Entrare nel Rothko Museum di Daugavpils significa comprendere fin da subito che non si tratta semplicemente di un museo dedicato a Mark Rothko. Pur custodendo alcuni dipinti originali del grande maestro dell’Espressionismo Astratto, il museo si presenta come un luogo in cui arte contemporanea, patrimonio storico, ricerca e identità territoriale convivono in un dialogo continuo. Racconta un organismo culturale.
Abbiamo incontrato il direttore Māris Čačka per parlare del ruolo del museo oggi, della sua visione per il futuro e del crescente dialogo culturale con l’Italia.
Direttore, quale opera rappresenta meglio il Rothko Museum e perché?
Per me è difficile individuare una sola opera che rappresenti il Rothko Museum a Daugavpils (Lettonia). Preferisco parlare della collezione nel suo insieme. Accanto alle opere d’arte, essa comprende reperti archeologici, testimonianze storiche ed etnografiche, patrimonio documentario e numerose altre collezioni che raccontano lo sviluppo culturale e la ricchezza del nostro territorio. I dipinti originali di Mark Rothko sono senza dubbio tra i tesori più preziosi del museo e costituiscono un importante elemento di riconoscimento internazionale, ma fanno parte di una narrazione molto più ampia che mette in relazione patrimonio culturale, identità e pratica artistica contemporanea.
Come riuscite a mantenere l’equilibrio tra la collezione permanente e le mostre temporanee?
Mantenere questo equilibrio è fondamentale. Le collezioni permanenti permettono ai visitatori di conoscere la ricchezza del patrimonio del museo e della regione, mentre le mostre temporanee ci consentono di mantenere un dialogo con gli sviluppi dell’arte e della cultura contemporanee. Nella progettazione delle esposizioni valutiamo sempre in che modo ogni progetto possa integrarsi con il racconto complessivo del museo, offrendo ai visitatori nuove prospettive ed esperienze.
Qual è la sua visione per il museo nei prossimi cinque anni?
La mia visione è quella di continuare a sviluppare il Rothko Museum come un museo regionale moderno, con una forte vocazione internazionale. Questo significa rafforzare le collezioni d’arte, di storia, di archeologia e di etnografia, ampliare la ricerca scientifica, realizzare mostre di alto livello e consolidare le collaborazioni internazionali. Vorrei che il museo fosse riconosciuto come un luogo in cui patrimonio culturale, arte contemporanea, educazione e coinvolgimento della comunità abbiano la stessa importanza. Un museo deve conservare il passato, ma anche contribuire attivamente alla vita culturale del presente.
L’Italia è diventata un partner sempre più importante del programma internazionale del Rothko Museum. All’inizio di quest’anno abbiamo presentato un’importante mostra personale di Gregorio Botta e, dall’11 settembre, il pubblico avrà l’opportunità di scoprire l’opera di uno dei maggiori scultori italiani del secondo dopoguerra, Umberto Mastroianni. Questa mostra rafforza ulteriormente il dialogo culturale tra Italia e Lettonia e riflette il nostro impegno nello sviluppo di collaborazioni internazionali di alto profilo.
Qual è oggi la sfida più importante nella gestione del museo?
Una delle sfide principali consiste nel trovare il giusto equilibrio tra le funzioni tradizionali del museo e le aspettative della società contemporanea. I musei non sono più soltanto luoghi destinati alla conservazione delle collezioni: sono centri di ricerca, istituzioni educative, spazi di incontro e di dialogo pubblico. Allo stesso tempo è fondamentale mantenere elevati standard professionali e una visione a lungo termine, senza lasciarsi guidare esclusivamente dalle tendenze del momento.
Come riuscite ad attrarre nuovi visitatori e a coinvolgere la comunità locale?
Si tratta di un processo continuo di apprendimento e crescita. Attraverso i progetti Erasmus+ e i programmi internazionali di scambio professionale, il nostro personale visita regolarmente musei di tutta Europa per conoscere nuove strategie di coinvolgimento del pubblico e nuove metodologie educative. Molte di queste esperienze vengono poi adattate alla realtà del nostro museo. Continuiamo inoltre a sviluppare attività dedicate ai bambini, alle famiglie, alle scuole, ai giovani, agli anziani e alle persone con esigenze speciali. Laboratori, incontri con gli artisti, visite guidate, conferenze ed eventi interdisciplinari ci permettono di raggiungere pubblici diversi. Il nostro obiettivo non è soltanto invitare le persone a visitare una mostra, ma fare del museo un luogo in cui desiderino tornare e che sentano parte della propria vita culturale quotidiana.
In che modo la tecnologia sta cambiando l’esperienza di visita del museo?
La tecnologia offre ai musei nuove e importanti opportunità. Favorisce l’accesso alle collezioni, migliora la comunicazione con il pubblico e apre nuove possibilità nell’ambito dell’educazione museale. Credo tuttavia che la tecnologia debba arricchire l’esperienza, non sostituire l’incontro diretto con un’opera d’arte o un oggetto storico originale. Nulla può sostituire l’emozione e il coinvolgimento intellettuale che si provano davanti a un’opera autentica.
Che cosa rende unico il Rothko Museum rispetto agli altri musei di arte contemporanea?
L’unicità del Rothko Museum nasce dall’incontro di diverse identità. È l’unico museo al mondo situato nella città natale di Mark Rothko e, nello stesso tempo, è un museo regionale che custodisce una collezione ampia e diversificata. Alla tutela del patrimonio culturale affianchiamo un intenso programma di mostre di arte contemporanea, progetti internazionali, symposium e residenze d’artista. È proprio questo dialogo tra identità locale e scambio culturale internazionale a definire il carattere distintivo del museo.
Che cosa spera che ogni visitatore porti con sé dopo la visita?
Spero che ogni visitatore lasci il museo con una rinnovata curiosità. I musei non dovrebbero limitarsi a fornire risposte, ma stimolare le persone a osservare con maggiore attenzione, a porsi domande e a scoprire nuovi punti di vista. Se qualcuno esce dal museo sentendosi ispirato a riflettere in modo diverso sull’arte, sulla storia o persino su sé stesso, allora il museo ha raggiunto una parte importante della propria missione.
Essendo il Rothko Museum l’unico museo situato nella città natale dell’artista. In che modo questo legame geografico e culturale influenza l’identità del museo e il suo dialogo con la scena internazionale dell’arte contemporanea?
Essere situati nella città natale di Mark Rothko rappresenta un elemento fondamentale della nostra identità. Questo legame crea una connessione naturale con l’eredità dell’artista, attirando l’attenzione internazionale e favorendo collaborazioni con musei, artisti, curatori e ricercatori di tutto il mondo. Allo stesso tempo, la nostra identità è profondamente legata a Daugavpils e alla regione della Latgallia, un territorio in cui culture, lingue e tradizioni differenti convivono da secoli. Questa ricchezza si riflette nelle nostre collezioni, nelle mostre e nei progetti internazionali. Ci consideriamo non solo custodi dell’eredità di Mark Rothko, ma anche un museo capace di creare un dialogo significativo tra patrimonio culturale e arte contemporanea, mettendo in relazione l’identità locale con il più ampio panorama culturale internazionale.
Il Rothko Museum, fondato nel 2013 all’interno della Fortezza di Daugavpils, oltre a custodire una significativa collezione di opere originali dell’artista, promuove un intenso programma di mostre internazionali, residenze d’artista, symposium e attività di ricerca, affermandosi come uno dei principali centri dedicati al dialogo tra patrimonio culturale e arte contemporanea nell’Europa nord-orientale.
In foto: Māris Čačka di fronte al quadro di Mark Rothko “Untitled”, 1948. Collection Christopher Rothko ©1998, presso Rothko Museum a Daugavpils (Lettonia)