Ecuba e la violenza, gli inermi ai nostri giorni

La chiave della “patologia narcisistica” sotto gli episodi sul territorio nazionale

Firenze – In questi giorni la cronaca italiana riporta dei fatti  di incomprensibile violenza soprattutto perché gli autori sono persone con volti apparentemente ingenui, si muovono in zone frequentate ed in pieno giorno. Mossi da una violenza che fa orrore e ripugna la coscienza, sfogano rabbia e frustrazione su vittime innocenti, prese alla sprovvista dalla loro furia inspiegabile durante una tranquilla camminata. É il caso del pestaggio ai danni di un anziano a Firenze bastonato da un giovane italiano, anche se fatti simili sono accaduti in altre città: Milano, Torino, Napoli e Roma. Una violenza che è ormai un triste fenomeno sociale e che si colloca all’interno di un più ampio scenario mondiale con paesi in guerra fra loro e le cui azioni militari si differenziano da quelle passate  perché i loro obiettivi primari sono i civili e le popolazioni inermi.

Dramma moderno dal sapore antico perché la sofferenza e il dolore  di chi non può difendersi erano già stati descritti nel dramma euripideo Ecuba, che assistette inerme alla morte dei suoi figli Polidoro e Polissena. Una storia che scavava nella coscienza umana e sul ruolo che ancora essa riveste quando tutte le norme del vivere della comunità civile sono state ormai scardinate e travolte. Alla luce di quanto sta accadendo nel nostro Paese, che registra purtroppo un aumento esponenziale di soprusi su persone inermi, è urgente capire il perché. Infatti gli alibi di una società escludente che penalizza l’ascensore sociale, l’aumento della povertà, la crescita delle disuguaglianze,le difficoltà dei figli dei migranti alla ricerca di un equilibrio tra gli obblighi tradizionali e familiari e le sollecitazioni dei compagni italiani, non reggono più. A questo punto c’è da chiedersi se, alla base di questa mera violenza, non ci sia piuttosto quella che già diversi specialisti definiscono “patologia narcisistica”.

Un atteggiamento caricato da un’ansia sociale e da un peso psicologico che alimentando una tensione insostenibile, sfocia nell’unica via possibile: lo scontro fisico offerto da un pretesto qualsiasi. Una sigaretta negata, una precedenza in strada disattesa sono oramai gesti sufficienti per scatenare attimi di pura follia che si materializzano con gragnuole di schiaffi, pugni, calci su vittime ormai a terra ed inermi .E che poi tale cosa ci lasci indifferenti rappresenta il dramma nel dramma, visto che l’aggressione accade sempre più spesso tra la gente che seppur testimone non avverte nemmeno più il dovere di intervenire perché è sempre meno presente il concetto di insieme. Se non riprendiamo  a credere nell’essere umano finiremo per perdere il contatto con la realtà, con noi stessi e, di conseguenza, con l’altro. Sono questi i tempi in cui serve una presa di coscienza collettiva, si deve remare tutti insieme verso un obiettivo comune che rimetta al centro l’umanità. La violenza altro non è che distanza violata, un’invasione intenzionale degli spazi dell’altro, un entrare prepotentemente in un perimetro di chi è già inibito dalla paura.

Total
0
Condivisioni
Prec.
Musei e relazioni internazionali, la cultura è diplomazia

Musei e relazioni internazionali, la cultura è diplomazia

Riflessioni sul ruolo politico delle istituzioni culturali a livello mondiale

Succ.
Tira un gelido vento dell’est filo-putiniano di estrema destra ed estrema sinistra

Tira un gelido vento dell’est filo-putiniano di estrema destra ed estrema sinistra

Raffica di iniziative di propaganda filo-russa ed anti-Zelens'kyj, spirano

You May Also Like
Total
0
Condividi