Palio dell’Assunta: la Lupa fa cappotto dopo la Carriera del 2 luglio

Siena – Un evento eccezionale che raramente accade. Solo due volte nel Novecento, nel 1933 fu la Tartuca, l’ultima volta, con la Giraffa, nel 1997.
Nel Palio niente è prevedibile e  tutto può accadere. La Lupa con lo stesso cavallo e stesso fantino del 2 luglio, ha conquistato la sua trentaseiesima vittoria.

La corsa è finita con il nerbo alzato di  Jonatan Bartoletti, detto Scompiglio, alla sua quarta vittoria. L’ultima lo scorso 2 luglio e con lo stesso cavallo: Preziosa Penelope che per due volte ha vinto la sua sfida sul tufo. Siena, incredula, ha assistito a un “cappotto” (questa la definizione quando, nello stesso anno, una Contrada vince due Carriere, ndr).

Tra i canapi Nicchio, Civetta, Giraffa, Aquila, Pantera, Drago, Bruco, Leocorno, Lupa, e la Tartuca di rincorsa. Dopo due partenze annullate a partire in testa il Nicchio inseguito dalla Civetta e Giraffa.

Alla prima curva di S. Martino dietro al Nicchio il Drago, la Giraffa e la Lupa, ma al primo Casato  la Lupa  ha rimontato posizionandosi terza, e sarà prima al terzo giro di S. Martino. Inutile ogni tentativo di rimonta del Drago.

Una corsa combattuta con il fiato sospeso. Gli occhi dei senesi puntati sulla Contrada del cuore, mentre urla di incitamento si levavano dal quel catino infuocato a forma di conchiglia. Uno spazio civico unico, perché capace di far rivivere, nel presente, la memoria storica di Siena.  E’ qui che passione, forza, coraggio, sacralità e fede, si ritrovano da secoli, ogni  2 luglio e  16 agosto.

I contradaioli di Vallerozzi hanno conquistato quel premio tanto desiderato, il drappo di seta dipinto dall’artista belga Jean-Claude Coenegracht, dedicato al 70° anniversario del voto alle donne. Ma l’emozione in Piazza è continuata a salire anche subito dopo la corsa quando i contradaioli della Lupa sono arrivati con il drappellone vinto a luglio e, con i due drappi, hanno iniziato a festeggiare la vittoria riportata sul Campo.

Il sole caldo di mezz’agosto ha abbandonato il tufo, adesso a scaldare è l’euforia della vincita,  per chi ha perso, invece, è già inverno. Dovranno aspettare mesi per tornare a sperare. A sperare in  quello che solo i senesi sognano: un cavallo vittorioso e un pezzo di stoffa che, per loro, vale più di qualsiasi bene materiale.

Euforia pura ha invaso il Duomo. I lupaioli sono arrivati a  centinaia, dentro il fruscio di seta e il rullo dei tamburi. Hanno  cantato il  Te Deum  per ringraziare la Madonna Assunta in cielo, in onore della quale si corre questo Palio di agosto. Un tripudio di popolo in festa dove l’individualità si fonde con la collettività, perché nata e cresciuta sotto una stessa araldica. La Contrada, del resto, è segno identitario indelebile. Un senso di appartenenza e amore difficile, se non impossibile, da comprendere.
Mentre nel mondo si seguivano le Olimpiadi di Rio, a Siena, nel cuore della Toscana, l’attenzione era solo  su questa corsa secolare. Unica.

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