Livorno – Il Comune di Livorno ha partecipato ieri alla commemorazione del 70° anniversario della Strage di Sant’Anna di Stazzema. Il sindaco Filippo Nogarin presente col Gonfalone municipale. Erano tre anni che il Comune di Livorno non partecipava, in forma ufficiale, alla celebrazione.
“La cerimonia in memoria delle vittime della strage di Sant’Anna di Stazzema, che continua a suscitare forte commozione, anche a distanza di settanta anni dall’evento, è stata occasione di riflessione per tutti i presenti sulla follia della guerra – rileva la nota del Comune di Livorno -, mai così quotidiana e attuale viste le immagini che ogni giorno ci arrivano, via tv e via web, da Palestina e Israele, dall’Ucraina, dall’Iraq e da altre martoriate parti del mondo. Per il Comune di Livorno era presente il sindaco Filippo Nogarin, con il Gonfalone municipale, e accompagnato da alcuni consiglieri comunali. Erano tre anni che il Comune di Livorno non partecipava, in forma ufficiale, alla celebrazione.
Alle celebrazioni per il 70° anniversario dell’efferata strage nazi-fascista in cui vennero uccise 560 persone, erano presenti numerosi rappresentanti delle istituzioni nazionali, regionali e locali: tra questi il ministro della Pubblica Istruzione e Ricerca Stefania Giannini, il vescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto, il presidente INSMLI prof. Valerio Onida, la vicepresidente ANPI Marisa Ombra e il sindaco di Stazzema Maurizio Verona.
“Da queste drammatiche pagine della Storia è nata la nostra Legge Fondamentale, fondata sulla Lotta Partigiana e sulla Resistenza” ha detto Filippo Nogarin commosso davanti alla celebre epigrafe “Lo avrai Camerata Kesserling” posta su una parete del Museo Storico della Resistenza di Sant’Anna. Si tratta dell”epigrafe di Piero Calamandrei, dettata per una lapide “ad ignominia” (collocata nell’atrio del Palazzo Comunale di Cuneo) in segno di imperitura protesta, per l’avvenuta scarcerazione del criminale nazista Albert Kesselring. Quest’ultimo dichiarò pubblicamente che non aveva proprio nulla da rimproverarsi, che gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli un monumento. “Piero Calamandrei ci invitava ad andare in pellegrinaggio in questi luoghi per riscoprire le radici della nostra Costituzione” – ha aggiunto il sindaco – “ed è un’esperienza civica fondamentale per ogni cittadino”.
L’epigrafe di Piero Calamandrei recante la data del 4.12.1952, ottavo anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti
Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
13 agosto – 70° eccidio di Sant’Anna di Stazzema: preghiera e messaggio di Papa Francesco