Cgil Firenze e Cgil Venezia lanciano il decalogo “salvavita” delle città d’arte

Firenze – Di turismo si muore? Forse no, o almeno non ancora. Sicuramente, non se ne può fare a meno: lo dice apertamente l’assessore comunale Cecilia Del Re, ricordando che il turismo rappresenta il 10% del Pil comunale. Ma il problema per le città d’arte, Firenze e Venezia in primis, ricade sul lavoro, sul mercato immobiliare, sull’ “occupazione fisica”. Il punto sulla questione è stato fatto oggi dalla Cgil di Venezia e dalla Cgil di Firenze, che hanno aperto un confronto con questa iniziativa congiunta, al fine di “proporre all’attenzione pubblica una serie di proposte per migliorare le condizioni di lavoro e di vita delle nostre città”. E lanciando, a conclusione del convegno, un “decalogo” salvavita delle città d’arte.

Il convegno si è tenuto alla Camera del lavoro in Borgo Greci a Firenze. Titolo “Città d’arte nel turismo massificato: Firenze e Venezia – Un lavoro di qualità per un turismo consapevole e rispettoso” (un convegno analogo si svolgerà prossimamente anche a Venezia). Le due Camere del lavoro hanno stilato un decalogo per interventi mirati che possano essere oggetto di un tavolo di confronto con amministrazioni e categorie sul turismo, tavolo che deve avere l’ambizione di risolvere le grandi questioni in campo. A intervenire, Paola Galgani, Segretaria Generale Camera del Lavoro di Firenze, Gianluca Lacoppola (Segretario Cgil Firenze), Massimo Lensi (Progetto Firenze) e Monica Zambon (Segretaria Cgil Venezia); l’artista Clet (che ha regalato un’opera alla Cgil fiorentina), Monica Meriggioli, cameriera ai piani in un albergo nonché Rsa Filcams Cgil, e Cristina Di Giorgio, guida turistica di Nidil Cgil; Maurizio Magi di Filcams Cgil Firenze, Laura Grandi (Segretaria Generale Sunia Firenze), Cecilia Del Re Assessora Urbanistica, Ambiente e Turismo del Comune di Firenze. Moderatore, Marzio Fatucchi del Corriere Fiorentino, mentre ha concluso l’incontro Vincenzo Colla, vice Segretario Generale Cgil.

Della serietà delle preoccupazioni che pesano su amministrazione, cittadini, sindacati, si fanno testimoni ad esempio i dati dell’Organizzazione mondiale del turismo (Unwto – agenzia dell’Onu), secondo cui Firenze e Venezia sono due delle città italiane dove maggiore è l’impatto del sovraffollamento turistico. Salutato come “petrolio”, le gravi conseguenze sociali, ambientali e lavorative dell’impatto del turismo di massa, come è emerso dal susseguirsi degli interventi,  è senz’altro stato sottovalutato da tutti gli attori; tranne, forse, da coloro che hanno subito in prima linea l’ondata (nei primi sei mesi del 2019 i turisti nella sola Firenze sono stati 1,9 milioni, i pernottamenti 5,3 milioni; rispetto ai primi sei mesi del 2018, gli arrivi sono cresciuti di 26mila unità (+1,4%), le presenze di 135mila unità (+2,6%), dati diffusi a settembre scorso dal Centro studi turistici, ndr), vale a dire i residenti, troppo spesso tuttavia assenti dai “tavoli” che si stanno apparecchiando sul fenomeno. Del resto, i processi turistici che hanno avuto un’accelerazione negli ultimi 10 anni sono forse stati non compresi dalle amministrazioni che hanno fatto mancare, dicono dalla Cgil, “un indirizzo e la capacità di capire cosa poteva significare uno sfruttamento intensivo delle capacità turistiche”. E’ necessario aggiungere anche che il profilo internazionale del fenomeno, intendendo i grandi processi internazionali di definizione dei flussi turistici, ha spesso visto impotenti le amministrazioni locali. Così, tirando le fila, ad oggi ci si trova di fronte a “un’industria turistica che ha prodotto sì occupazione ma troppo spesso precaria e sottopagata, e ricchezza, ma troppo spesso nelle mani di pochi”. Un settore che si è riorganizzato attraverso una deregolamentazione che, dicono ancora i relatori, va messa in discussione. Anche perché ormai “Firenze e Venezia non hanno bisogno di attrarre nuovi turisti, ma di gestirli e diffondere al territorio circostante parte dei flussi. Firenze e Venezia hanno bisogno invece di dare risposta al lavoro povero e irregolare che colpisce il settore turistico”. Insomma, come commenta e rilancia Grazia Galli di Progetto Firenze, anch’essa presente stamattina, “dal marketing bisogna arrivare al de-marketing”.

Nel corso della mattinata, sono stati resi noti alcuni dati. A cominciare dal “lavoro dal turismo”, i cui numeri sono stati illustrati da Maurizio Magi, della Filcams Cgil Firenze. A fronte di un boom di vertenze pari a 300 in un anno, negli alberghi con stanze da 500 euro a notte si trovano cameriere ai piani pagate 4/5 euro all’ora, mentre le esternalizzazioni di servizi come pulizie e facchinaggio costano la perdita di diritti e pezzi di salario alle lavoratrici, oltre ad alimentare il rischio di cottimo e di appalti illeciti.  Abbondanza di lavoro nero o grigio in bar e ristoranti, “con lavoratori con contratti a 20 ore che poi ne fanno altrettante al nero e con straordinari non pagati. E in musei come Uffizi e Accademia? I circa 300 lavoratori dei servizi in appalto stanno col fiato sospeso perché ai cambi di appalto in fase di realizzazione rischiano lavoro, tutele, salario (si parla di gente che guadagna sui mille euro mensili, a volte nemmeno, a fronte di milioni di turisti che visitano quelle strutture e che producono entrate economiche enormi)”. “Perché vengono mantenute le stelle a famosi alberghi di lusso, se pagano le cameriere 4 euro l’ora? ” si chiede Magi, che rivolto all’amministrazione chiede delucidazioni “sulla politica industriale” del Comune.

L’allarme per il mercato immobiliare, non solo del centro, non solo della città, ma di tutta l’area fiorentina, è rosso, dice Laura Grandi, segretaria regionale del Sunia. “Un allarme che riguarda le persone, i cittadini, i negozi storici, l’identità, in conclusione, di Firenze – sottolinea – la città si svuota perché i fiorentini non riescono più ad accedere alle case, ai canoni, sono costretti da una città sempre più invasa fisicamente e asservita ai servizi per il turista, ad andarsene. La città turistificata non è inclusiva, ma genera un mercato “dedicato” solo alla rendita facile, agli affitti brevi, in cui davvero il turismo è pensato come il “petrolio”, senza realizzare che è la città ad essere la prima preda di un’offerta che diventa “resa” alla rendita”. Rendita, fra le altre cose, che non è neanche più vantaggio locale, intesa come ricaduta di ricchezza sul territorio, bensì fugge in altri Paesi, non si ferma, grazie all’assalto dei grandi gruppi internazionali, immobiliari e bancari.

Sulla questione della possibilità per le amministrazioni locali di gestire con strumenti efficaci il territorio, interviene l’assessora al turismo di Firenze Cecilia Del Re: “Sulle tematiche di Airbnb Firenze è in prima linea a livello nazionale ed europeo. Siamo l’unica città italiana insieme a Bologna che è al tavolo delle città europee, che stanno chiedendo alla Commissione europea una normativa che legittimi le nostre azioni e regolamenti la materia. Inoltre stiamo chiedendo al ministro Franceschini non solo di emanare i decreti attuativi per il codice identificativo per queste piattaforme, ma anche una normativa o di darci il potere di poter normare”.

Piattaforme, vale a dire “piattaforme digitali”, ovvero ciò che mette in luce il vice segretario generale Cgil Vincenzo Colla: turismo, overtourism e lavoro si mescolano all’emersione della nuova realtà lavorativa, dei lavoretti della Gig Economy, delle piattaforme digitali al posto del datore di lavoro “fisico”, seppure ormai “diffuso” negli uffici anonimi delle multinazionali. Qualcosa di più inquietante ancora, questo datore di lavoro-piattaforma digitale, che fa saltare la classica trattativa padrone-dipendente. “Siamo stati spiazzati dalle piattaforme digitali che “estraggono” ricchezza. Con loro non si contratta, può farlo solo l’Unione europea”.

Intanto, dice Colla, che il turismo sia un settore strategico per il lavoro, è innegabile. Il problema  è a monte, nel fatto che “il terziario nella nostra cultura sindacale è stato trascurato e ora siamo spiazzati. La dimensione delle città, che cresce e continua a farlo, è costituita in gran parte da terziario”. In tutto questo, il turismo è un settore strategico trasversale. Per capirne meglio l’importanza, Colla snocciola i dati nazionali: nel nostro Paese abbiamo 130 milioni di turisti, di questi turisti 60 milioni insistono fra Roma, Venezia e Firenze. “Nel 2020 è prevista una crescita del 10% – continua Colla – si parla di un settore che riguarda il 13,5% del Pil nazionale, 3,5 milioni di lavoratori, 100 miliardi all’anno di valore aggiunto. Non se ne può fare a meno, il settore ha una crescita occupazionale esponenziale. Ciò che manca è il governo del fenomeno. Un errore – dice Colla- quello di aver affidato il governo del fenomeno alle Regioni. Occorre riprendere il piano strategico con un nuovo sistema di governance”.

Da Massimo Lensi, di Progetto Firenze, giunge la voce della residenza. Una voce che rappresenta senz’altro il classico convitato di pietra: “Ringrazio innanziutto per l’opportunità che ci è stata data, ovvero di portare la voce dei residenti – dice Lensi – faccio un intervento da residente, senza l’ambizione di rappresentarli”. I problemi sono molti, ma il punto sostanziale è: il nuovo modello del turismo massificato è senz’altro politico, dal momento che si interseca con i modelli di sviluppo. “La questione turismo è politica e va affrontata politicamente – dice Lensi-  non va affrontata rimandandola ai settori”. Il problema non si può spezzettare fra lavoro, ambiente, impatto sociale, perché ha un’unica natura, in quanto è scelta di un modello di sviluppo, urbano, sociale ed economico. E come tale, politico. Una natura ben recepita dai residenti che si trovano in prima fila di fronte agli estiti di queste scelte operate a monte. E che si “difendono” mostrando elementi di resilienza, dall’autorganzizzazione, alla volontà di prendere parte, fino ai segnali lasciati sui muri della città. Fra i punti esaminati dall’esponente dell’associazione Progetto Firenze, anche un articolo esemplificativo del carattere politico della questione, vale a dire l’art.19 del regolamento comunale, laddove si parifica la residenza dei cittadini, a quella delle dimore storiche, degli airbnb, degli affitti brevi turistici. “Difficile spiegare all’inquilino che si vede non rinnovare il proprio contratto d’affitto come mai verrà sostituito da un affittuario “breve””, dice Lensi. La residenza classica e quella temporanea sono parificate, e si tratta di un problema che ormai “non riveste più il solo centro storico, bensì riguarda tutta l’area metropolitana”. La trasformazione dell’identità, continua Lensi, “è un punto politico. Il segnale deve darlo l’amministrazione”. Anche perché, conclude, “il turismo non è più una risorsa per Firenze, ma è Firenze una risorsa per il turismo”.

La proposta, al termine del convegno, c’è, ed è forte. Si tratta di un decalogo di 10 punti, che la Cgil Firenze e Venezia lanciano alle amministrzioni locali.

Il Decalogo titola:  “Per un lavoro di qualità e un turismo consapevole e rispettoso”

1) lotta all’illegalità che troppo spesso infiltra il settore turistico;

2) inserimento di moderne tutele per i nuovi lavori legati al turismo (come ad esempio le guide turistiche);

3) impegno a contrastare ogni forma di lavoro povero: part time involontario, forme illecite di cottimo, mancato rispetto del corretto Ccnl, abuso del sistema di appalto e delle esternalizzazioni;

4) sostegno alla formazione come elemento di potenziamento della qualità del lavoro;

5) limitazione degli affitti turistici e lotta efficace al lavoro nero che vi si annida;

6) percorsi di inclusione per chi arriva nelle nostre città con l’intenzione di restare per lunghi periodi (studenti, migranti, etc.);

7) un modello turistico che punti ad aumentare la permanenza media e disincentivi il mordi e fuggi massificato, in modo da costruire un’accoglienza turistica rispettosa e integrata con coloro che vivono la città;

8) un governo dei flussi che punti a decongestionare i centri storici delle grandi città d’arte e valorizzi il patrimonio artistico culturale diffuso;

9) innovazione e diversificazione dell’offerta turistica;

10) argine all’impatto delle navi da crociera e dei bus turistici nella vita cittadina.

In più, per Firenze, nello specifico, la Cgil fiorentina propone di “definire azioni concrete in grado di dar seguito al decalogo. Con una premessa: molte delle proposte hanno bisogno di risorse. Chiediamo al Comune che impieghi parte delle entrate della tassa di soggiorno per affrontare i temi da noi posti e in particolare per affrontare il tema della legalità e del lavoro povero. È davvero surreale che, in un settore sostanzialmente ricco come quello turistico, possano operare lavoratori e lavoratrici pagati 4 euro l’ora, a nero e senza le tutele dei contratti nazionali. Chiediamo che il Comune reinvesta parte dei proventi del turismo nella tutela dei lavoratori del settore”.

E dunque, “la creazione di una task force per combattere l’illegalità in grado di monitorare il fenomeno e intervenire tempestivamente. Il Comune nello specifico potrebbe definire interventi per verificare la regolarità dei BnB;  il rilancio di tavoli di confronto tra parti sociali e amministrazione per affrontare i temi del contrasto al lavoro povero, di moderne tutele per i nuovi lavori legati al turismo (come ad esempio le guide turistiche) e del sostegno alla formazione; il sostegno ad ogni intervento di limitazione degli affitti turistici, ormai in mano a grandi interessi immobiliari e non più entrata aggiuntiva per le famiglie; interventi precisi (utilizzando quanto sperimentato in altre città) per interrompere la promozione turistica del centro storico di Firenze (è ora il tempo di gestire il turismo a Firenze non più di attrarlo) e sostenere la promozione del patrimonio artistico culturale diffuso; un modello turistico che fermi lo sfruttamento intensivo del turismo e che punti ad aumentare la permanenza media e il ritorno dei turisti per una seconda visita”.

Su questo, continuano dalla Cgil fiorentina, “chiediamo al Comune di continuare e rafforzare strumenti come la Firenze Card e tutte le capacità promozionali per innovare e diversificare l’offerta turistica, anche con l’aiuto delle tante presenze artistiche, culturali e artigiane presenti; per disincentivare il mordi e fuggi massificato dei grandi gruppi gestiti dai tour operator internazionali, serve definire accordi specifici di natura nazionale in accordo con le principali mete turistiche sulla direttrice Napoli-Roma-Firenze-Venezia-Milano; per rendere più vivibile la città occorre anche arginare i bus turistici, prevedendo controlli capillari per verificare la regolarità degli accessi, e prevedere una regolamentazione delle direttrici di ingresso dei flussi turistici in modo da decongestionare alcune strade ormai in grave difficoltà”.

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