Marcia di Barbiana, la Fondazione: “No alla spettacolarizzazione”

Firenze – Sì alla marcia, no alla sua spettacolarizzazione. E se la politica interviene invitando personaggi noti, prevedendo una scaletta di interventi politici, la performance di un soprano davanti al cimitero, la pubblicizzazione del gemellaggio con la marcia della pace Perugia Assisi, interventi non concertati con la Fondazione, allora, come spiega la comunità con una nota, a non esserci sarà la Fondazione. il motivo è semplice: tutto ciò viene vissuto come il tradimnto del messaggio di Don milani, vale a dire creare un momento intimo di raccogliemnto e rifelssione che riguarda anche i politici. Sì, i politici, non come protagonsiti ma come “pellegrini”, cercatori dello spirito che umilmente accolgono il messaggio di Barbiana e del suo ispiratore, don Milani. In sintesi, tutti bene accetti, famosi e non famosi, istituzioni e semplici cittadini, ma nessuno protagonista. O meglio, protagonista la spiritualità, il raccoglimento interiore e la riflessione.

Punto di vista evidentemente molto diverso da quello che ha spinto il sindaco di Vicchio a intervenire, creando una scaletta (non condivisa, dicono dalla Fondazione) che oltre alle presenze istituzionali della politica, vede anche, oltre la performance canora, la presenza “mediatica” della medaglia d’oro alle Olimpiadi Antonella Palmisano. Nessun problema verso la persona, come si specifica dalle associazioni che organizzano il 4 settembre di ogni anno la storica marcia, ma se questa diventa un richiamo mediatico sì. Con in più la coesistenza della Marcia con altre due iniziative che si terranno a Vicchio, come la mostra fotografica su Barbiana e il premio “I care” che verrà assegnato ai sanitari che in Mugello hanno partecipato alla grande lotta contro la pandemia. Del resto, il manifesto messo in piedi dalle varie associazioni quest’anno prevede una profonda riflessione spirituale e religiosa sul significato dell’accoglienza da parte dell’Europa, con la Pace in primo piano e la scuola, come strumento di abbattimento delle diseguaglianze sociali, in particolare nel solco terribile tracciato dalla pandemia.

La risposta del sindaco non si fa attendere, e butta benzina sul fuoco. Si tratta di una replica veicolata sui quotidiani cittadini. “Don Milani è di tutti – dice in sintesi il sindaco – non può essere una Fondazione privata a decidere quel che succede” a Barbiana.

 

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