8 marzo, la festa negata

La data ufficiale per la nascita di questa ricorrenza molto particolare è il 28 febbraio 1909, negli Stati Uniti, quando il Partito Socialista americano organizzò una grande manifestazione che aveva ad oggetto il diritto delle donne al voto. Un tema che aveva provocato un lungo dibattito in Usa, e che era stato generato dai delegati del IIV congresso dell'Internazionale Socialista (su istanza di Rosa Luxembourg) che si era tenuto a Stoccarda due anni prima. In quella sede fu votata una risoluzione che impegnava i partiti socialisti a “lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne”. La questione del Woman's Day, che era stato ripetuto nel 1910 sempre il 28 febbraio negli Usa, approdò, insieme alla carica di rivendicazioni femminili, che andavano dal voto alle discriminazioni sessuali alle differenze di salario allo sfruttamento, all'VIII Internazionale Socialista, che tuttavia non riuscì a stabilire un giorno preciso per la ricorrenza. Tant'è vero che mentre gli americani continuarono a festeggiare l'ultima domenica di febbraio, in Europa alcuni paesi omaggiarono lo Woman's Day per la prima volta il 19 marzo 1911 in memoria del 19 marzo 1848, vale a dire quando il re di Prussia costretto dalla Rivoluzione e con la paura della rivolta popolare si ritrovò a promettere il riconoscimento del diritto di voto alle donne (ovviamente dimenticandosene subito dopo). La Francia, dal canto suo, celebrò la manifestazione il 18 marzo 1911, quarantennale della comune di Parigi. In Russia la prima volta fu a San Pietroburgo, il 3 marzo 1913, su iniziativa del Partito Bolscevico.

La Prima Guerra Mondiale scompaginò le fila, sia socialiste che di tutti Paesi europei, ma in Russia maturava qualcosa che avrebbe cambiato per oltre settant'anni la storia mondiale del proletariato e del capitalismo, la grande Rivoluzione. E l'otto marzo del 1917, a San Pietroburgo, si tenne una grande manifestazione popolare contro la guerra guidata dalle donne. Quella data rimase storicamente la data d'inizio della Rivoluzione russa di febbraio. Così, nel febbraio del 1921, nel corso della Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca, venne fissato l'8 marzo come la “Giornata internazionale dell’operaia”.

Per quanto riguarda l'Italia, la ricorrenza percorre da vicino le vicende storico-politiche e di costume del Bel Paese. Intanto, la prima volta italiana fu celebrata nel 1922 (8marzo) su iniziativa del Partito comunista. Si disperse ovviamente nel corso delle vicende che portarono al fascismo, fu interrotta dalla tragedia della Seconda Guerra mondiale, ma l'8 marzo 1945, grazie alla presenza attiva dell'Udi (Unione Donne Italiane) che si era costituita a Roma nel 1944, risorse intatta nelle zone dell'Italia liberata. Intanto a londra veniva redatta e poi inviata all'Onu una carta della donna, che conteneva richieste di parità in tema di diritti e lavoro. L'8 marzo 1946, finita la guerra, la giornata venne celebrata a livello nazionale e fu in quel frangente che la mimosa cominciò a divenire il simbolo della ricorrenza, dal momento che fiorisce proprio nel periodo.

Non immaginiamo tuttavia che la festa dedicata alle donne incidesse più di tanto sull'opinione pubblica. Anzi. Ci si accorse della sua importanza e della sua capacità di deflagrazione quando, nel 1972, si affacciò all'attenzione dei media il movimento femminista. L’8 marzo 1972 la manifestazione si tenne a Roma: poca gente, molta polizia, ma le parole d'ordine facevano venire la pelle d'oca all'Italia  dell'epoca:  “legalizzazione dell’aborto”, “liberazione omosessuale”, slogan contro il matrimonio. C'era di che discutere. Da ricordare che le poche decine di manifestanti furono caricate e disperse dalla polizia. Di certe cose non si poteva neanche parlare. Non a voce alta, in ogni caso.

Arrivarono poi il 1975 e il 1977, anni carichi d'importanza per la giornata delle donne, in quanto si giunse al suo riconoscimento internazionale e lla sua definitiva assunzione in un ruolo di festa istituzionale. Nel 1975  si svolse l' “Anno Internazionale delle Donne” voluto dalle Nazioni Unite, mentre l8 marzo fu festa internazionale celebrata da tutte le organizzazioni femminili internazionali. Oltre a riconoscere la strada fatta in tema di avanzamento verso la parità di genere, gli eventi puntavano molto sulla necessità di continuare a lottare affinchè l'uguaglianza fosse sempre più piena, e vigilare affinchè le conquiste raggiunte non fossero nuovamente insidiate. Fu proprio nel 1975 che le Nazioni Unite riconobbero, dando così spessore internazionale, l'8 marzo come giornata dedicata alla donna. Nel dicembre 1977 fu la volta di una risoluzione generale adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite che proclamò una “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e la pace internazionale”, riconoscendo così la necessità di porre fine a ogni discriminazione.

Affermatasi dunque la piena legittimità anche istituzionale della giornata dedicata ai diritti e all'uguaglianza sociale giuridica e economica della donna, cominciò un processo orginale: probabilmente grazie alla forte connotazione politica della data che coincide con l'inizio della Rivoluzione russa di febbraio, le sue origini cominciarono ad appannarsi e si assistette al sorgere di alcune “leggende metropolitanne”, tra cui il famoso incendio mai avvenuto alla fabbrica Cotton o Cottons di New York. Anche se un episodio storico, ma più tardo esiste, vale a dire l'incendio della fabbrica Triangle sempre a New York che condusse alla morte di 146 lavoratori, per lo più giovani donne di origine italiana e ebree dell'Europa orientale. Da annotare a margine che i responsabili dell'eccidio, i proprietari della fabbrica, che avevano chiuse a chiave le lavoratrici per paura che scappassero o rubassero (loro si salvarono scappando e lasciando le operaie al loro destino) vennero in seguito assolti (e risarciti dall'assicurazione). 

Facendo un bilancio della situazione attuale delle donne perlomeno in Europa, i dati sono tali da rimanere sbigottiti. Limitandoci ai risultati europei, secondo il sondaggio condotto dall’Agenzia Ue per i Diritti Fondamentali, le donne che hanno subito violenza fisica o sessuale dall’età di 15 anni risulterebbero 62 milioni. Una classifica macabra in cui l’Italia si piazza al diciottesimo posto con il 27% dei casi di violenza sulle donne. In Scandinavia le percentuali più elevate: in Danimarca siamo al 52%, in Finlandia al 47%, in Svezia al 46% e in Olanda al 45%. In Italia, i dati sono di Amnesty International, "Ogni anno, oltre 100 donne vengono uccise per mano di un uomo. In circa la metà dei casi il responsabile è il partner o l'ex partner e solo in circostanze rare si tratta di una persona sconosciuta alla donna". Il che la dice lunga sulla condizione femminile tralasciando gli stipendi minori, carichi di lavoro maggiore, discriminazioni sessuali, eccetera. Del resto, viene in mente una frase ormai famosa: “E' stato detto che l'indice più importante del progresso di un popolo è lo stato giuridico della donna”.

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