Il quarto vescovo reggiano dell’era post-conciliare è pronto a fare il suo ingresso in diocesi dopo aver ricevuto l’ordinazione episcopale in S.Giovanni in Laterano a Roma come vuole la tradizione. Monsignor Massimo Camisasca, 66enne milanese, domenica 16 dicembre officerà la sua prima messa da primo pastore della locale ecclesia. In Cattedrale naturalmente, dopo aver ricevuto le riverenze dell’amministrazione in piazza Prampolini (apparentemente luogo neutro) e aver sostato in preghiera nella basilica mariana per eccellenza della reggianità, la basilica della Ghiara (come già Giovanni Paolo II nella sua visita dell’88).
Dopo l’ispirato vescovo Baroni, il monaco Gibertini e il colto Caprioli, arriva dunque il ciellino Camisasca anche se l’ascrizione nuda e cruda al movimento voluto e cresciuto da don Luigi Giussani pare stargli un po’ stretta. Camisasca infatti sbarca dalle nostre parti (per usare l’immagine evangelica dell’imbarcazione e della pesca) anche con la fama di decisionista e divulgatore. Divenuto per anni “the voice” della radio italiana grazie al fortunato programma Parole di vita, i suoi biografi narrano che non ami schermarsi troppo di fronte alle scelte di un certo spessore. Mentre insomma il vescovo ormai emerito Caprioli preferiva i giri di parole e i temporeggiamenti, il primo pastore entrante non le manderebbe a dire e non starebbe troppo alla finestra ad aspettare l’alternarsi delle stagioni.
Naturale che in curia sia tutto un fremito; di speranza e paure. Nettamente divisa in due dall’ultima serie di iniziative pastorali, la Chiesa reggiana e i suoi più o meno credenti cantori cercano da tempo di tirare il neo vescovo per la mitra. Ciascuno dalla sua parte. E così i controriformisti dell’architetto Stefano Maccarini sono pronti ad applaudire l’eventuale decisione camisaschiana di rimettere mano alle novità liturgiche del duomo. Per fare tornare indietro, all’ottocentesco punto che più gli aggrada, le lancette del calendario cristiano. Ma anche i “progressisti” sono in attesa. Che il vescovo “che non guarda in faccia a nessuno”, non guardi in faccia nemmeno i tanti preti conservatori e laici clericali che in diocesi storcono ancora il naso davanti a qualsiasi dibattito o novità.
La diocesi che il vescovo Camisasca si appresta a guidare, da qualsiasi parte si affronti il problema, è densa di nodi. Pastorali ed economici (si veda in questo caso il nostro articolo “Debiti e dissidenti, tutti i problemi sul tavolo di Camisasca” del 2 ottobre scorso). E nonostante il suo motto “Opus iustitiae pax” (operando pace si ottiene giustizia, se ci consentite il latinorum), è probabile che, almeno agli inizi, le varie anime della nostra comunità religiosa si daranno battaglia