Henry Moore in Toscana: il ritorno del gigante

Firenze – I dipinti di Giotto sono le sculture più belle che abbia visto in Italia. Ciò che conosco della scultura indiana, egiziana e messicana fa totalmente eclissare la scultura del Rinascimento – se si fa eccezione per i primissimi busti-ritratto italiani *…

Un ricordo forte, non scalfito dal tempo, resta della più grande mostra dedicata a Henry Moore al Forte Belvedere nel 1972, con esposte più di duecento opere tra sculture all’esterno, disegni e opere di bronzo o pietra di piccole dimensioni.

Come dimenticare le suggestive, maestose forme ispirate alla natura collocate nell’incantevole spazio espositivo. Forse per Firenze, e per i fiorentini, fu un contatto emozionante con le opere contemporanee. Un secondo incontro con l’arte di Henry Moore è avvenuto nel 1987 con una mostra nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio.

Ora, a distanza di trentaquattro anni, le sue opere tornano nel capoluogo toscano, presso il Museo Novecento. Si tratta di un gruppo di circa settanta opere, per la maggior parte disegni, grafiche e sculture, suddivisi in due mostre “Henry Moore. Il disegno dello scultore” a cura di Sebastiano Barassi, Head of Henry Moore Collections and Exhibitions e Sergio Risaliti, Direttore artistico del Museo Novecento e “Henry Moore in Toscana” di Sergio Risaliti.

Dopo una lunga preparazione durata due anni, la mostra “Henry Moore. Il disegno dello scultore”, è visibile fino al 18 luglio 2021 nello spazio al piano terra del Museo Novecento.

Protagonista dell’ambiente, in mezzo alla selezione dei disegni e grafiche, è esposto il teschio di un elefante, donato all’artista nel ’68 da una coppia di amici, Juliette e Julian Huxley. Per Moore il teschio, insieme alla collezione di rocce e di ossa, ciottoli, radici e tronchi, diventeranno nel corso degli anni oggetto di sperimentazione e di ricerca che possiamo osservare in tutti i disegni e grafiche presenti nella sala.

Infatti, “ Pur rimanendo la scultura il suo principale interesse, Moore ha sempre amato passare del tempo con la matita, la penna o il pennello in mano… rivelano la centralità del disegno nella visione creativa dell’artista lungo tutta la sua carriera”.

L’esposizione ha carattere inedito per la specificità delle opere presenti e allo stesso tempo documenta il percorso creativo di questo gigante dell’arte moderna.

Henry Moore in Toscana”, ospitata nelle sale del secondo piano del Museo Novecento, e aperta fino al 30 maggio 2021, prende spunto dal forte legame che legava l’artista alla Toscana. Principalmente a Firenze, a Siena, alle cave di marmo di Carrara e durante i suoi soggiorni in Versilia. Nel suo villino a Vittoria Apuana, acquistato nel 1965, insieme alla moglie Irina e alla figlia Mary, lo scultore era solito incontrare i suoi amici, tra cui Maria Luigia Guaita, Giuliano Gori e Anna Maria Papi, e la grande comunità artistica di quel tempo. Le sue qualità artistiche e umane gli valsero anche la nomina a cittadino onorario di Forte dei Marmi, nel 1980.

In queste sale si trovano modelli preparatori di sculture monumentali con i soggetti cari all’artista, dallo studio della figura umana, con le donne sdraiate e le vertebre, oltre alle immagini dell’artista con amici e intellettuali.

La mostra vuole documentare il rapporto affettivo che legò Moore non solo al territorio ma anche alle istituzioni locali, testimoniate dalle due sculture presenti a Firenze, Warrior with Shield, del 1953-1954, oggi ospitata nel chiostro detto ‘di Arnolfo’ della basilica di Santa Croce e a Prato, Large Square Form with Cut, del 1969, in piazza San Marco.

In tutto il percorso museale è evidente la ricerca che l’artista ha portato avanti per tutta la vita. La natura, in tutte le forme. Dal paesaggio roccioso, le rocce, gli alberi, gli animali, i monoliti, le mani dell’artista e la figura umana Henry Moore propone una sintesi della forma primordiale attraverso la struttura delle diverse conformazioni naturali.  Nelle due mostre, le tematiche scelte indagano nel profondo della poetica di Henry Moore portando all’attenzione del grande pubblico la completezza del suo lavoro.

*Estratto da “Lettera a William Rothenstein”, 12 marzo 1925, pubblicata in H. Moore, Writings and Conversations, a cura di A. Wilkinson, Lund Humphries, Aldershot 2002, pp. 52-53 (trad. dell’autore).

In foto:

– Henry Moore at work on an etching plate for the Elephant Skull album, Perry Green c.1970
photo: Errol Jackson
Reproduced by permission of The Henry Moore Foundation

Large Square Form with Cut 1969-71, Rio Serra marble, on exhibition at the Forte di Belvedere, Florence, Italy, 1972

photo: Henry Moore Archive

Reproduced by permission of The Henry Moore Foundation

Qui un video della mostra del 1972 al Forte Belvedere

https://youtu.be/sZJMhJBrPB0

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