Firenze – La Pubblica Amministrazione nazionale continua, nonostante i numerosi provvedimenti di questi anni, a detenere il record negativo per la lunghezza dei tempi di pagamento in Europa.
Così, nonostante tutti gli sforzi compiuti in questi ultimi anni, mesi e giorni, la Pa italiana rimane maglia nera per quanto riguarda i pagamenti ai fornitori: la media si attesta su 165 giorni di attesa. In Europa, secondo quanto emerso dalla classifica elaborata dalla Cgia di Mestre su dati di Intrum Justitia, rivela che in Europa nessuno è peggio di noi, con riguardo al primo trimestre del 2014: i greci pagano le fatture dopo 155 giorni, la Pa spagnola si attesta a 154, quella portoghese a 129.
Degni di segnalazione i tempi di pagamento dei paesi dell’ex-blocco sovietico, irraggiungibili anche solo col pensiero per la pubblica amministrazione nostrana, come si legge nella nota della Cgia: la Croazia salda i suoi fornitori dopo 62 giorni, l’ Ungheria dopo 54, la Lituania dopo 52, la Slovenia dopo 51, la Romania e la Serbia dopo 46, la Bosnia dopo 41, la Repubblica Ceca dopo 44 e la Polonia dopo 38.
E, nonostante gli sforzi dei vari governi, rispetto al 2009, sottolinea la nota, la situazione italiana è addirittura peggiorata: Italia e Spagna infatti hanno visto allungarsi i tempi medi di pagamento del Pubblico, di 37 giorni per il nostro Paese, di 15 per gli iberici. Nel resto dei paesi Ue, invece, la contrazione è stata pari a una media di 9 giorni.
Qualcosa in realtà si è mosso anche per l’Italia, in seguito all’adozione della nuova normativa che ha recepito la direttiva europea contro i ritardi nei pagamenti. Rispetto al 2013 infatti si è registrato un accorciamento dei tempi di pagamento di 5 giorni.
La speranza di invertire il corso delle cose è tuttavia dura a morire, come segnala il segretario della Cgia Mestre Giuseppe Bortolussi, che, riportando il dato dell’apertura della procedura di infrazione da parte della Commissione europea, auspica che “gli sforzi che sono iniziati in questi ultimi anni subiscano una decisa accelerazione”. La speranza della Cgia? Eccola: l’avvio della fatturazione elettronica “che è iniziata nei giorni scorsi per i ministeri, le agenzie fiscali, gli enti di previdenza/assistenza e da giugno 2015 anche per le Amministrazioni locali e per le altre Amministrazioni centrali. In buona sostanza si prevede il divieto da parte della Pa di pagare le fatture dei fornitori che non vengono imputate in una piattaforma elettronica predisposta con una vecchia legge del 2007 e regolamentata con il decreto ministeriale n° 55 del 2013”.
Un importante passo che potrebbe rivelarsi, se attuato coscienziosamente e con determinazione, decisivo per “rendere il nostro Paese più virtuoso e rispettoso delle esigenze delle imprese”.