Regione e affitti brevi, le regole non piacciono alla destra

Poteri più stringenti ai Comuni e licenza per l’attività

Firenze – Il semaforo verde del nuovo testo unico del turismo in seno alla commissione consigliare competente in consiglio regionale ha trovato ad aspettarla il fuoco di sbarramento del centrodestra e di Property Manager Italia, che parla di “deriva preoccupante” . Le novità di rilievo per una legge che vuole mettere sul tavolo e guardare negli occhi un problema reale avvertito dalla cittadinanza in particolare a Firenze, riguardano la necessità di una licenza quinquennale per chi si dedica a questo tipo di accoglienza turistica, ma anche la possibilità riconosciuta ai Comuni di poter mettere in campo regole e limitazioni per quanto riguarda aree cittadine e numero degli appartamenti. In breve , in buona sostanza la legge si muove sulla falsariga delle proposte elaborate da ATA, ovvero Alta Tensione Abitativa, il gruppo che partito da Venezia, unendo competenze di tecnici giuristi, architetti, urbanisti, società civile e consiglieri comunali oltre a varie associazioni dell’abitare a livello nazionale, ha dato origine all’omonima proposta di legge che riguarda appunto la regolamentazione degli affitti brevi. Un approccio che pone delle regole al proliferare degli affitti brevi. Un tema che si intreccia con l’emergenza abitativa da un lato e dall’altro, come studi nazionali e internazionali hanno ormai messo in luce, ha conseguenze molto pesanti sul mercato immobiliare, costituendo una sorta di droga per gli affitti delle case e la sottrazione delle stesse all’accesso dei residenti in città che da anni combattono con la crisi dell’abitare.

La nuova legge in esame in Regione, che ha avuto il via libera della Commissione consiliare competente, metterebbe dunque a punto un sistema che assegna ai Comuni un ruolo più stringente con riguardo alle particolarità del territorio. Infatti l’art.60 della nuova legge prevede che i Comuni sopra i 50mila abitanti e a maggiore densità turistica possano adottare un regolamento con limitazioni territoriali e temporali agli affitti brevi in alcune aree specifiche. Di fatto, la norma si applicherebbe a tutti i capoluoghi di provincia tranne Pistoia e Viareggio. Non solo: di fatto si arriva a una professionalizzazione indotta, dal momento che l’attività di locazione breve dovrà possedere un’autorizzazione di cinque anni per ogni immobile da destinarsi all’attività in quesitone; inoltre, l’amministrazione comunale potrà stabilire i numeri delle autorizzazioni in capo al singolo proprietario.

Destra sulle barricate, in nome della difesa della proprietà. In altre parole, secondo i paladini del centrodestra, supportati dalle associazioni di categoria, il tema sarebbe quello della tutela (che verrebbe lesa) dei singoli, piccoli proprietari che magari ereditando l’appartamentino dei genitori, vogliano ricavarne reddito aggiuntivo per la propria famiglia. Un narrazione che non solo fa a cazzotti con i dati , fiorentini e nazionali, che vedono nel mercato degli affitti brevi far la parte del leone alle piattaforme internazionali, ma che in realtà nascondono varie insidie, la più inquietante delle quali è proprio il rischio che nella realtà questi “piccoli” proprietari vengano spazzati via dai grandi protagonisti immobiliari proprio per l’inesorabile legge del mercato. Non solo. Un altro problema che si pone è strettamente legato all’innalzamento dei costi per tutto il sistema dell’abitare che questa attività di affitti brevi turistici comporta per gli altri proprietari che non intendano sfruttare la propria proprietà nel senso indicato. Certo, il problema diventa evidente quando le unità immobiliari si trovano in condomini, ma non bisogna dimenticare che si tratta dell’80% degli appartamenti, dato fiorentino. L’aggravio dei costi non si limita solo alla comunità condominiale di cui fanno parte tutti gli altri proprietari, ma si estende, in termini di servizi turistici, a tutta la città. Tornando indietro di un passo, la difesa della libertà del proprietario di fare ciò che vuole della sua proprietà. oltre a urtare contro il dettato costituzionale della funzione sociale della proprietà. rischia anche di andare contro se stesso; lasciare il mercato senza regole significa decretare la soccombenza dei piccoli nei confronti dei grandi, o meglio, significa la lesione di quel diritto di proprietà che appunto si vuol difendere. A meno che non si decida di dichiarare apertamente che la tutela invocata deve essere appannaggio solo di un tipo di proprietà e proprietario, e non degli altri.

A livello giuridico, inoltre, insistono alcune criticità tecniche interessanti, una delle quali, immediata, è che le minacce di ricorso al Tar non possono essere intentate contro la norma generale, ovvero la legge regionale in approvazione, bensì eventualmente solo verso i regolamenti amministrativi applicativi della stessa. Da questo punto di vista, il Comune di Firenze ha già affondato il colpo, intanto con la norma di limitazione del numero degli Airbnb in centro Unesco, poi con le dichiarazioni fresche fresche della sindaca Funaro alla stampa cittadina, in cui si dichiara la propria soddisfazione per la possibilità riconosciuta alle amministrazioni comunali di “dire la loro” per quanto riguarda appunto il meccanismo dell’airbnb o dell’accoglienza turistica in case civili o degli affitti brevi a finalità turistica che dir si voglia..

Intanto, accanto alla soddisfazione e alla speranza che l’iter di approvazione sia breve di cui testimoniano le note di Cgil Sunia Federconsumatori e Progetto Firenze, che raccoglie sul territorio le istanze della Rete che si è costruita via via sulla scia di ATA, il timore è che tutto rimanga sulla carta e non si dipani sul terreno concreto.

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