Spazio tempo e velocità, la rifondazione della democrazia

L’accelerazione imposta dalla rete si scontra con la lentezza dei processi decisionali
Il professor Zielonka a un convegno alla Facoltà Cesare Alfieri

C’è qualcosa che assilla la democrazia, che la corrode, che ne fa bersaglio sempre più evidente di un senso diffuso di inadeguatezza, insoddisfazione e, infine, incapacità. Incapacità, in buona sostanza, a governare i tempi che stiamo vivendo. E’ da questa sensazione diffusa, nello stesso Occidente culla delle basi della democrazia, del pensiero che ha portato all’elaborazione della democrazia come della migliore, in un mondo imperfetto per natura e struttura, forma di gestione del potere da parte dell’umanità, che nasce la tesi di Jan Zielonka, docente di politica e relazioni internazionali all’Università Ca’ Foscari di Venezia, e all’Università di Oxford. Tra le sue numerose pubblicazioni, “Europe as empire. The Nature of Enlarged European Union (Oxford University Press, 2006), e “Politics and the Media in New Democracies. Europe in Comparative Perspective” (Oxford University Press, 2015). Per Laterza, “Come salvare l’Europa dall’Unione Europea”, 2015, e “Contro-rivoluzione, La disfatta dell’Europa liberale”, 2018.

La tesi che Zielonka ha illustrato nell’ultima pubblicazione, sempre per Laterza, dal titolo “Democrazia miope. Il tempo, lo spazio e la crisi della politica”, in realtà parla di uno degli sconvolgimenti più evidenti accaduti nella storia umana degli ultimi cent’anni, ovvero, il cambiamento degli assi temporali e spaziali su cui l’umanità stessa fonda la propria percezione della realtà e della propria esistenza. Di conseguenza, della propria esistenza “politica” intesa come forma di gestione del potere; ovvero la governance del sistema che comprende decisioni politiche in senso stretto, nazionali, internazionali e transnazionali, ma anche l’influenza sulle esistenze quotidiane delle persone. Il mutamento del tempo, o meglio, della sua natura, interviene attraverso il concetto di “velocizzazione°”, che potremmo forse definire anche accorciamento del periodo che intercorre fra quesito e risposta, problema e soluzione, richiesta e decisione, scelta delle opzioni, ecc. Insomma, ciò che accade con l’avvento di internet che per la prima volta nella storia umana pone tutto in un’eterna compresenza in tempo reale delle attività umane. Difficile, in un sistema che mette in relazione contemporanea il problema e la risposta, la comunicazione e la reazione, parlare di tempo tradizionale e di scansione della realtà in causa effetto. A meno che, non si ritenga, come del resto alcune filosofie orientali, che il concetto di causa-effetto non è temporale, ma simultaneo. Siamo noi che lo abbiamo, per esigenze di ordine della realtà, allungato in termini temporali.

Ma se questo è vero, allora non è possibile continuare a pensare in modo tradizionale lo spazio. Del resto, l’avvento di Internet ha davvero messo di fronte l’umanità all’altro grande sconvolgimento dell’umanità, ovvero la restriione dello spazio. Se in tempo reale posso chattare con qualcuno che sta a Sidney seduta comodamente nel mio salotto, scambiando immagini, suoni e messaggi in tempo reale, allora lo spazio non può non subire un’alterazione, rispetto a quanto vissuto finora. D’altro canto, ciò è tanto più vero se solo ci soffermiamo un secondo sul concetto di globalizzazione. Comunicazioni, trasporti in mano alle tecnologie moderne, hanno davvero reso il mondo una sorta di “villaggio globale”, dove le persone possono senza grandi sforzi mettersi in comunicazione e fisicamente spostarsi con relativa facilità.Nel senso che se paragoniamo il viaggio fra Palermo e
New York della prima metà del ‘900 ai trasporti aerei odierni, non avremmo difficoltà a definire il mondo odierno “più piccolo”, e lo spazio “cambiato”.

Tuttavia, il cambiamento della natura dello spazio e del tempo che stiamo vivendo, mette in luce, secondo Zielonka, alcune contraddizioni evidenti, ma soprattutto fa emergere alcuni aspetti piuttosto inquietanti delle nostre democrazie. Innanzitutto, il problema della lentezza dei processi decisionali democratici tradizionali, che rendono spesso le decisioni prese da governi democratici già superate dai fatti o perlomeno poco adeguate a situazioni in veloce evoluzione. Ma ciò potrebbe forse essere corretto.

Il problema è che le democrazie occidentali conducono, in questo momento e per una serie di cause molto ben evidenziate nel libro in oggetto, a una politica del “presente”, miope dunque, incapace di visioni future perché orientate a ottenere i voti dell’elettorato presente nello Stato nazione. La portata di questo rilievo critico è molto più vasta di quanto si potrebbe credere, perché mettendo la questione sul piatto secondo questo profilo, Zielonka non mette in luce l’aspetto più volte sollevato anche dalle opinioni pubbliche, dell’incompetenza, piccolezza, ristrettezza mentale delle attuali classi politiche, ma un problema strutturale molto grosso e complesso, ovvero, il fatto che, al mutamento dei tempi, non sia corrisposto il mutamento dei centri di accumulo e gestione del potere politico.

Ovvero, mentre il tempo e lo spazio mutano sotto la spinta della velocità sempre più accelerata della storia umana dello sviluppo tecnologico e del mutamento dei confini (che da fisici, inoltre, si trasferiscono nello spazio cibernetico), non sono mutati (ad ora) i soggetti detentori delle decisioni pubbliche, ovvero gli Stati nazione. Stati Nazione in cui il sistema democratico tradizionale comporta per i propri politici l’occhio privilegiato per il proprio elettorato,delimitato dai confini fisici del territorio su cui insiste lo Stato, che, così, in un tempo di indebolimento e cancellazione dei limiti territoriali (e quindi dei muri, delle barriere. delle delimitazioni) propongono paradossalmente muri, barriere, senso dell’identità nazionale di gruppo, ecc. Dunque, sovranismo.

Questo tentativo di spostare indietro le lancette di un orologio che non batte neppure più i tempi, in quanto la velocità distorce anche il concetto di presente-passato-futuro, è senz’altro destinato alla sconfitta, ma può essere molto doloroso e può provocare danni ingenti. Pensiamo alle guerre odierne, quella europea fra Russia e Ucraina , ad esempio, che insiste su una questione spaziale. eppure, per molti si tratta di una guerra assurda, dal momento che i commerci, gli affari, le scoperte, le nuove tendenze di moda e di economia viaggiano in tutti i modi, in lungo e in largo, per canali che neppure le grandi autocrazie come Russia e Cina possono completamente boccare. canali su cui viaggiano, indifferenti ai confini e ai fusi orari, merci, soldi, armi, terrorismo, mafie, solidarietà e idee grandiose. Ma soprattutto milioni di persone, il vero problema, Comunque, secondo Zielonka, è che, a fronte del cambiamento che si sta per definire (o è già definito) i soggetti che dovrebbero gestire spazio e tempo sono ancora legati a vecchie concezioni non è più in vita. E loro stessi non sono che sopravvissuti di mondi ormai finiti. Gli Stati nazione dunque hanno finito la loro in parte gloriosa storia e dovrebbero essere rottamati.

Sì, ma in cambio di cosa? La nuova visione della Cosmopoli di Zielonka comporta una rivoluzione importante, basilare anzi. Se mancano gli Stati nazionali, dove si concentra il potere? Chi gestisce la realtà? Dove si annida la governance? La parola magica sono le Reti. Ovvero network transnazionali, indipendenti, capaci di dare un senso a livello reale di un requisito della democrazia indispensabile ma nello stesso tempo ormai solo formale, che è la partecipazione. Reti transnazionali, ONG, capacità di affrontare temi transnazionali, di ascoltare i cittadini, di raccogliere, grazie alla tecnologia, informazioni e rielaborarle in forma partecipativa attiva.

Attenzione: una pluralità di reti, che assicurino il controllo e la salvaguardia dei diritti dei cittadini, che possano opporre un metodo dialogante e di confronto, veloce per un mondo veloce, senza ricorrere a guerre e violenze, ormai inutili, paradossali, del tutto fuori dalla realtà, che testimoniano solo la rancorosa volontà delle miopi élites politiche degli stati nazionali di voler tornare in un mondo scandito dai tempi meccanici della fabbrica e dell’orologio pubblico.

Dunque, ruolo fondamentale delle reti, ma ciò non basta. Cosa assicura il contatto concreto fra comunità e vita quotidiana dei cittadini, partecipazione alle reti e dunque alla gestione della governance? Ecco dunque l‘idea dello spacchettamento del potere, della parcellizzazione attraverso i livelli locali, con legami veloci e biunivoci fra Reti e componenti locali, dove attivare circuiti veloci di richiesta-risposta, e dove il concetto di Stato nazione finisce definitivamente seppellito. La diluizione del potere, il suo spacchettamento su un territorio spaziale che finisce per essere egualitario nell’importanza, che prevede tempi corti per le decisioni consultive e partecipate, potrebbe essere, portando alle estreme conseguenze le conclusioni di Zielonka, una delle modalità attraverso cui far riacquistare senso e vitalità alla democrazia; ovvero la nuova democrazia che tiene conto dell’accelerazione spazio temporale su cui obbligatoriamente si innesta.

I pericoli per questa nuova fase dell’umanità sono senz’altro immensi, e lo testimoniano le grandi disuguaglianze feroci che il mondo sperimenta, disuguaglianze che animano i conflitti, le illusioni degli stati nazionali di possedere più spazio e di dominare il tempo, disuguaglianze che sono letali sia nel campo della salute che dei diritti del lavori, che della dignità stessa dell’essere umano. Tuttavia, il problema dello spazio tempo non può essere sottovalutato, se vogliamo allungare lo sguardo al futuro e non celarci dietro al paravento sempre più fragile delle democrazie miopi, come le chiama Zielonka , bensì affrontato e messo sul tavolo, dal momento che solo un mutamento della democrazia può salvare la democrazia.

In foto Jan Zielonka

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