11 Agosto 1944, Firenze insorge, Nardella: “Temo i fatti di oggi, non il fascismo di ieri”

Firenze – Torna a rintoccare la Martinella, alle 7, dalla torre di Arnolfo, per chiamare a raccolta il popolo fiorentino. Perché un oggi di 78 anni fa, furono i sui rintocchi a chiamare Firenze all’insurrezione contro i nazisti e i fascisti, gli uni pronti a cannonneggiare rabiosamente la città del Marzocco, gli altri pronti a insediarsi come cecchini sui tetti sparando contro chiunque si muovesse. Una battaglia vera e propria, che si concluse completamente solo 20 giorni dopo, con la liberazione di Fiesole e Sesto che furono le ultime pagine degli scontri. Alla fine, si contarono, fra i partigiani, 205 caduti e 400 feriti.

Le celebrazioni odierne sono state il punto di arrivo degli appuntamenti commemorativi di questi giorni. Lunedì 8 agosto infatti la prima commemorazione, quella dell’incipi della Liberazione dell’Oltrarno e della morte del comandante partigiano Aligi Barducci, “Potente”, cerimonia promossa dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – sezione Oltrarno Firenze.

Martedì 9 agosto si è tenuta una cerimonia particolarmente toccante, la commemorazione dei Partigiani caduti nel corso della liberazione di Firenze, tenutasi nella Cappella dei Partigiani al  Cimitero di Rifredi. Si tratta  di un luogo molto significativo, all’interno del Cimitero di Rifredi, fortemente voluto negli anni successivi alla guerra come segno della volontà dei sopravvissuti di ricordare e onorare i compagni caduti. Duecento lapidi di uomini e donne uccisi nelle battaglie  le cui spoglie, i partigiani sopravvissuti, recuperarono dove erano state sepolte in fretta e furia, nei boschi , sulle montagne, nei luoghi dove si svolsero le battaglie. Mercoledì 10 agosto, all’ esterno Stazione Leopolda lato via Elio Gabbuggiani si è invece tenuta una cerimonia commemorativa in ricordo dei Soldati Sikh, Caduti per la Liberazione di Firenze nell’agosto del 1944. 

Condivisione, altruismo, libertà e giustizia:  sono questi i punti principali su cui si intesse la Resistenza, e, come dichiara il sindaco Nardella, non è scontato ritrovarsi in tanti in piazza per la commemorazione della Resistenza, ma Firenze risponde sempre con entusiasmo. Così, giunge l’annuncio del concretizzarsi di un’iniziativa che è sempre stata sostenuta con forza dal partigiano Silvano Sarti, quella del Museo cittadino della Resistenza. “Sarà un museo diffuso – annuncia Nardella – all’interno delle nostre 12 biblioteche cittadine sparse nella città con il supporto dei 5 quartieri con i loro presidenti e consigli”, luoghi per eccellenza della cultura, della memoria e frequentati da tantissimi giovani. “Inaugureremo il Museo diffuso della Resitenza nel 2024, l’anno in cui ricorrerà l’80° anniversario della Liberazione di Firenze”.

Quanto all’eventuale ritorno del fascismo, argomento, a torto o a ragione, attuale in questo periodo, il sindaco Nardella dice: “Non abbiamo paura del fascismo di ieri ma siamo preoccupati per cosa succede oggi perché ancora oggi, sempre più di frequente, assistiamo a casi gravissimi di discriminazione, in ogni sua forma, e di indifferenza e violenza, di esercizio autoritario del potere, di limitazione dei diritti della persona, di indifferenza verso il pluralismo etnico e culturale. Ogni giorno leggiamo cronache di quella che ormai è diventata ordinaria discriminazione. E per noi celebrare la Liberazione significa combattere questi episodi, che hanno radici lontane ma si nutrono di nuovi scenari e di nuovi sentimenti”.

Episodi che fanno pensare, accaduti proprio qui, in Toscana: “Fra le ultime, poche settimane fa alla stazione di Calenzano: “La gente come voi qui non ci deve stare, hai capito?”. Questo è quello che è stato detto ad una donna di origini marocchine incinta e con appresso il figlio di 11 anni, prima che le venisse strappato il burqa e fosse spinta fuori dal treno fermo in stazione.  Qui a Firenze pochi giorni fa delle scritte antisemite sono comparse sulle tre pietre d’inciampo di via Bovio, in memoria di Giorgio Levi delle Trezze, Xenia Haya Poliakov e Lucia Levi. Lo stesso giorno davanti ad un portone di via Scialoja è stato disegnato il simbolo delle SS.  Questo è quello che accade nel 2022 nella nostra Firenze, città di pace e del dialogo, da sempre aperta a tutti.
E posso andare avanti… Pochi mesi fa a Campiglia Marittima, un bambino ebreo di 12 anni è stato preso a calci, sputi e offese antisemite da parte di due ragazze di 15 anni.  Loro possono essere ragazzi, ma queste non sono derubricabili a ragazzate. Queste sono le sentinelle evidenti di qualcosa di profondamente sbagliato che sta trovando terreno fertile e di cui qualcuno approfitta sobillando orecchie permeabili, mettendo davanti ai nostri occhi l’ignoranza, un’altra nemica del tempo che viviamo”.
Quindi, si chiede e ci chiede Nardella, “di fronte a queste vicende come possiamo dire che la parentesi del fascismo e antisemitismo sia una faccenda risolta per sempre? È lecito dire che sebbene il fascismo sia un fatto storico, è evidente un’ispirazione di fondo a quel mondo di pensare, a quel modo di vedere l’altro, a quel modo di agire?
E allora tornando a quello dicevo prima, custodire e tramandare la memoria è un antidoto indispensabile che abbiamo il dovere con sempre più forza di diffondere; perché la libertà, l’uguaglianza, la pari dignità di tutti, richiedono, per fortificarsi, che vi sia conoscenza delle radici, della cultura, della nostra storia. Senza tutto questo non possiamo costruire il futuro.
E in questo la nostra più preziosa testimonianza è proprio la Costituzione, scritta da chi ancora aveva negli occhi le atrocità che la Seconda guerra mondiale ha significato, con l’obiettivo di non permettere mai più che totalitarismi, antisemitismo, discriminazione, odio, privazione della libertà, potessero trovare spazio nel nostro Paese”.
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