Il vescovo Morandi ed il “non expedit” amministrativo per cattolici impegnati

Il vescovo di Reggio scrive una lettera ai cattolici impegnati (cioè con ruoli pastorali o che abbiano assunto ministeri) per evitare che scendano nell’agone amministrativo. Pena le dimissioni dal loro ruolo nella Chiesa

Perché l’arcivescovo di Reggio Emilia – Guastalla, mons.Giacomo Morandi abbia optato per riportare indietro di alcuni decenni le lancette della storia, nel rapporto cattolici-politica, non è dato sapersi. In genere questi pronunciamenti non avvengono a caso, per un mero ed improbabile rigurgito antimodernista. Ma per motivi assai più pratici.

Fatto sta che, datato 2 febbraio 2024, dalla Curia reggiana, indirizzato a tutti i parroci, con un’ulteriore successiva precisazione a causa di ambiguità interpretative, è stato inviato un documento in cui si minaccia la sospensione da ruoli diocesani di tutti quei fedeli che abbiano intenzione di candidarsi alle amministrative del giugno 2024 quando si voterà per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale cittadini.

Questa la sostanza, la forma è naturalmente più ecclesiastica: non si tratterebbe di minaccia ma di disposizione e agli aspiranti sindaci o consiglieri si chiedono le dimissioni. Da cosa? Dagli incarichi diocesani e pastorali. Tipo consigli pastorali in parrocchia od organismi vari della diocesi reggiano-guastallese. Per non parlare di coloro che hanno assunto ministeri all’interno della Chiesa: dunque non solo preti o diaconi ma anche lettori, accoliti e ministri straordinari dell’Eucarestia. Motivo: evitare le tensioni politiche all’interno delle comunità. Come se ciò bastasse ad appianare le inevitabili e spesso nette divergenze che vigono anche nelle parrocchie (per fortuna) a questo proposito.

Il vescovo Morandi

Questo non expedit declinato in salsa amministrativa (ricordiamo che quello del 1868 di Pio IX riguardava le elezioni politiche del Regno d’Italia) cala nel pieno di un contesto in cui le divisioni politiche tra i cattolici (aggettivo sostantivato attualmente impossibile da contenere in un’unica definizione date le centinaia di sfaccettature che l’appartenenza può assumere) non sono così nette. Anche perché le sfumature tra gli schieramenti si fanno via meno definibili, stando almeno ai desueti criteri destra-sinistra.

Un esempio? Quello che è recentemente accaduto nella Regione Veneto dove la legge sul fine-vita, che vedeva favorevoli tra gli altri il Governatore leghista Luca Zaia, è saltato per il voto contrario della cattodem Anna Maria Bigon che in coscienza ha espresso voto contrario dopo una telefonata con Graziano Delrio. Come a dire che a voler incasellare a tutti i costi il concetto di laicità (nel nostro caso come autonomia decisionale rispetto ai desiderata del clero) nell’ideale progressista piuttosto che in quello conservatore, spesso ci si prende. Ma spesso anche no.

La disposizione morandiana prevede anche il divieto alle parrocchie di ospitare presentazioni e dibattitti politici di ogni colore: disposizione che a noi risulta già violata in più d’una occasione, sia da destra che da sinistra che al centro. Anche se non è chiaro cosa possa avvenire in questi casi, fatto salvo che una sacrosanta e fraterna ramanzina.

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