problema del potere d’acquisto e della sicurezza

Tanta virulenza comunque sembrerebbe destinata soprattutto a motivare i propri elettori a non disertare le urne assicurando così il successo dei propri candidati. Lo spauracchio dell’astensione é più che mai presente, con sondaggi che danno un livello di partecipazione tra il 45 e il 49% e che cioe`potrebbe forse anche superare il record dl 48,7% registrato nel 2017 in cui meno di un francese su due era andato a votare.

Secondo i sondaggi comunque l’astensione danneggerebbe soprattutto NUPES e l’estrema destra di di Marine Le Pen, la finalista alle presidenziali che potrebbe conquistare tra i 25 e i 50 seggi. Nel caso che Macron non dovesse conquistare la maggioranza assoluta, potrebbe svolgere un ruolo centrale il partito centrista Les Republicains che alleato con l’UDI potrebbe detenere tra i 40 e i 60 seggi.

I risultati di queste legislative saranno quindi con ogni probabilità dettati dalla volontà dei francesi di fornire al presidente i mezzi per portare avanti la sua politica o invece di eleggere un’Assemblea nazionale che faccia da contrappeso al potere presidenziale. Le sfide sono tante, dalle tensioni internazionali all’inflazione galoppante che erode il potere d’acquisto anche se in Francia in misura minore che in molti altri paesi europei. Il timore di turbolenze sociali é assai vivo, soprattutto se il governo confermerà la sua intenzione di rialzare a 65 anni l’età della pensione.  Insomma anche con una maggioranza assoluta, il futuro non si preannuncia dei più facili.

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