Perché l’esperienza di Barbiana è stata unica e imitabile

Firenze – L’unicità di Barbiana è frutto di una particolarissima combinazione di elementi. Un composto chimico irripetibile per l’unicità degli elementi che lo costituiscono. Al primo posto metto gli abitanti di Barbiana, i parrocchiani di don Lorenzo. Metto al primo posto il popolo di Barbiana perché è grazie a loro che si realizza il salto di qualità rispetto alla scuola popolare di Calenzano.

Sono molto diversi dalla popolazione prevalentemente operaia di Calenzano. Qui don Lorenzo incontra gli ultimi fra i contadini, quelli più deboli, poveri ed emarginati se comparati non solo agli operai, anche rispetto agli altri contadini delle pianure o del versante meridionale dello stesso monte Giovi. Ultimi anche in senso temporale. Lo sviluppo industriale già allora favorisce l’esodo dalle campagne e per i contadini delle zone più aspre e meno redditizie si ampliano le possibilità di spostarsi in zone migliori o in città a lavorare nell’edilizia o nelle fabbriche.

Se consideriamo il popolo di Barbiana da cui vengono i ragazzi della scuola il combustibile di quell’esperienza il comburente è don Lorenzo. Possiamo avere tutta la benzina che vogliamo ma senza ossigeno non ci sarà fuoco. Un comburente con una doppia valenza.

Da un lato il suo patrimonio di risorse che investe a Barbiana. Risorse proprie, costituite dal bagaglio culturale personale vasto e originale di don Lorenzo, e risorse indirette frutto dell’estesa e più che qualificata rete di relazioni che mette a disposizione di Barbiana.

Per colmare grandi lacune occorrono grandi risorse. In questo caso in primo luogo culturali, ma alcune materiali, pur piccole, hanno avuto importanza concreta e simbolica. Penso all’ospitalità delle famiglie della buona borghesia milanese che hanno ospitato i ragazzi in occasione delle trasferte per le opere alla Scala. Oppure le tubature che hanno permesso di portare l’acqua dalla sorgente alla pieve. Hanno reso ben visibile ai ragazzi e alle loro famiglie l’investimento che veniva fatto nella scuola e alcuni risultati immediatamente percepibili.

Il secondo aspetto di don Lorenzo è la sua straordinaria capacità di motivare. È frutto del suo innamoramento per la sua gente e per la fede. Don Lorenzo supera lo sconforto per il sentirsi ingiustamente punito, esiliato in una realtà marginale, per l’esiguità del suo popolo. Riesce a motivare i suoi ragazzi ad affrontare l’impresa che li porterà a superare i limiti di una cultura specifica, legata intimamente ad un contesto, però incatenata a questo, debole e condannata alla subalternità se non riesce a connettersi ad un mondo più ampio.

Infine c’è un elemento catalizzatore di cui ho imparato a capire l’importanza parlando con Michele Gesualdi. È Eda, la sua perpetua. Spesso la sua importanza non è stata considerata abbastanza. La relazione con i Barbianesi sarebbe stata più difficile senza il suo ruolo di connettore, di filtro.

Ho scritto che Barbiana è unica e imitabile. Si può cercare di ottenere reazioni simili con elementi diversi. Si tratta di seguire l’indicazione di don Lorenzo riferita da Adele Corradi: «fate scuola, fate scuola; ma non come me, fatela come vi richiederanno le circostanze»

È un monito importante. Temo che talvolta ci sia stato un eccesso polemico nell’accusare infedeltà di chi ha cercato di trarre indicazioni da Barbiana e si è sforzato di metterle in pratica. Capisco altresì l’irritazione di chi lo ha conosciuto in prima persona e ha visto e vede appropriazioni indebite del suo messaggio. Oggi è più popolare che cinquanta anni fa e ci sono spericolate operazioni di marketing.

Non posso evitare di parlare del Centro Studi Cisl in questa occasione. C’è un filo che lega il Centro Studi Cisl a Barbiana. Francesco Lauria ha fatto un bel lavoro di ricerca storica. E oggi? Siamo un centro di formazione, facciamo scuola. Possiamo dire che non solo ci ricordiamo di Barbiana e don Lorenzo ma addirittura cerchiamo di imitarne alcuni aspetti?

Oso dire di sì. Almeno nelle intenzioni. La nostra attività non è rivolta a persone analoghe ai ragazzi di Barbiana. Chi partecipa ai corsi a Firenze è quasi esclusivamente una persona impegnata a tempo pieno nel sindacato e per lo più con un ruolo dirigente.

L’ispirazione alla scuola di Barbiana la vedo nella volontà di combinare rigore e apertura. Rigore e apertura nella ricerca di contributi formativi nel mondo accademico, in quello delle aziende e delle organizzazioni con il criterio che diano un effettivo contributo in termini di sapere e competenze ai nostri corsisti, al di là di essere più o meno amici della nostra organizzazione.

Rigore e apertura nella valutazione dell’apprendimento di chi partecipa ai nostri corsi; rigore proporzionato al ruolo, quindi maggiore verso chi ha maggiori poteri e responsabilità.

Rigore e apertura nel cercare di dare maggiori opportunità, che vuol dire maggiore impegno sia per il formatore sia per il formando, alle persone che hanno alle spalle un percorso con minore scolarità.

Certo, nessuno di noi è paragonabile a don Lorenzo. Ci consoliamo ricordando una sua affermazione: «Guai se vi diranno: il Priore avrebbe fatto in un altro modo. Non date retta, fateli star zitti, voi dovrete agire come vi suggerirà l’ambiente e l’epoca in cui vivrete. Essere fedeli a un morto è la peggiore infedeltà».

Luigi Lama – Direttore Centro Studi Cisl Firenze

Fra gli autori del libro Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana, don Milani e il mondo del lavoro, a cura di Francesco Lauria (Edizioni Lavoro)

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