Firenze – Mentre ritengo necessarie misure contro le povertà estreme per persone prive di reddito proprio e di sostegni familiari, ho forti riserve su un reddito “di cittadinanza” o minimo o di inclusione, che vari esponenti politici stanno sollecitando con crescente intensità .
1 La prima perplessità è sul fatto che in alcune proposte tale reddito non è un salario d’ingresso ma un reddito minimo garantito e poiché noi non siamo nel ricco nord d’Europa, viene da pensare che di fronte ad un lavoro pesante che richiede magari uno stressante pendolarismo e che rende poco più di mille euro è meglio prendersi un reddito garantito anche se inferiore e starsene a casa….con tanti saluti all’etica del la lavoro, alla morale gramsciana dei produttori etc. etc.
2 La seconda perplessità è un corollario della prima: c’è il rischio concreto che venga incrementato molto il lavoro nero. So già cosa risponderebbero i proponenti: “noi facciamo leggi che tengono conto della via maestra, se poi qualcuno pensa di approfittarne bisogna intensificare i controlli… sì , è una cinquantina d’anni che sento questo ritornello . E come avverranno i controlli? Come quelli sulle seconde case che sono divenute tranquillamente prime case (con tanti saluti all’Imu)? Come quelli sull’assenteismo? Io replico che dobbiamo evitare di dare occasioni favorevoli all’evasione.
3 La compatibilità economica. Il fabbisogno è stato individuato in una proposta di legge in 6mila milioni di euro una cifra che in pratica sono 6 miliardi (anche se a dire 6 mila milioni fa meno impressione. C’è da presumere che la copertura avverrà con nuove e pesanti tasse, iva compresa , con tanti saluti alla ripresa. E temo anche che a farne le spese siano i ceti medio bassi (perché quelli forti hanno vari strumenti di difesa) a cominciare da una significativa tosatura delle pensioni di cui si parla sempre di più.
4. Alcune proposte legano la corresponsione del reddito garantito alla ricerca di un lavoro “coerente con il proprio titolo di studio”.. Il punto è che in questo modo molti potranno usufruire del reddito abbastanza a lungo perché sappiamo tutti che c’è poca corrispondenza tra titoli di studio e offerta di lavoro.
5 Il reddito garantito, che, per coerenza con le attuali misure di welfare, dovrà comprendere anche i non-cittadini , sarà un forte incentivo all’immigrazione…il passa parola che in Italia si garantisce un reddito a tutti si estenderà rapidamente in tutto il mondo. Rintuzzo subito l’obiezione che il reddito esiste già in altri Paesi nordeuropei.. ma lì i controlli alla frontiera sono assai rigidi.. ricordate la vicenda italo-francese dei respingimenti a Ventimiglia? E si hanno presenti le previsione sul milione di persone che c’è da attendersi nel 2015?
6. L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Per molto tempo abbiamo insistito sui temi dell’etica de lavoro che va al di là del dato economico perché è la base dei concetti di democrazia ,di socialità. l lavori socialmente utili (e ancora prima negli anni ’50 i piani di opere pubbliche per dare lavoro in un’ottica keynesiana) rispondono a questi requisiti ..il reddito garantito, no. Risponde piuttosto a certe rivendicazioni sessantottine per cui ognuno deve scegliere il lavoro che gli piace , non quello che il mercato richiede….
E questo potrebbe essere un sesto motivo di perplessità; penso che tutti i lavori abbiano la loro dignità e che bisogna anche saperci adattare. Non possiamo pretendere di essere tutti professori o ricercatori …molti giovani fanno lavori modesti, talvolta umili ma sempre dignitosi mentre aspettano la loro occasione. Con il reddito garantito c’è il rischio che aspettino e basta.