Prato – Domenica prossima 12 giugno sarà il giorno in cui gli italiani saranno chiamati a esprimersi dalle 7.00 del mattino alle ore 23.00 su 5 quesiti referendari sulla giustizia promossi a seguito della raccolta firme della Lega e del partito Radicale.
Dai temi della riforma del Csm, all’equa valutazione dei magistrati, alla separazione delle carriere tra giudici e pm, ai limiti e agli abusi della custodia cautelare sino all’abolizione della legge Severino, ognuno inserito in una apposita scheda di colore rosso, arancione, giallo, grigio e verde.
C’è però da dire che ad oggi, tranne pochi e sporadici spot di esponenti politici e monologhi come quello dell’attrice Luciana Litizzetto, davvero in Italia si sa ancora troppo poco,(in televisione non ne parla praticamente nessuno!), su questo Referendum abrogativo. Già il suo termine dovrebbe far riflettere perché con la vittoria del Si o del No, a meno del non raggiungimento del quorum, gli italiani daranno una serie di risposte che “ex nunc” toglieranno o meno efficacia a norme giuridiche che cesseranno così di avere effetti.
Ma se da un lato per gli elettori regna ancora sovrana la confusione ciò che invece balza agli occhi sono le posizioni dei partiti che si sono schierati per il Si, Radicali e Lega , alcuni esponenti di spicco del Carroccio hanno già cominciato il digiuno per denunciare una mancata informazione da parte delle reti Rai, Sky e Mediaset anche se, a dire il vero gli spot promossi dalla Lega sono pochissimi, i banchetti qualche centinaio! Forza Italia che però ha messo in campo poco o quasi nulla; idem Azione e Italia Viva; mentre Fratelli d’Italia che non ha partecipato alla raccolta firme, se è a favore della separazione delle carriere dei magistrati, dell’eliminazione delle firme per le candidature al Csm e della possibilità per gli avvocati di valutare l’operato dei magistrati, è contraria sia alla limitazione della custodia cautelare che all’abolizione della legge Severino, (incandidabilità, ineleggibilità e decadenza automatica per i parlamentari, rappresentanti di governo, consiglieri regionali, i sindaci e amministratori locali in caso di condanna).
Il Partito Democratico invece lascia ai suoi elettori libertà di voto ma sulla custodia cautelare si è già espressa per il No la senatrice Valeria Valente presidente della commissione d’inchiesta sul femminicidio in Senato perché con la vittoria del Sí il giudice non potrebbe ricorrere a tutti quegli strumenti a protezione della vittima dall’allontanamento, al divieto di avvicinamento al braccialetto elettronico. Sul Referendum nettamente contrario invece il Movimento 5stelle che preferisce sulla giustizia progetti di riforma “organici e sistematici” e si augura un flop.
Va da sé che affinché questo Referendum sia valido debba raggiugere il quorum ovvero il 50 per cento più uno dei votanti, e non sono mancate polemiche da parte di chi ha visto nel proporre agli italiani soltanto i referendum sulla giustizia (perché bocciati dalla Corte Costituzionale quelli sull’eutanasia, sulla legalizzazione della cannabis e sulla responsabilità civile dei magistrati), la precisa volontà del “sistema”, di non arrivare a quel fatidico quorum, perché i soli quesiti sulla giustizia scaldano poco il cuore della gente, tanto da allontanare così una necessaria riforma della magistratura. Ma è anche vero che in tanti intravedono in questo referendum una vendetta della politica contro la magistratura, rea di sentenze correntizie.
Ovvio però che in una tale situazione perché l’elettore possa esercitare un suo diritto deve essere messo in grado di capire e in questo caso la sua oggettiva mancata competenza di fronte ai contenuti della scheda rende oggi la riuscita di questo Referendum sulla giustizia più difficile. Ma al di là di tutto se è lapalissiano che andare al voto è un diritto dell’elettore che lo può esercitare a seconda di come si sente, dovrebbe egli però tenere a mente che il suo esercizio consapevole è innanzitutto un dovere .