Firenze – Il paradosso nel paradosso. Nonostante le varie dichiarazioni di principio di cui si sono fatti latori primo cittadino e giunta sul valore e la rilevanza delle Biblioteche e dell’Archivio Storico del Comune di Firenze, lo stato dei fatti risulta ancora quanto mai increscioso e oscuro per gli operatori. È quanto emerso nell’assemblea di ieri, giovedì 5 maggio, in cui le criticità immutate e anzi, aggravate, hanno condotto il personale a proclamare lo stato di agitazione. Infatti, non solo, dicono gli operatori, continua a mancare da parte dell’amministrazione la dichiarazione circa quali siano le risorse reali con cui ripartirà l’appalto e dunque quale sarà l’impatto in termini occupazionali su chi quei servizi li garantisce ogni giorno da più di 15 anni, ma i precari saranno costretti a formare chi li sostituirà.
“L’ultima determina – si legge nella nota diffusa dai Biblioprecari – con cui si proroga per l’ennesima volta il servizio di altri due mesi, scandisce a chiare lettere che «il Bilancio preventivo 2022-2024 […] prevede uno stanziamento pari a € 3.195.000,00 per prestazioni di servizi per il funzionamento del sistema bibliotecario comunale fiorentino e degli archivi comunali, al momento non sufficiente per attivare sia l’appalto principale che tutta l’opzione di servizi complementari». “.
A questa situazione di totale precarietà, “si aggiunge benzina sul fuoco con il tanto decantato processo di reinternalizzazione – dicono i Biblioprecari – già iniziato nelle biblioteche del Galluzzo e Fabrizio De André: di fatto, non solo si andrà a sostituire il personale precario con esperienza pluriennale con istruttori amministrativi neoassunti, ma, in alcuni casi, i precari sono addirittura costretti a vedersi affiancati e a dover formare il nuovo personale privo di esperienza professionale che lo andrà a sostituire. Oltre al danno la beffa insomma”.
La situazione, “moralmente incresciosa e senza precedenti”, sta minando dall’interno i servizi bibliotecari e archivistici della città di Firenze, “con la complicità – scrivono i lavoratori – di una maggioranza forse troppo occupata a celebrare con i selfie l’arrivo in Palazzo Vecchio dell’opera Il quarto stato” .
Concludono i lavoratori: “Se davvero, come recita la stessa determina succitata, «i servizi bibliotecari ed archivistici fanno parte di quei servizi di base offerti alla collettività, la cui interruzione o diminuzione in termini qualitativi e quantitativi provoca grave danno per la cittadinanza», allora bisogna chiederne conto a gran voce all’Amministrazione Comunale, che ascolti una volta per tutte le richieste dei lavoratori e si faccia politicamente carico della situazione creata”.