Mostre: il Marocco Medievale e il Grifone di Pisa

Rabat – C’è anche un capitolo dedicato ai rapporti fra il grande impero Almohade e Pisa, a cavallo fra il XII e il XIII secolo, nella mostra “Marocco medievale, Un impero fra l’Africa e la Spagna” aperta nei giorni scorsi nei locali del Museo d’arte contemporanea di Rabat. La grande esposizione dedicata a un periodo poco studiato della storia euro-mediterranea è stata realizzata in collaborazione con il Louvre che l’ha ospitata fra l’ottobre e il gennaio scorso.

Si tratta  di un evento eccezionale,  perché per la prima volta viene messo in evidenza il notevole contributo che le dinastie islamiche che si sono succedute fra il X e il XV secolo nel Maghreb occidentale e in Andalusia hanno dato alla civiltà umana. In un percorso bene illustrato da didascalie e pannelli, si può individuare lo sviluppo di una sensibilità culturale e artistica che avrà il suo massimo sviluppo nel periodo delle grandi capitali: Fes, Marrakech, Rabat e Siviglia.

Proprio nel momento in cui erano impegnati nelle guerre della Reconquista spagnola della penisola iberica, i principi arabi intrattenevano rapporti stretti con Pisa e Genova in un mercato mediterraneo che fioriva grazie agli accordi diplomatici. Fra i documenti esposti alla mostra, vi sono ad esempio lettere del figlio del califfo Al-Nasir al governatore di Pisa, Girardo Visconti. In una si danno assicurazioni sul rispetto dell’incolumità nei confronti dei mercanti pisani e che eventuali isolati pirati verranno attaccati e messi in condizione di non nuocere. In un’altra si parla appunto di un episodio di aggressione, l’attacco contro tre navi pisane nel porto di Tunisi con morti, feriti e donne violentate. I colpevoli sono stati presi e puniti – si afferma nella missiva – e dunque il commercio fra Tunisi e Pisa può riprendere.

Come immagine-simbolo di questi rapporti inter-mediterranei, i curatori della mostra hanno scelto il Grifone che campeggia sul tetto della navata centrale della cattedrale di Pisa (l’originale è conservato nel Museo dell’Opera del Duomo). Fu solo nel 1846 che si pensò a un’origine araba della scultura, probabilmente bottino di una delle numerose battaglie che opposero Pisa agli arabi tra il 1005 e il 1115. Si tratta della più grande opera  in bronzo conosciuta del mondo musulmano mediterraneo premoderno e rappresenta nella sua iconografia una sorta di modello dell’incontro fra le culture mediterranee dell’epoca.

Un modello che l’intelligente re del Marocco Mohammed VI, impegnando autorità e risorse per la realizzazione della mostra, ha voluto riproporre nel momento in cui il vento dell’integralismo e della contrapposizione è tornato a soffiare fra le due sponde del Mediterraneo.

Foto: www.en.wikipedia.org

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