La Matilde si fa in due, ma per Montefalcone i soldi ancora non si trovano. L’assemblea dei soci della srl proprietaria dell’antico convento di Montefalcone, riunita nei giorni scorsi a palazzo Allende, ha infatti dato il via libera all’ipotesi di scissione della Matilde in due società. Si tratta di un’operazione che punta a valorizzare lo splendido complesso di San Polo d’Enza oggi in stato di abbandono e grave degrado.
Va detto che fino la gestione del convento dopo l’acquisizone al patrimonio pubblico della Provincia non ha dato i risultati sperati: dopo 10 anni l’operazione ci è costata 6 milioni e mezzo di euro e ne sono necessari altri sei perché il complesso possa essere restituito alla comunità. La situazione attuale, come si diceva, è critica: oltre al degrado e all’abbandono, ci sarebbe anche il rischio di crolli.
Cosa faranno le due nuove società che dovrebbero nascere entro i primi sei mesi del 2012? Nella prima verranno inglobate le proprietà immobiliari in capo all’attuale società, a partire dal convento di Montefalcone. A dar vita alla società immobiliare – che avrà come scopo principale la valorizzazione del complesso monumentale – saranno la Provincia (che oggi detiene il 60,33 della Matilde srl) e gli enti pubblici aventi le quote più rappresentative. La seconda società, destinata a trasformarsi in un futuro prossimo in una fondazione, si occuperà della promozione territoriale dell’area matildica. Ne faranno parte enti locali e soprattutto i privati che vorranno misurarsi con nuove attività d’impresa nel campo della promozione acquisendo eventualmente ulteriori partecipazioni.
Concorde sulla scissione della Matilde srl la presidente della Provincia Sonia Masini, che però ammette che qulcosa in questi anni non ha funzionato: “Bisogna suddividere le due attività, oggi concentrate in un’unica società, per dare la possibilità di andare avanti a chi si vuole occupare di promozione territoriale e al tempo stesso per tentare di sbloccare l’utilizzo di Montefalcone con l’acquisizione sul mercato di capitali che, finora, non si sono resi disponibili nonostante i ripetuti tentativi messi in campo e gli innumerevoli incontri promossi. Va ricordato, infatti, che i fondi del Ministero spesi a suo tempo per mettere in sicurezza il convento, bene storico di grande valore, sono andati a buon fine. Fin da allora si sapeva che i fondi non sarebbero stati sufficienti per terminare l’opera. Quindi non vi è stato alcuno spreco. Semplicemente non è stato possibile reperire la restante cifra necessaria al completamento. Cifra che viene valutata attorno ai 6 milioni di euro. Non hanno potuto investire comuni e Provincia che hanno preferito spendere sulla mobilità. Non è più intervenuto lo Stato né sono intervenuti i privati che pure sono stati cercati. Ora si apre una nuova fase per potenziare la ricerca di partner, italiani o stranieri, e dedicare questo monumento storico ai fini da tempo individuati: dalla ricettività alberghiera di qualità all’esposizione e valorizzazione di prodotti tipici legati all’epoca matildica, dalla storia alla cultura nelle sue diverse forme. Il progetto di marketing che stiamo predisponendo pensiamo sarà un volano anche per strutture di questo genere”.
L’assemblea dei soci ha dato mandato all’amministratore unico della società, il commercialista Giancarlo Attolini, di predisporre il progetto di scissione che dovrà essere approvato in via definitiva da un’assemblea straordinaria dei soci. L’operazione, ha spiegato l’amministratore unico Attolini, “serve a sciogliere un nodo irrisolto dell’attuale società che si propone due finalità che tra loro mal si conciliano, da una parte la valorizzazione di Montefalcone che richiede rilevanti investimenti e responsabilità, dall’altra la promozione territoriale. In questo modo daremo più vigore ed efficienza all’una e all’altra mission. Da oltre un anno stiano lavorando per ripensare l’attività e la strategia della società. Questo tempo è servito per gettare le fondamenta di nuove prospettive, per creare contatti e accordi per valorizzare il complesso di Montefalcone”.
Le nuove prospettive al momento restano un mistero, mentre i costi per il completamento dei lavori sono aumentati di anno in anno. Sarà sufficiente raddoppiare la Matilde per restituire ai reggiani un grande patrimonio?