E voilà. Mi riconoscete. Sono Donald J. Trump. Il caro amico Donald. Il vostro Donald. Sono per chi ancora non lo sapesse il presidente degli Stati Uniti d’America. Come dire l’uomo più potente della terra (quel cinese di Xi Jimping mi incalza). Quindi faccio quello che voglio. Come ci sono arrivato? Con dedizione e applicazione. Senza mai perdere di vista l’obiettivo. Senza perdermi d’animo anche quando le onde della storia (e della finanza) mi sono rivolte contro. Certo ho avuto buoni esempi in famiglia e buoni consiglieri. Ma soprattutto ho avuto fede in me steso. Nelle mie capacità di piazzista. Quindi di comunicatore. Se avete un po’ di pazienza ve lo spiego. Meglio ve lo racconto.
L’epica ha più fascino. Niente false identità. Oblique manovre. Niente intrighi pirandelliani, uno nessuno centomila. Tutto è trasparente. Così è, così deve essere e così è stato. Uno solo e da solo. Io solo. (D)io e basta. Stefano Massini, dopo Freud e Hitler, afferra di petto Donald J. Trump e dalle pagine del libro (edito da Einaudi) e con lo stesso titolo ,“Donald – Storia molto più che leggendaria di un Golden Man” lo trasferisce sulla scena. Lo spettacolo prodottto dal Teatro della Toscana e diretto dallo stesso Massini (scene Paolo Di Benedetto, disegno luci Manuel Frenda, costumi Elena Bianchini, musiche Enrico Fink eseguite dal vivo da Valerio Mazzoni, Sergio Aloisio Rizzo, Jacopo Rugiadi, Gabriele Stoppa) fino a domenica 16 è di scena alla Pergola.
Chi è dunque Donald J. Trump? Il ritratto dell’illusionista da cucciolo redatto da Massini è attento, sapiente, documentato. Incalzante. Chi è il personaggio Trump? Ma lo è poi davvero? Merita una drammaturgia? C’è troppo trumpismo nel suo muoversi e atteggiarsi e esporsi alla pubblica immagine per essere riconvertito a maschera. Massini lo sa. E allora meglio starsene un po’ in disparte. Un po’ dentro un po’ fuori. Un dentro fuori. La sua è una documentazione forbita e divertita. Una battuta di caccia, un reality, una radiocronaca, una radiografia che punta incalzare le manie e le smanie, le furbizie e le malizie di Donald. Votato all’imbroglio e all’intruglio fin dalla tenera età. Alla truffa e all’illecito.
“Solo chi è solo non resta mai solo, solo chi è solo non perde nessuno” recita il credo trumpiano”. Tutto qui. Tutto semplice. Prendere o lasciare. Poi certo inevitabilmente trattandosi del Numero Uno America First, la panoramica imbastita da Massini, se vogliamo, diventa da esistenziale politica. Da sellf made man a new human deal. Da microscopica a macroscopica. Investe il mondo di oggi, infiammabile e pericolante. Finto forse ma fino a quando? Donald ha mitizzato se stesso. Rialzandosi dopo ogni scivolone.
Dopo Lehman Trilogy e Manhattan Project, Stefano Massini ci porta dentro un’altra epica storia americana: l’inarrestabile ascesa del Golden Man newyorkese, che tra successi, tonfi, ostinate risalite, incombenti bancarotte e spettacolari resurrezioni, arriva fino al bordo della sua prima elezione alla Casa Bianca. Nessuna invenzione: ciò che Massini porta in scena sono pezzi di vita raccontanti dallo stesso Trump. “Una chanson de geste, un fumetto, una tragedia, una commedia, il libro dell’Apocalisse: non so che cosa sia questa storia, cosa sto per raccontarvi stasera – esordisce un Massini arrembante come uscito dal cilindro di un prestigiatore – so solo che tutto ciò che state per ascoltare, per quanto strano ed eccessivo vi possa sembrare, è stato veramente raccontato di sé stesso dall’uomo più potente sulla faccia della Terra. porto in scena Donald con la consapevolezza di assumere una responsabilità, legata al teatro pubblico: l’importanza di una drammaturgia che stia nel proprio tempo”. ”.