Firenze – Ribadita la volontà dei lavoratori della ex Gkn, dalla fabbrica non esce nulla. O perlomeno, non esce nulla “che non sia concordato con i lavoratori, perché ciò che esce deve essere oggetto di trattativa fra le parti sociali e soprattutto deve uscire nel momento in cui vi sia chiarezza sull’intera vicenda, compresi gli investitori”. Chiarezza che al momento, secondo il Collettivo di Fabbrica, è ben lungi dall’esserci.
Il nodo si era ingarbugliato nella giornata di ieri, quando il presidio permanente della fabbrica era stato chiamato in prefettura. Una convocazione, spiegano i lavoratori in un post, che “avviene in seguito alla lettera di Qf e di Stellantis dove si reclama materiale dentro lo stabilimento. Non stiamo parlando della richiesta di qualche singolo dettaglio ma di oltre 90 giorno di carico e scarico stimati. In pratica siamo al tentativo di risolvere come un problema di ordine pubblico, con coinvolgimento delle forze dell’ordine, un elemento di trattativa sociale tra le parti”.
“Trattativa che tra l’altro si è arenata a seguito di ben quattro incontri istituzionali mandati a vuoto da Qf, per l’assenza totale del Mise sparito dai radar il 20 di aprile senza rendere conto a niente e nessuno, per una convocazione in Regione Toscana “con la presenza degli investitori” risultata a seguito farlocca per l’assenza al tavolo anche solo di qualcuno che avesse la procura legale degli investitori, per come Qf sta disattendendo diversi punti dell’accordo quadro.
Invece di rimettere la discussione sui giusti binari e rispondere alle legittime e reiterate richieste della Rsu, delle organizzazioni sindacali e del Collettivo di fabbrica, oggi e per la prima volta dall’inizio della vertenza viene giocata la carta delle forze dell’ordine all’interno della trattativa”.
Nell’incontro di ieri, il tentativo era quello di capire, da parte del Prefetto, se fosse possibile una mediazione fra le parti, a fronte della richiesta di Stellantis di tornare in possesso di “culle” e macchinari che si trovano all’interno dello stabilmento. Chiara la posizione della RSU, che non vuole fare uscire niente se non di fronte a qualche fatto concreto e a una chiarezza che riguarda il futuro, della fabbrica e dei lavoratori. Inoltre, la RSU ha respinto con fermezza la genesi che teme si stia prospettando, ovvero la mutazione di un problema di tipo socio-economico ( la reindustrializzazione) in una questione di ordine pubblico.
Per quanto riguarda la nuova proprietà, l’imprenditore Borgomeo, prendendo atto della posizione dei lavoratori decisi a non fare uscire niente dalla fabbrica, almeno finché non ci siano prospettive chiare e concrete sul futuro lavorativo dell’azienda, fa sapere che dovrà continuare a pagare le multe che giungono nella contingenza attuale e dichiara la sua amarezza per una vicenda che, dice, non deve essere legata al passato. “La situazione richia di danneggiare solo QF”. Tuttavia, il progetto continua: il 19 luglio è previsto un incontro al Mise, dove finalmente pare che l’imprenditore “sveli” i nomi degli investitori. Un passo avanti importante per la tranquillità dei lavoratori.
Foto: Luca Grillandini