Fabbrica Europa: la prima danza è preghiera e contemplazione

Il progetto site specific a Ognissanti di Damiano Bigi e Alessandra Paoletti

Firenze – C’è un protagonista fondamentale, ma rischioso, nei progetti di danza site specific, ed è lo spazio nei quali si immergono. Sembra una tautologia, ma attenzione: più lo spazio conserva grande arte e fa percepire  il portato dell’esperienza umana che nei secoli l’ha vissuta, più la creazione coreografica si assume la responsabilità di aggiungere un’emozione ulteriore nello spettatore. Un terzo livello di fruizione dopo l’osservazione e  l’ammirata elaborazione intellettuale.

Prendi il chiostro e il cenacolo di Ognissanti , dove in questi giorni prende vita il progetto “La prima danza à coups de marteau 1° step. Open doors / Sguardo sul processo creativo”  con le creazioni di Damiano Ottavio Bigi, coreografo e danzatore, e Alessandra Paoletti, drammaturga e regista, nell’ambito della 32ma edizione del  festival Fabbrica Europa. Ci troviamo a contatto non solo con capolavori architettonici e figurativi del Rinascimento (Ghirlandaio) e del Barocco (Giovanni da Sangiovanni), ma anche con secoli di spiritualità francescana, di “itinerari” di contemplazione del divino e di pratica dell’amore verso il fragile, il povero, l’indifeso.

Ecco dunque che qui la specificità del luogo, una perla del tesoro artisico fiorentino, chiama la danza a una sfida difficile nell’interpretazione e nella qualità.  “Abbiamo cercato di portare le persone in un tempo diverso entrando in dialogo con la spazio contemplativo”, ha detto Paoletti a conclusione della performance.

L’esperimento è riuscito perché gli autori – nel linguaggio dei gesti e nella tecnica dei movimenti – si sono posti su un piano culturale universale grazie ai danzatori provenienti da esperienze internazionali diverse: Vincenzo Criniti, Cristian Magurano della Compagnia EgriBiancoDanza, con la performer cinese Yingyu Lyu, i performer Lu Ying- Chien, Lee Kuan-Lin e il coreografo Lai Hung-Chung della Hung Dance di Taiwan.

Accompagnati dal vivo dai musicisti Milena Punzi (violoncellista) e Andrea Geremia (percussioni), del Centro di ricerca, produzione e didattica musicale Tempo Reale, e seguiti dagli spettatori, i sei danzatori hanno percorso parte del chiostro con movenze senza tempo né luogo, con riferimenti al Medioevo ma anche all’Oriente buddista. Sulla soglia d’ingresso del Cenacolo, due di loro hanno rappresentato i  rituali di purificazione e avvicinamento allo spazio sacro. Poi, come sacerdoti, i danzatori hanno preso per mano gli spettatori  e li hanno fatti sedere a occhi chiusi, mentre Milena Punzi riempiva lo spazio con le risonanze dolorose e nostalgiche del violoncello.

Con il pubblico tornato di fronte , è andata in scena una forma di preghiera che si declinava in onde e figure, in dialogo con i secoli di spiritualità del convento francescano. Di nuovo nel chiostro, il tema del terzo quadro è stato l’inutile tentativo del singolo di sfuggire alle responsabilità di trasferire nella realtà l’esperienza della preghiera.

Il progetto La Prima Danza, diretto da Damiano Ottavio Bigi e Alessandra Paoletti, proseguirà poi a Seoul, debutto il 30/31 ottobre, al Palazzo Nakseonjae nel complesso di Changdeokgung con la Ahn Aesoon Company e un gruppo di danzatori coreani, per concludersi a Firenze, Verbania e Cagliari nel giugno 2026.

Damiano Ottavio Bigi, danzatore e coreografo, e Alessandra Paoletti, attrice e regista, hanno iniziato la loro collaborazione nel 2013 con il progetto Yuvaya Dönmek, Babam için – Back Home, to my Father, ideato per l’Istanbul Municipal Theatre. Da allora, portano avanti un percorso sia pedagogico che creativo, collaborando con artisti provenienti da esperienze e contesti culturali sempre diversi. Nel 2020, hanno fondato la loro compagnia, la BIGI PAOLETTI Fritz Company. Il loro lavoro si sviluppa attraverso un dialogo tra differenti linguaggi, muovendosi tra danza, teatro e arti visive. Gli elementi essenziali della loro ricerca emergono dall’esplorazione di schemi compositivi, drammaturgici e cinestesici spesso derivanti da discipline scientifiche.

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