Anche le polemiche tradizionalmente consequenziali a qualsiasi manifestazione dal vago sapore nazionalistico sono all’altezza del clima mesto del 218esimo anniversario della nascita della bandiera Tricolore, avvenuta appunto a Reggio, nell’attuale omonima sala del Consiglio, il 7 gennaio 1797.
Nell’ordine: la tradizionale Iniziativa laica, al secolo Giorgio Salsi che non vuole la lectio magistralis del Vescovo Massimo Camisasca (come se un religioso non avesse il diritto ad esprimersi in pubblico); il solito assessore Matteo Sassi, oggi anche vicesindaco, che protesta e protesta (non si è capito per cosa) formalmente e poi resta sostanzialmente ben saldo in maggioranza e si presenta fisicamente all’appuntamento; il classico Giuseppe Pagliani, capogruppo di Forza Italia in comune a Reggio, infine che si lamenta del fatto che la mattinata al teatro Ariosto si sia invece trasformata esclusivamente nell’apologia del partigianato, naturalmente comunista.

Per il resto, in una piazza Prampolini semideserta, anche per via delle transenne che riducono all’osso lo spazio fisico di presenza delle persone prima di schiacciarsi contro i muri dei palazzi attorno, si è consumato il rito sempre meno sentito dell’alzabandiera e del saluto anche cantato alla bandiera. Presenti molti bambini delle elementari sventolanti mini vessilli e molti anziani. 
Da segnalare istituzionalmente la presenza del sottosegretario Graziano Delrio nella sua città che ha precisato (a proposito del salva-Berlusconi) come non ci sia dietro nessuna “manina”. E che le decisioni vengono prese collegialmente dai Ministri.
E del Ministro agli Esteri Paolo Gentiloni che è tornato a parlare del braccio di ferro Italia-India a proposito dei Marò senza indicare soluzioni a breve periodo. E che ha condannato l’attentato di Parigi come “atto terroristico di dimensioni pazzesche”.