Ancor più del fatto, che di per sé ha il valore della banda dei clown-killer e il peso della “mafiosità” di Coffrini, sono le dinamiche a latere della presunta gaffe di Delrio ad avere dignità di riflessione.
Il fuori onda del sottosegretario alla presenza di Chiamparino non è né offensivo né lesivo della dignità del popolo italico; una mera frase da cazzeggio del tutto stonata però nel contesto formale della conferenza stampa ma soprattutto decisamente frivolo se calato nel contesto del dramma sociale di una nazione calata giorno dopo giorno maggiormente in una crisi economica devastante. Specie per colpa dell’inettitudine dei politici che hanno fin qui governato. E’ sempre, come si dice in questi casi, questione di opportunità.
Detto questo, l’interesse dell’osservatore mediatico è caduto sulla pioggia repentina di “solidarietà” all’ex sindaco di Reggio attraverso l’uso compulsivo dei “mi piace” alla sua risposta di prassi davanti allo sputtanamento giornalistico. La lama del coltello ha così fatto un’importante rotazione verso chi ha messo in piazza lo “scherzo” delriano. E la frittata si è così rigirata completamente ad uso e consumo dei commensali della ben imbandita tavola del sottobosco amministrativo. E guai ad uscire criticamente o semplicemente con dei distinguo critici dal seminato della vulgata.
E’ tra quelle pieghe di gridolini indignati sui social network che scopri e scovi le temporanee cordate i cui membri, dalle dinamiche paragonabili a quelle di una società di iniziati, si spalleggiano per il mantenimento a tutti i costi delle proprie rendite di potere mulinando una lingua collettiva coordinata con la manualità del mouse.