Firenze – Continua il viaggio di Stamptoscana nella Rete, con la guida d’eccezione Donato Apollonio, ingegnere informatico, responsabile nazionale della gestione dati del Partito Democratico, un vero e proprio Virgilio cui affidarsi in un viaggio senz’altro complesso che tuttavia interessa, volenti o nolenti, tutti noi. Nella puntata odierna prendiamo in considerazione un argomento noto e sconosciuto allo stesso tempo, ovvero la cosiddetta criptovaluta, ormai entrata nel linguaggio corrente col nome della valuta più conosciuta al pubblico, il Bitcoin.
“E’ chiaro che tutti i centri di potere legati alla finanza tradizionale vedono il bitcoin come una minaccia. Penso alle banche che vedono diminuire il transato tradizionale ma penso anche ai governi che non riescono ad agire con efficacia sulla leva della svalutazione o a controllare il fenomeno dell’evasione fiscale o a limitare gli attacchi di hacker che chiedono riscatti in bitcoin. Certamente è un mondo che va regolamentato senza però che si arrivi a misure eccessivamente limitanti. Serve dunque una cabina di regia a livello mondiale per esaltarne i pregi e contenere i difetti che ahimé ci sono. Ma – ecco – non userei il termine “regia” perché, per come è progettato, nessuno può dare una direzione al Bitcoin ma solo aggiustare un po’ il tiro. Semmai parlerei di regia con riferimento alle cosidette balene, coloro cioè che detengono grandi quantità di bitcoin (tra cui anche i grandi cartelli della droga), che comprando e vendendo al momento giusto riescono a controllare il prezzo e a ricavarne guadagni enormi”.