Firenze – Oggi, una giornata storica per il calcio italiano: un arbitro donna, la livornese Maria Sole Ferrieri Caputi dirige per la prima volta un incontro di calcio sella serie A maschile(Sassuolo-Salernitana). Salutiamo Co n soddisfazione questo esordio augurandoci che arrivino altri arbitri donna nella massima serie.
Peraltro, in Francia da diversi anni la celebre Stéphanie Frappart arbitra partite di alto livello come la Champions League (dove ha esordito nel 2020 con Juventus –Dinamo Kiev) e la Supercoppa europea. In Germania ci sono arbitri donna che dirigono incontri di Bundesliga; l’ucraina Kateryna Monzul ha arbitrato partite internazionali maschili, come la greca Chrysoula Kourompylia. Ma adesso l’Italia si pone in prima linea.
La trentaduenne Ferrieri Caputi, una laurea magistrale in Sociologia all’Università di Firenze con il massimi dei voti e un ampio curriculum di ricercatrice è ricercatrice in una Fondazione – Scuola di Alta Formazione.
Anche a questo traguardo sportivo è arrivata con pieno merito avendo fatto una lunga gavetta fin da quando aveva 17 anni e ha già diretto un squadra di serie A in Coppa Italia.
A venticinque ha esordito in serie D. Nel 2019 ha arbitrato una partita della Poule Scudetto di quarta serie poi nel Torneo di Viareggi e nell’Europeo femminile: Debutta in serie C maschile nel 2020. E nell’ottobre 2021, arriva in serie B (esordio in Cittadella-Spal).
Ma quello di oggi è un traguardo storico non solo per il calcio. Infatti, l’arbitro è una figura carismatica, che nell’immaginario collettivo incarna autorevolezza e determinazione.
Il noto aforisma di Boskov “rigore è quando arbitro fischia” denota profonda saggezza Infatti, si può discutere quanto si vuole se il fallo c’era o no. Ma ogni commento diviene platonico quando l’arbitro ha deciso. E nel film di Nanni Moretti Il portaborse, il consigliere di un noto politico gli suggerisce di rispondere a un giornalista ostile che lui aveva arbitrato in serie C, quindi figuriamoci se aveva paura delle sue domande..
Ebbene, quando mi prende un po’ di nostalgia per “i miei bei tempi andati” (anni ‘60 –’70) cerco anche di ricordare quanto fossimo ingessati nelle angustie di un conservatorismo sociale di cui l’esempio tipico era proprio Il ruolo delle donne. Che erano ancora relegate in una posizione subalterna incentrata sulla casa. Spesso lavoravano ma nelle posizioni più basse. Le istituzioni, le funzioni pubbliche erano riservati agli uomini e questo veniva giustificato con argomenti speciosi.. Ricordo che quando osservavo che in altri Stati le donne facevano parte della polizia e delle forze armate mi veniva risposto che le donne non avevano resistenza e forza fisica e qui era facile replicare che con le armi moderne la forza fisica serviva poco Ma allora obiettavano che non avevano la necessaria autorevolezza(!).
Pertanto, alcuni decenni fa Immaginare una donna arbitro in incontri di calcio maschile, sarebbe stata considerata un’idea folle, inaudita. Avrebbero detto che una donna non sarebbe riuscita a imporsi ai calciatori uomini, che sarebbe stata bersagliata dal pubblico da battute e da espressioni volgari (e invece credo che il pubblico calcistico, in questi casi, sia stato migliore di quanto si asseriva: magari insultano pesantemente i giocatori ma il rispetto per l’arbitro è un punto fermo) che non avrebbe avuto la resistenza fisica per seguire le azioni, ecc. ecc. Argomenti pienamente smentiti, come si è visto e sono ormai molte gli arbitri donna anche nel calcio maschile. Un altro pregiudizio che viene sfatato nella lunga strada della parità di genere.