Recito ergo sum: dalla tragedia a Pulcinella, la vita extra palco di Pina Irace

Andrea Canova intervista Pina Irace

Interviste che intendono far conoscere qualcuno a qualcun altro, come se due sconosciuti si incontrassero per la prima volta.
L’intervistato ha la più assoluta libertà di dire o non dire ciò che vuole di se stesso.
In queste interviste non si cerca il clamore, il gossip, lo shock.
Si tratta di interviste scritte dall’intervistato, dunque non orali, per ovviare al brutto costume italiano di “modificare” il detto dell’intervistato, a volte con scopi non ben chiari, o fin troppo.
Rispetto alle specificità professionali dell’intervistato, le novità professionali non saranno dimenticate.

Pina circondata dai suoi mostri che, almeno diuturnamente, paiono abbastanza bonari

– Chi è Pina Irace?
Una persona che ha a che fare con le storie da sempre: quelle che legge, quelle che racconta, quelle che scrive. Venendo dal teatro, in qualche storia ci sono addirittura entrata dentro.

– Che tipo di formazione hai? Studi, letture, mentori.
Ho iniziato giovanissima a Positano a fare teatro, poi sono andata a Roma per studiare da professionista. Però la scrittura ha accompagnato i miei studi di teatro, fin dall’inizio. Per costruire un personaggio c’è un’analisi molto accurata e profonda del testo, perché esso scaturisce proprio dalle parole che dirà. Il nostro lavoro di interpreti è quello di recuperare le immagini poetiche che hanno guidato il poeta nella scrittura, i nodi drammatici, le evoluzioni drammaturgiche. Mi piace pensare che un attore di teatro quando è sul palcoscenico diventi un corpo di parole.
Così ho affiancato allo studio della recitazione laboratori con autori del cinema, teatro e televisione, come Giorgio Prosperi, Iaia Fiastri, Manfridi, Castellacci, proprio per entrare nelle dinamiche dello scrivere. Diciamo il dietro le quinte del testo. E così da giovane attrice, oltre a lavorare scritturata in Compagnia, ho partecipato alla creazione di spettacoli teatrali e sceneggiature di cortometraggi.

– Qual è la poetica di Pina Irace? In altri termini, quali sono le ragioni che sottostanno al tuo scrivere?
Guardare il mondo come una scoperta sempre rinnovata, proprio con occhi da bambina, per trovarci poi le storie nascoste. Predisporsi quindi all’ascolto, alla raccolta di suggestioni che possono essere anche semplici parole, o errori, o immagini. Diciamo un antidoto contro la noiosa ripetitività.

– Che cos’è la creatività per Pina Irace?
Cercare tante risposte ad un’unica domanda tralasciando la più ovvia.

– Qual è il tuo più grande sogno?
Dopo tanti sogni ora preferirei un’inattesa sorpresa. Si fatica meno.

– Qual è la tua più grande paura?
Diciamo che ho tante piccole paure, le priorità si alternano. Ovviamente la più grande è quella legata ai miei affetti.

– Che cosa vorresti lasciare dopo la tua morte?
Potrei dire i miei libri, ma ci credo poco, il mondo è in continuo e fisiologico rinnovamento. Forse le emozioni degli incontri che faccio con tanti bambini, con i laboratori di teatro o gli spettacoli di narrazione, la speranza è che lascino in loro una piccola traccia per guardare ogni tanto le cose da una prospettiva diversa, anche a testa in giù, anche quando saranno adulti tra tanti e tanti anni.

FINE

Il teatrino dalla maggiore età

Biografia
Pina Irace si è avvicinata giovanissima al teatro proseguendo nell’attività professionale dopo il percorso di studi compiuti a Roma. La sua esperienza spazia dalla tragedia greca alla commedia musicale, dal teatro politico alla drammaturgia contemporanea, dalla tradizione napoletana ai classici americani, con rappresentazioni nei maggiori teatri italiani. Ha inoltre proposto essa stessa nuovi percorsi narrativi per il teatro e per il Cinema indipendente, ha fatto brevi incursioni radiofoniche e ha regalato storie. Da sempre alterna la sua attività di attrice/narratrice con la conduzione di laboratori teatrali rivolti a bambini e ragazzi in collaborazione con scuole e istituzioni pubbliche. La letteratura per l’infanzia caratterizza da tempo la sua professione attraverso la realizzazione di spettacoli di narrazione e percorsi di educazione alla lettura. Nel suo lavoro il libro per bambini diventa lo strumento di ispirazione per le diverse e variegate attività laboratoriali volte a rafforzare il legame con esso.

Le maschere(ine) del teatro greco reggono le fondamenta della nostra cultura

Bibliografia
– Il Domatore di foglie, illustrato da Marìa Moya, edito da ZOOlibri, ha vinto il 21 ° premio
internazionale per la traduzione di libri illustrati Itabashi (categoria italiana), ed è un libro
selezionato dalla Japan Library Association, dal consiglio della biblioteca della scuola nazionale
giapponese, dalla Japan Society for Study Group. Pubblicato in Italia, Giappone, Cina, Hong
Kong e Danimarca;
– Il sole col singhiozzo, illustrato da Valeria Valenza, edito da ZOOlibri, pubblicato in Italia, Cina,
Hong Kong, Israele, Corea e Brasile
– Quasi quasi oggi cresco, illustrato da Valeria Valenza, edito da ZOOlibri, pubblicato in Italia,
Cina, Indonesia
– I mostri del buio, illustrato da Chiara Lamieri, edito da ReadRedRoad editore.
– Un po’ più in là, illustrato da Veronica Ruffato, edito da ZOOlibri
– Il racconto I sogni dei bambini all’interno del libro “100 Storie per quando è veramente troppo
tardi” edito da FELTRINELLI
– Io sono Nina, illustrato da Andrea Alemanno, edito da ReadRedRoad editore

Sitografia
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