Caso Guidi: odore di fumus persecutionis…

seguidibevoParlerò del baccano di questi giorni. Mi scuso sin da subito della lunghezza ma la materia è difficile e delicata. Mi riferisco all’inchiesta della magistratura che ha portato alle giuste dimissioni di un ministro pur non indagato, della quale conosco solo quanto riportato dai giornali. Premetto che non mi sono mai piaciuti i sospetti di complottismo, perché il primo dovere dei politici è quello della correttezza e della trasparenza. Epperò. La mia esperienza (sono stato presidente della giunta per le autorizzazioni a procedere) mi ha consentito, attraverso la lettura per cinque anni di decine di migliaia di pagine di ordinanze e atti giudiziari, di giungere alla conclusione che vi siano diversi atteggiamenti dei magistrati di fronte alle ipotesi di reato da parte di parlamentari.

Nella stragrande maggioranza dei casi le procure si comportano con serietà e responsabilità, mentre vi sono casi in cui è possibile registrare atteggiamenti pregiudiziali verso la classe politica (fumus persecutionis) e altri in cui prevale la tentazione di utilizzare le inchieste per interferire sull’autonomia del potere legislativo e altri infine che rivelano – fatta salva la buona fede dell’autorità inquirente – una clamorosa inesperienza nel trattare vicende che intrecciano le modalità operative della pubblica amministrazione, al punto da intravvedere reati dove non vi sono, che non a caso vengono demoliti nel seguito del procedimento giudiziario. Allo stato non è difficile prevedere che l’inchiesta in corso finirà nel nulla per quanto riguarda le responsabilità della politica: non è un caso che ad ora nessun membro del governo o del parlamento non solo non è imputato ma nemmeno indagato (anche se i magistrati si sono peritati di far conoscere che saranno ascoltati due ministri: perché un tale annuncio? lo facciano e basta).

Non contesto ai magistrati il diritto/dovere di indagare sui politici, ci mancherebbe!, ma penso che valutare le ricadute di tali e altri annunci sul dibattito politico e sull’immagine esterna di un paese impegnato su vari fronti (situazione internazionale, caso Libia/Isis, caso Regeni/Egitto, migranti, difficile crisi economica, referendum, elezioni amministrative) non limiterebbe l’assolvimento del loro dovere, che potrebbe avere luogo – anche a vantaggio delle inchieste medesime – con un di più di discrezione e di prudenza. Da quello che si evince, allo stato, potrebbero invece manifestarsi gravi responsabilità per la gestione dei rifiuti tossici, le quali peraltro non coinvolgerebbero i politici.

Se la situazione è questa mi pare che il presidente del consiglio anziché reagire in modo polemico – ribattendo colpo su colpo -, dovrebbe parlare con pacatezza e chiarezza al paese. Per finire mi permetto consigliare a tutti la lettura dell’ultimo libro di uno dei maggiori politologi del paese, Mauro Calise (“La democrazia del leader”, ed. Laterza), che sostiene che i “nemici (del governo) più pericolosi, insidiosi e – all’occorrenza -velenosi sono quelli nascosti. Protetti da un potere di corpo che trascende il circuito elettorale. Un potere pre-democratico e post-democratico. Sono il fattore M: la Magistratura e i Media”. Perché, sempre secondo Calise: “Leader, media e magistratura: sono questi gli attori dominanti nella democrazia contemporanea, i pilastri di una costituzione silenziosa”. E questo è il vero problema di cui dovremmo tutti preoccuparci e occuparci.

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