Sfruttamento del lavoro, 30 migranti in schiavitù

Prato – L’indagine della Polizia dello Stato è durata dieci mesi, col risultato di far emergere una vicenda di sfruttamento del lavoro, dove trenta migranti clandestini bengalesi e pachistani erano tenuti al lavoro in condizioni, secondo la definizione del procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi, “inumane”. Due imprenditori cinesi sono stati sottoposti agli arresti domiciliari e un terzo a divieto di dimora. Dalle indagini, risulta che l’azienda, che si occupa di confezioni di abiti, impiegava bengalesi e pachistani clandestini, oltre a un afgano ed un cinese, che erano in condizioni di bisogno. “E’ una situazione che fa emergere una umanità dolente”.

Secondo quanto accertato, nella ditta c’era un prestanome e due imprenditori che di fatto la dirigevano. Sono questi due gli indagati finiti ai domiciliari in base a un’ordinanza del gip. L’azienda che si trova nell’area di Galciana, è stata posta sotto sequestro insieme a 100 macchinari. Gli operai lavoravano sette giorni su sette per 12-14 ore al giorno e alloggiavano in una casa-dormitorio fatiscente. Gli indagati sono accusati di sfruttamento lavorativo di immigrati clandestini. Gli operai hanno dovuto lavorare anche durante i periodi di lockdown senza interruzioni. Inoltre un sequestro preventivo di 250 mila euro è scattato verso la proprietà cinese per i mancati versamenti degli oneri previdenziali.

“La piaga dello sfruttamento sul lavoro persiste e continua a replicarsi. Un comportamento ignobile nei confronti di persone fragili, ridotte in schiavitù, che è stato interrotto con l’impegno e l’efficacia delle Forze dell’ordine e della Procura, che ringrazio”.

Così l’assessore alla legalità della Regione Toscana Stefano Ciuoffo commenta l’operazione della squadra mobile di Prato.

“In questo momento di grave crisi economica e sociale – prosegue Ciuoffo – è dovere di tutte le Istituzioni mantenere alta la guardia, affinché si riesca a estirpare questo fenomeno e a far rispettare la dignità umana e i sacrosanti diritti di ciascun lavoratore”.

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