L’assemblea annuale degli Industriali al Valli si segnala tradizionalmente come un momento importante di analisi della situazione socioeconomica del territorio, meno pregnante invece la fase propositiva. Che alla fine ricalca lo stesso schema da anni: chiamare tutte le forze e le istituzioni territoriali ad una collaborazione senza riserve mentali per remare uniti verso la stessa direzione. Però non è dato sapere quali latitudine e longitudine.
Anche l’assise del 23 giugno, alla presenza del presidente Confindustria Vincenzo Boccia, sembra non sfuggire alla regola. Nella sua relazione-sintesi infatti il presidente Unindustria Reggio Emilia Mauro Severi ha lanciato sì l’allarme per una crisi che non passa (export a parte che vale oltre 9 milioni di euro) ed una “nuova normalità” che significa più incertezza e competizione e meno ricchezza ma di fronte alla rimarcata “quarta rivoluzione industriale” (specie sul fronte tecnologico), la pars construens si è arenata sui paradigmi consueti: sfruttare la Mediopadana e la zona di Mancasale, il Campovolo e la Reggia di Rivalta, i Chiostri di S.Pietro ed il Campus S.Lazzaro ed il Piano per il centro storico che tocca il recentemente inaugurato Centro oncoematologico. All’insegna del “fare insieme”. Senza dimenticare naturalmente le infrastrutture, in fieri o solamente in bozze: il potenziamento dei collegamenti sull’asse Nord-Sud; la realizzazione della Tangenziale Nord; lo sviluppo dell’autostrada Campogalliano-Sassuolo e la valorizzazione del nodo mediopadano costituito dalla stazione dell’alta velocità.
Come tutto questo si possa declinare con la progressiva attenuazione del “malessere invisibile” che attanaglierebbe attualmente lo spirito dei reggiani, alle prese ancora con eccessiva burocrazia, conservatorismo mascherato da istanze innovatrici e crescenti povertà, non è dato sapere.
Severi, in chiusura di intervento, rivolgendosi al presidente Boccia, lo ha poi invitato a collaborare col Governo senza “collateralismi”. “Non chiedere nulla per le imprese – ha tuonato Severi – che non sia giusto e buono per il Paese e per i suoi tanti cittadini laboriosi e onesti”.