I controversi dati del Jobs Act

renzi-obama-844297I dati bisogna saperli leggere. Su alcuni giornali si scrive che i contratti a tempo indeterminato sono calati ad agosto 2016 del 32% rispetto ad agosto 2015. Ciò per alcuni significherebbe che il Job Act non stia funzionando. Il Presidente INPS Tito Boeri ha subito chiarito una cosa che per chi ha studiato un po’ di economia è ovvia (la categoria esclude alcuni parlamentari) e cerco di chiarirla. Nel 2015 il Job Act era già in vigore, la decontribuzione per le assunzioni era del 100% per tre anni per i contratti stipulati nell’anno, quindi nel 2015 c’è stato un boom di assunzioni a tempo indeterminato. Assunti che restano tutt’oggi e per i prossimi anni al lavoro.
Nel 2016 la decontribuzione è calata. Quindi come ovvio stanno calando rispetto al 2015 le nuove assunzioni. I numeri dicono che se nel 2015 rispetto al 2014 (anno in cui il Job Act non era in vigore) le assunzioni hanno segnato un +100 ( numero ipotetico per capirci), ad agosto 2016 sono -32 rispetto al +100 dell’anno precedente (quindi +68).

Quindi cala la crescita percentuale ma non il valore assoluto. Per avere un dato certo rispetto al Job Act bisogna guardare ai posti di lavoro a tempo indeterminato creati tra gennaio 2015 e luglio 2016 pari a + 430.000. In generale i dati vanno confrontati con il 2014 quando il Job Act non c’era. Stessa cosa per i licenziamenti, Boeri precisa che i licenziamenti 2016 sono allo stesso livello del 2014 quando ancora non era in vigore il Job Act. È quindi sbagliato dire che il Job Act ha prodotto un incremento dei licenziamenti.
Resta inteso che il Job Act non è un provvedimento di politica industriale, ma una regolamentazione del mercato del lavoro quindi non produce posti di lavoro, ma favorisce la stipula di contratti a tempo indeterminato rendendoli più convenienti rispetto ai contratti flessibili.

I voucher vedono un incremento significativo e questo non va bene, il ministero del lavoro è intervenuto alcune settimane fa obbligando chi li attiva a comunicarlo prima all’ispettorato del lavoro in modo da fare controlli mirati sulla legittimità di utilizzo. Vedremo nei prossimi dati se il provvedimento avrà effetto.

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