Nel giorno dedicato alla memoria della Shoah, a 71 anni dall’apertura dei cancelli di Auschwitz, tutto il mondo civile, la società, le istituzioni, le persone si fermano dinanzi all’orrore dello sterminio degli ebrei, degli zingari, degli oppositori politici, degli omosessuali, delle minoranze scomode e considerate inferiori nel disegno perverso di una Europa ariana e di un mondo dominato dal nazifascismo.
Incubi di un passato mai abbastanza remoto, che continuano ad interrogarci sulle ragioni di un fenomeno storico senza precedenti.
Ci dicono che questi incubi fanno parte della storia umana, che le loro radici non sono mai del tutto estirpate. È questa appartenenza alla vita umana di tragedie inenarrabili l’incubo più grande, che ci accompagna sempre.
La Giornata internazionale della Memoria non serve ad ammutolire le coscienze nella commozione o nel rigetto di quanto accaduto. Serve a pensare, a riflettere; pone domande che esigono risposte, un’assunzione di responsabilità. Consente a tutti, nella ampia offerta di spunti culturali ed emozionali in questi giorni dedicati al ricordo, di ripartire dall’umanità. Ricominciare il pensiero dalla civiltà, dalla giustizia, dall’eguaglianza, e dunque dalla pace.
Ci sono luoghi consacrati a questo pensiero. Tra i tanti c’è anche Casa Cervi, un luogo di resistenza e di libertà ancora oggi vivo in nome degli stessi valori rinati dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale.
Anche da Casa Cervi, come ogni anno, si può ripartire, ritrovarsi nell’alveo dell’antifascismo e della democrazia che prosegue fino ai giorni nostri e oltre.
Lo si può fare nella Giornata della Memoria, così come in tutti gli altri giorni. Per ricordare, per conoscere, per progettare un avvenire lontano dagli incubi del XX secolo.