Firenze – E’ in corso a Firenze il Convegno Internazionale sul Battistero di San Giovanni (24 e 25 novembre) organizzato dall’Opera di Santa Maria del Fiore e coordinato dall’architetto Francesco Gurrieri. Convegno con tanto di conferenze propedeutiche nel corso del 2013/14, che hanno permesso una serie di relazioni di altissimo livello, con partecipazione di esperti di diversi paesi.
Lo scopo è stato quello di scandagliare le stratificazioni architettoniche e artistiche del plurisecolare monumento, al fine di una tutela e conservazione fondata sulle più avanzate conoscenze che hanno permesso un rilievo completo dell’edificio, eseguito con la innovativa tecnica laser-scanner. Ma è stata, questa del convegno, anche l’occasione per la conoscenza delle radici storico – culturali più remote dell’edificio, grazie alla presenza e alle comunicazioni degli studiosi stranieri. Si è potuto così risalire ai più antichi templi a pianta ottagonale in India, grazie alla relazione del prof. A. Kumar Sah, che ha illustrato alcune costruzioni a pianta ottagonale dell’ architettura indo – islamica e il significato della figura dell’ottagono nella complessa cultura indiana, nei trattati di geometria e nella tradizione orale.
Come l’intervento del prof. Sah ha messo in relazione la pianta ottagonale del Battistero di San Giovanni con le più remote affinità nello spazio e nel tempo, così anche le relazioni degli altri ospiti stranieri hanno mostrato le importanti connessioni della pianta ottagonale degli edifici col nostro San Giovanni. Il prof. Rassekhi , dell’università di Teheran, ha spiegato l’evoluzione delle costruzioni in Persia partendo dal problema e dalla primitiva difficoltà di ‘cupolare’ gli ambienti a pianta ottagonale, e quindi il senso di una certa sacralità dell’ottagono stesso. Anche la relatrice dell’Università di Istanbul, Aygul Agir, ha mostrato la diffusione degli edifici ottagonali in Turchia, specie del periodo paleocristiano e bizantino, quando la pianta ottagonale era usata per mausolei e Battisteri, con esemplari a Efeso e Istanbul , ispiratori delle grandi Chiese di tipo bizantino in Italia, come lo stesso Battistero di Firenze. Sulla stessa linea si è mosso il prof. J.Gallega Roca, dell’università di Granada, in una realtà a noi più vicina, ascrivendo i grandi monumenti di Cordoba, Alhambra e Granada agli influssi di Bisanzio, insieme a quelli della presenza araba nel centro-sud della Spagna, con influenze siriane, come rilevabile in tanti edifici del primo Cristianesimo in Italia, fra cui il Battistero fiorentino. L’apporto dei relatori stranieri è parso particolarmente importante anche per uscire dalla visione talora troppo eurocentrica della nostra cultura storico-artistica.
Ma naturalmente il nocciolo duro, per così dire, delle relazioni è stato delle competenze locali, con capacità di grande approfondimento di temi basilari, come quello del policromismo di origine orientale, dei rivestimenti marmorei del Battistero e della loro messa in opera (prof. Luigi Zangheri e poi Carlo Cresti). Altrettanto possiamo dire delle comunicazioni ampie e puntuali di Annamaria Giusti e di Bruno Santi sul ciclo musivo del monumento e del complesso problema della sua datazione. La giornata del 25 vedrà relazioni di carattere più tecnico sulla costruzione vera e propria del Battistero ,i restauri , i contributi diagnostici e lo stato di conservazione attuale.