“Lo schifo. Omicidio non casuale di Ilaria Alpi”: il teatro-inchiesta di Stefano Massini

20 marzo 1994: l’inviata del Tg3 Ilaria Alpi e l’operatore triestino Miran Hrovatin muoiono in un misterioso incidente stradale a Mogadiscio, luogo in cui si trovavano per indagare sulla guerra civile somala e su un intricato traffico di armi e rifiuti tossici. Il 7 febbraio del 2006 la Commissione d’inchiesta parlamentare chiuse il caso dichiarando che «i due giornalisti non avevano scoperto nulla, è stata solo una settimana di vacanza finita male». Stefano Massini, drammaturgo fiorentino divenuto noto per le accurate ricerche alla base delle sue opere, ha ripreso in mano questa vicenda di cronaca cercando di coniugarla con la poesia scenica. Curando anche la regia ha affidato il monologo “Lo schifo” ad una brava attrice di teatro, Lucilla Morlacchi, una specie di Ilaria Alpi che da un luogo indefinito post-mortem ripercorre la sua tragica storia.

Incalzante la struttura drammaturgica, che procede per capitoli sviscerando le tappe dell’indagine che Ilaria stessa aveva svolto in quei suoi ultimi giorni a Mogadiscio. Lo stile di Massini, si sa, non lascia nulla al caso, si avvale di una ricerca smodata di informazioni, e rende sempre intrigante i suoi testi. Lo fece anche nell’opera con cui ha conquistato la notorietà nel 2005 vincendo il Premio Tondelli: “L’odore assordante del bianco”, una vera e propria immersione nella vita e nella mente del pittore Vincent Van Gogh. “Lo schifo” è un ulteriore passaggio nel suo percorso autoriale, testo di impegno civile il cui oggetto risulta essere direttamente un’inchiesta giornalistica, quella, appunto, svolta da Ilaria Alpi e che le è costata la vita. La donna aveva ficcato troppo il naso negli affari italiani in Somalia. Le fu chiusa la bocca, facendo apparire come un incidente un omicidio ben programmato. E le indagini sulla sua morte non furono da meno. Archiviate. In gioco l’Italia stessa, nella sua “missione di pace”: ma chi mai si preoccuperebbe di portare la pace senza ricevere niente in cambio?

Ilaria aveva scoperto la SHIFCO (nel gioco anagrammatico con il titolo dello spettacolo, andato in scena al Teatro Metastasio di Prato), compagnia statale di pesca del governo somalo, la quale, in accordo con gli italiani, era coinvolta in un traffico di armi e di rifiuti tossici. «Lo schifo dell’Italia sbarca tutto qui» – le avrebbe detto il sultano. Gli italiani davano lavoro ai pescatori somali nel porto di Bosaso, ma in cambio dettavano le loro regole. In quella zona a Nord della Somalia la gente si ammalava, si copriva di piaghe, a causa del materiale tossico che veniva importato e “sepolto” in quella terra africana. 400 km di un’autostrada inutile, costruita da una ditta di costruzione italiana, copriva i rifiuti provenienti dall’Italia. Poi, il resto, in mare. Questo il prezzo per un popolo in guerra, per un paese che vive in miseria, messo di fronte ai ricchi “portatori di pace”. Strano che i somali odiassero tanto gli italiani.

Accanto a Lucilla Morlacchi, l’altra interprete, Luisa Cattaneo. Non un personaggio, ma un insieme di figure “oscure”, l’ombra degli interlocutori incontrati da Ilaria durante la sua inchiesta, senza viso, molti anche privi di un nome. Rinchiusi nella sua memoria, andata perduta anch’essa con la sua morte. Massini affianca ad un monologo crudo e realisticamente dettagliato, immagini, suoni e ologrammi che distanziano la realtà dalla dimensione scenica (spazio scenico a cura di Paolo Li CinLi e disegno luci di Roberto Innocenti). È in quell’incontro che la vicenda si fa teatro. Si fa poesia. Si fa emozione. Ed è quest’ultima che l’autore fiorentino riesce a regalarci, in modi sempre nuovi e profondi.
 

Total
0
Condivisioni
Prec.
Tramvia, il vero rischio si chiama credit-crunch

Tramvia, il vero rischio si chiama credit-crunch

Chi l’avrebbe mai detto: a fermare la tramvia non sono riusciti né

Succ.
De Tomaso: la proprietà incontra l’assessore regionale alle Attività produttive

De Tomaso: la proprietà incontra l’assessore regionale alle Attività produttive

Gianluca ed Edoardo Rossignolo, i due fratelli proprietari della De Tomaso,

You May Also Like
Total
0
Condividi