Ex Gkn, corteo dei 15mila, la richiesta a gran voce: “Basta sabbie mobili, ripartire”

Firenze – Gkn, dopo un anno e mezzo. Terza manifestazione a carattere nazionale, nuovo appello, rispondono 15mila persone, come riferiscono gli organizzatori. Ma vedere il serpentone con la testa alla Fortezza e la coda che ancora non ha smesso di sfilare dall’uscita di via Corridoni, in alto verso il viale, è unoo spettacolo che raramente Firenze mostra. E di nuovo, l’ha mostrato oggi, sabato 25 marzo, per chiamare a raccolta le energie e le speranze di operai, fabbrica, territorio. Non senza qualche momento di tensione quando, giunti sul viale davanti alla Fortezza, il serpentone ha deviato dal percorso stabilto, volendo infilare il sottopasso invece della strettoia che porta a piazza Bambini di Beslan per arrivare ai giardini della Fortezza in cui si sarebbe sciolto, ma che dopo circa un’oretta di trattative e il rinserrarsi dei ranghi della Polizia in assetto antisommossa, è sfociato con un rientro del corteo nel percorso stabilito.

Un anno e mezzo dopo, di nuovo in corteo, senza stipendio, con una polemica delle ultime ore che pesa come un macigno, quella del ministro Adolfo Urso, che ieri ha detto che il blocco, per quanto riguarda gli investitori per la ex Gkn, è la presenza degli operai in fabbrica che ne limitano l’accesso. Pretestuose parole, come dicono gli operai, come ribadisce Emiliano Fossi, segretario regionale del Pd, deputato, ex sindaco di Campi, che protesse la fabbrica nelle prime fasi con l’ormai famosa ordinanza di divieto di avvicinamento ai Tir: tutti possono entrare, tutti coloro che hanno o potrebbero avere interesse a rilevare, valorizzare, occuparsi della fabbrica. Ma la fabbrica, come ribadisce Dario Salvetti, Rsu,  “la fabbrica sono gli operai”.

La fabbrica sono così tanto gli operai, che nonostante l’assenza di stipendio (6 mesi, è dell’altro ieri una sentenza del Tribunale del lavoro che rigetta un primo ricorso della Qf)) la fatica della resistenza, i problemi quotidiani di chi è senza lavoro, sono riusciti a studiare, a mettere in campo competenze universitarie, economiche, tecniche, e hanno costruito un bellissimo piano alternativo di rilancio, un piano che guarda al futuro, alle energie sostenibili, al risparmio energetico all’innovazione più altae sofisticata. Oggetto di un crowdfunding che in pochissimi giorni è arrivato verso i 23mila euro,. La fabbrica è così indissolubilmente legata ai suoi operai, che se non fossero stati loro, in questi due anni, prendersene cura, sarebbe già morta, e non pronta a ripartire, come un felino addormentato che apre gli occhi è può balzare. Le macchine, le manutenzioni, le pulizie, tutto questo hanno fatto gli operai, in questi anni, con quella lunga e ormai leggendaria assemblea permanente che a giorni sarà anche teatro di un festival di letteratura, “Working class”.

Oggi, in corteo c’è tutto questo e di più. Ci sono le solidarietà che vengono da tutta Italia, Napoli, Genova, Padova, Bologna; ci sono le lotte del territorio che convergono in un’unica richiesta di equità sociale; c’è la voglia di soluzioni ma non senza dignità. Sono i discorsi, quelli che si fanno prima dell’inizio del corteo, a raccontare davvero cosa c’è in gioco. Un giovane operaio dice a una collega: “Mi hanno offerto un lavoro per due mesi se va bene, e poi?”, un altro: “Sì, ancora qualche soldo ce l’ho, ma se si continua così….”. Un’operaia: “Mio figlio mi ha chiesto se ce la facciamo, se no smette di studiare…”. Amare parole, per chi sa lavorare e soprattutto sa che la fabbrica non ha chiuso per colpa sua, perché almeno economicamente, quelle 400 mail circa di licenziamento non erano giustificate. Amare parole, ma su tutto il sogno, la forza di continuare a immaginare il futuro, magari nelle cargo bike, in una cooperativa di lavoratori che riabbraccino la fabbrica, loro che “sono” la fabbrica.

“Sei mesi senza stipendio, il sequestro di fatto dei contratti nazionali, dei contratti di secondo livello è un precedente pericolosissimo per tutti i lavoratori e le lavoratrici di questo Paese. Nel nostro caso specifico è un modo per attuare licenziamenti di fatto, senza nemmeno dichiararli – dice Dario Salvetti, Rsu di fabbrica – un anno e mezzo fa, il fondo finanziario aveva avuto il coraggio di dichiarare i licenziamenti, oggi, non hanno nemmeno questo coraggio. Ci tengono a bollire a fuoco lento. Cambia però che ora abbiamo un piano industriale, abbiamo un crowdfunding, vorremmo fare una cooperativa, abbiamo dimostrato che abbiamole idee e i progetti per ripartire”. Per quanto riguarda il ruolo delle istituzioni, Salvetti: “La Regione sta facendo dello scouting, ha manifestazioni di interesse. Il ministro Urso invece pala di potenziali investitori che si spaventano, quindi: o ueste manifestazioni di interesse sono fuffa, oppure ci sono ed evindentemente il ministro Urso le vuol far saltare, da momento che non si capisce perché deve spaventare eventuali investitori regolarmente attratti da questo stabilimento”.

Quanto alla presenza del presidente Eugenio Giani in corteo, Salvetti commenta: “Oltre a essere presente qui in corteo, la Regione potrebbe fare passi concreti per chiudere questa partita, ad esempio, come noi chiediamo, un consorzio regionale industriale pubblico che salvaguardi lo stabilimento e lo metta a disposizione dei prgetti e dello scouting pubblico e dei progetti dei lavoratori”. Tornando sulle parole del ministro Urso, “credevo che Mimit stesse per ministero delle imprese del made in Italy – dice Salvetti – invece sta per ministero dell’immobilismo e del made in Italy”. Per quanto riguarda il tema dell’accessibilità al sito sollevato ieri dal ministro, “è u problema smentito da una sentenza di tribunale, la domanda che facciamo a Urso è: accessibilità al sito per fare cosa? Se lo scouting della Regione ha già accesso al sito, se chiunnque vuole vedere lo stabilimento vi ha accesso, evidentemente ‘accesso di cui si parla è mitìrato a concludere lo svuotamento fisico di quegli operai, cioè noi, per trasformarlo in uno spazio fisico vuoto dove magari un domani fare speculazioni immobiliari”.

Sullo scouting che la Regione sta mettendo in atto, rassicura lo stesso Presidente Eugenio Giani: “Ciò che stiamo cercando di fare è trovare chi possa essere veramente interessato e possa dare un percorso a questa vertenza. Ciò che vedo difficile è il settore,l’automotive, che è un settore profondamente in crisi, per cui c’è da trovare qualcuno interessato anche alla riconversione. Per quanto ci riguarda, non saprei proprio cos’altro potremmo fare”. E sullo status della fabbrica, contro Urso: “La fabbrica non è occupata”.

“Alla fabbrica hanno potuto avere accesso non solo il sottoscritto in qualità di sindaco, ma ministri, prefetti, esponenti politici. Quindi è una novella – dice il segretario del Pd toscano Emiliano Fossi, alla partenza del corteo, riferendosi alle parole del ministro Urso – in quella fabbrica ci sono 32 lavoratori tutti i giorni che fanno opera di manutenzione e guardianìa a rotazione, quindi diciamo che il ministro Urso dovrebbe occuparsi in primis di contribuire a risolvere questa situazione, perchè il govrno in questa vicenda ha un ruolo fondamentale”. quanto alla mancanza di strumenti legislativi di cu si sarebbe lamentato l ministro, Fossi continua: “E’ una novità. Vicende come queste soo state affrontate, spesso risolte, dall’intervento del governo. Le leggi si fanno: ho presentato una proposta di legge in tema di delocalizzazioni. Perché non provano ad esempio a votare quella legge lì, quando verrà calendarizzata?”.

“La vicenda ex Gkn non è chiusa – conclude Fossi – deve essere ancora risolta, partendo dal togliere di mezzo la liquidazione, e provando a far sì che il governo si intesti questa vicenda”. Quanto al piano industriale nato dal collettivo di fabbrica con esperti e tecnici, che guarda al green e alla sistemabilità, Fossi: “Uno studio interessante, approfondito, che, insieme al lavoro di scouting che sta facendo la Regione, potrebbe anche trovare un incrocio. Però mi pare che i lavoratori stiano facendo la loro parte, la Regione la sua, il governo risponde non presente ad oggi. Se da domani si fa presente, benissimo”. Anche perché “questa è una situazione che può ripetersi e dunque dobbiamo trovare gli strumenti giuridici per evitarle in futuro”.

Don Vincenzo Russo

Intanto, il corteo procede, gli interventi pure. Interventi che riportano notizie di lotte, speranze, richieste e appelli, fra cui non può mancare una protesta contro il 41 bis ad Alfredo Cospito, con un intervento di un avvocato fiorentino. Fra le bandiere dei sindacati di base, della Fiom Cgil, dei Cobas e la marea gialla e rossa dell’Usb, spunta il cartellone del Movimento di Lotta per la Casa, quello di Piombino contro il rigassificatore, quello dei presidi sociali di Bologna, la Cub, i Fridays for Future, il Fronte di Lotta No Austerity . Innumerevoli le sigle della sinistra, da Rifondazione al Pci, e infine, al tamburo, insieme agli altri tamburini di fabbrica, don Vincenzo Russo, cappellano del carcere Sollicciano e presidente dell’Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa di Firenze, che aveva inviato una lettera ai credenti in questi giorni, circa la vicenda della Gkn (https://www.stamptoscana.it/don-vincenzo-russo-lettera-a-tutti-i-credenti/): “Questo governo deve cominciare a pensare ai cittadini e non alle lobby”.

 

 

 

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Firenze – Il corteo organizzato dalle RSU e Collettivo dell’ex Gkn

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