Il grande Meaulnes

Continuo a dire "a casa nostra" anche se la casa non ci appartiene più. Abbiamo lasciato il paese da quasi quindici anni e certo non ci torneremo mai più.
Allora abitavamo l'edificio del Corso Superiore di Sant'Agata. Mio padre, che io chiamavo Signor Seurel come tutti gli altri allievi, dirigeva tanto il Corso Superiore, per il diploma di maestro, quanto il Corso Medio. Mia madre insegnava nelle classi elementari.
Una lunga casa rossa, all'estremità del paese, con cinque porte a vetri e rampicanti di vite vergine; un cortile smisurato, con portico e lavanderia, che apriva verso il villaggio un grande portone; a nord un cancelletto sulla strada per la stazione distante tre chilometri; a sud e dietro, campi, giardini, prati che arrivavano a toccare i sobborghi: ecco l'aspetto sommario di quella casa dove passai i giorni più tormentosi e dolci della mia vita dalla quale si gonfiarono, per ritornare poi a spezzarsi come onde su uno scoglio solitario, le nostre avventure.

(Traduzione: Giuliano Gramigna)

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