José Oiticica Filho è conosciuto come uno dei primi autori di fotografia sperimentale brasiliana. Il figlio, Hélio Oiticica, è considerato uno dei più importanti esponenti di arte visuale del Sudamerica. Nato nel 1937, Hélio ebbe occasione durante l’infanzia di entrare a contatto con il mondo dell’arte che lo portò a studiare pittura al Museo di Arte Moderna di Rio de Janeiro e ad aderire al “Grupo Frente”, che fu pietra miliare per il movimento costruttivista. Le prime opere di Oiticica trovano un riferimento nel lavoro di Mondrian, Albers e Malevich, caratterizzate quindi dalla distribuzione sulla tela di figure geometriche monocromatiche e definite. Lasciò in seguito il Gruppo Frente per aderire al “Grupo Neoconcreto”. Il colore e lo studio spaziale costituiscono l’interesse principale per Oiticica, le cui potenzialità applicò nel campo della pittura e della scultura.
Le sue sculture consistono nella creazione di spazi attraverso l’interazione di superfici dalle tinte vivaci e calde che richiamano i progetti dell’architetto Barragàn e che hanno lo scopo di stimolare visivamente lo spettatore. Tra gli anni ‘60 e ‘70 vengono ricordate di Oiticica installazioni con cui lo spettatore aveva la possibilità di interagire, la più importante delle quali fu Tropicalia (1967), che diede il nome al movimento tropicalista, avanguardia culturale e musicale, sviluppatasi in Brasile negli anni settanta ad opera di artisti tra i quali Caetano Veloso e Gilberto Gil. Tropicalia è un chiaro riferimento alla modernizzazione del Brasile, a come lo stile di vita si è modificato in seguito al boom economico della seconda metà del 900, in contrapposizione alle realtà delle favelas diffuse nel paese, percepite dunque non come luoghi da evitare ma da sviluppare attraverso il progetto.
L’artista assume quindi un ruolo propositivo e di denuncia di problemi politici e sociali. L’avere vissuto nella realtà delle favelas è stato per Oiticica un impulso ad intervenire nel contesto della dittatura militare in Brasile a partire appunto dall’esperienza vissuta, che ha evidenziato le forti differenze e la decisione da parte del regime di trasformare la società attraverso il mezzo della comunicazione di massa controllata rigidamente da austerità e repressione. Sulla base della teoria sostenuta dall’artista che vede lo spettatore come soggetto attivo all’interno dello spazio dell’installazione, Oiticica disegnò le “Parangolés” (1964), mantelli da indossare per superare il ruolo dell’osservatore altrimenti passivo e meramente contemplativo.
Il progetto di installazioni “Cosmococa” concepito da Oiticica nel 1973 con il regista Neville D’Almeida è caratterizzato da una carica spirituale e riflessiva che non tralascia però la denuncia sociale e politica alla radice della produzione artistica dell’autore, immergendo lo spettatore nel mondo dei suoni e delle immagini della cultura pop. Figure di personaggi famosi i cui lineamenti sono coperti da tracce di cocaina come se portassero una maschera, vengono proiettate entro stanze entro le quali Oiticica inserisce amache, piscine, forme geometriche, materassi, portando lo spettatore ad interagire, a ‘giocare’ con lo spazio mentre le immagini suggeriscono di prendere una posizione critica nei confronti della cultura dellaglobalizzazione. Hélio Oiticica morì nel 1980, lasciando al mondo dell’arte una importantissima riflessione sulla cultura di massa e su come sia importante conservare la propria capacità critica che l’omologazione mette a repentaglio.
Anna Vittoria Zuliani